Sanità privata all’attacco:«gli accordi sottoscritti non sono rispettati»

Alessandro Biancardi

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Sanità privata all’attacco:«gli accordi sottoscritti non sono rispettati»
IL DOCUMENTO. ABRUZZO. Tagli punitivi alla mobilità attiva per le cliniche private ed incremento di quella passiva, cioè degli abruzzesi che vanno a curarsi fuori regione con spese a carico dell’Abruzzo.

Accordi di confine, per gestire meglio questo fenomeno, mai sottoscritti. Tetti di spesa a fisarmonica per le cliniche, una volta più ampi, un’altra meno generosi, un’altra ancora modificati a caso. Comitato di esperti per la mobilità passiva prima creati, poi mai convocati ed operativi. Accordi per la fornitura di dati attendibili e completi mai rispettati. Ritardi e minacce di disaccreditamento alle cliniche che non volevano firmare il contratto 2010 (e quest’anno il ritardo per la firma sul 2011 è ancor più grave).

La gestione della sanità nei rapporti con le cliniche private, di cui non si parla mai durante le audizioni al Senato, è anche questa, non solo “le collusioni”, “le minacce”, la resistenza al cambiamento di cui si riempiono le pagine delle registrazioni e contro cui Gianni Chiodi si è impegnato a creare nuclei ispettivi insieme ai Nas dei carabinieri. Chissà se si è ricordato che ad Ottaviano Del Turco non ha portato molto bene l’accordo con la Guardia di Finanza per controllare i conti della sanità abruzzese?

Forse Chiodi da commissario avrebbe dovuto guardare meglio come funziona il suo ufficio e da presidente avrebbe dovuto porre riparo alle incongruenze ed alle evidenti criticità nei rapporti con le cliniche.

Queste disfunzioni, queste incertezze e questi ritardi costano, infatti, alle casse regionali una marea di soldi, per i milioni e milioni di interessi per ritardato pagamento delle rette o per i decreti ingiuntivi.

Soldi che andranno ad appesantire il bilancio regionale ben più delle spese per un piccolo ospedale chiuso: i misteri della politica che preferisce pagare gli interessi invece di evitare i disagi ai cittadini e le rivoluzioni sul territorio…. 

Se a dipendenti ed ai funzionari dell’assessorato regionale sono state addossate le colpe di quello che non va nella sanità pubblica, i debiti che si stanno accumulando per la sanità privata dipendono esclusivamente dall’ufficio del commissario alla sanità. I risultati deludenti del Piano operativo nel settore delle cliniche private non nascono infatti dall’incompetenza del personale amministrativo dell’assessorato, ma da una certa confusione – che ormai si prolunga da un anno – nella gestione dei dati da parte del sub commissario Baraldi. La quale, come si ricorderà, insoddisfatta di quello che passava l’Agenzia sanitaria regionale, si è attrezzata con un suo gruppo di collaboratori. In proposito c’è una lettera molto chiara e molto demotivata dell’ex direttore Romano, poi dimessosi forse perché le sue elaborazioni e le sue proposte non sono state mai prese in considerazione. Ma anche con la gestione dei dati in casa sub commissario, la storia non è cambiata, anzi sembra peggiorata, con grave danno per tutti e non solo per gli operatori privati: questo deficit accumulato in realtà ha un peso molto, ma molto negativo sui conti della sanità pubblica abruzzese che sul territorio stringe la cinghia e poi si allarga quando si tratta di pagare le altre regioni o le banche.

Emblematica è la vicenda della firma dei contratti con la sanità privata e dell’esplosione della mobilità passiva. Nell’aprile scorso, dopo una serie di tentennamenti, di marce indietro, di incontri e di scontri, di budget cambiati di continuo, di mancati o ritardati pagamenti per fiaccare gli operatori in attesa, finalmente i contratti erano pronti. Ci fu un duro braccio di ferro e pare anche un aut aut della Baraldi affinchè si firmasse.

 I margini della trattativa erano molto scarsi, ma alla fine le cliniche, in cambio della firma, riuscirono ad ottenere che i tagli alla mobilità attiva delle cliniche fossero compensati con la possibilità di lavorare sulla mobilità passiva.

«Perché pagare le altre regioni, se possiamo assicurare noi l’assistenza sul territorio?», dissero gli operatori privati.

Il sub commissario Baraldi e l’assessore Lanfranco Venturoni si dissero d’accordo e la sera del 15 aprile stilarono un verbalino manoscritto con questo accordo, tanto che una settimana dopo i contratti furono firmati.

L’accordo prevedeva la nomina di una commissione paritetica per lo studio dei dati sulla mobilità passiva, con l’esame delle patologie più richieste dai viaggi della speranza, la firma degli accordi di confine con le Regioni limitrofe per limitare troppi esborsi per queste prestazioni e per ottenere una specie di reciprocità, la disponibilità di dati ufficiali completi su questo fenomeno. Tutto fatto? Macché. L’accordo, come si può vedere, esiste, ma nulla è stato realizzato. La mobilità passiva è esplosa senza controllo, le cliniche non hanno recuperato nessuna prestazione, i viaggi della speranza sono cresciuti (così come i disagi dei cittadini, costretti ad emigrare per curarsi), il debito è aumentato.

«Ma abbiamo risparmiato chiudendo i piccoli ospedali, tagliando il numero dei primari, riducendo i servizi», ha spiegato Chiodi. Non sembra confusa solo la Baraldi….

Sebastiano Calella  12/02/2011 9.34