Commissione antimafia, nella lista Pisanu degli «impresentabili» anche due abruzzesi (non eletti)

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una lista di 45 candidati che si sono presentati alle scorse elezioni. Ma erano persone «incandidabili», ha denunciato Pisanu. Due gli abruzzesi.

La lista è stata presentata dal presidente dell'Antimafia, Beppe Pisanu, che insieme alla commissione parlamentare ha stilato una vera e propria mappa dei reati violati dai candidati alle ultime amministrative e segnalati dall'Antimafia.

E c'è un po' di tutto: si va dall'associazione di tipo mafioso all'associazione finalizzata al traffico di droga, dall'estorsione all'usura ma anche riciclaggio. Ci sono stati, quindi, candidati che hanno puntato all'elezione pur avendo una sentenza passata in giudicato o essendo in attesa di sentenza definitiva.

Nell'elenco ci sono anche due nomi abruzzesi Vincenzo Leva e Leandro Oddi. Entrambi non hanno raggiunto voti a sufficienza per essere eletti. Leva, si legge nel documento, si è candidato al Comune di Chieti con la lista civica Il Popolo di Chieti - Il Popolo d'Abruzzo, Lega Nord Bossi. Su di lui pende una condanna non definitiva per il reato di estorsione.

Oddi, invece, si è candidato alle Provinciali dell'Aquila con la lista Scoccia presidente. Anche per lui non c'è stata l'elezione e anche per lui c'è una condanna non definitiva per il reato di riciclaggio.

UNA CONDANNA NON FRENA L'ELEZIONE

Fra i candidati con condanna definitiva, vi sono 19 condanne per estorsione o tentata estorsione, 1 per usura, 1 per associazione per traffico sostanze stupefacenti, 1 per riciclaggio, 2 misure prevenzione di sorveglianza speciale e 1 per associazione di tipo mafioso.
Per quanto riguarda le persone con condanna non definitiva ce ne sono 9 per estorsione, 3 per usura, 2 per associazione di tipo mafioso e 2 per riciclaggio.
Ma il numero non sarebbe esaustivo, perchè, ha spiegato il presidente Pisanu, la Commissione ha raccolto dati incompleti visto che 22 Prefetture non hanno esaudito le richieste dell'Antimafia adducendo «motivi di privacy».

I dati sono quindi non completi - specie al Nord, dove gli uffici si sono dimostrati «meno collaborativi nel fornire i dati - e insufficienti per una «fotografia completa» della situazione. 
Non sempre comunque la scure di una condanna o un procedimento aperto ha frenato gli elettori (sempre che ne fossero al corrente): le violazioni del Codice, infatti, riguardano 11 candidati eletti e 32 non eletti: 15 dei 45 casi individuati dall'antimafia riguardano candidati in liste nazionali. 

Inoltre ci sono 9 eletti tra i 45 candidati che hanno violato il Codice delle elezioni.

Significativa anche la distribuzione geografica delle violazioni: Abruzzo: 2; Basilicata: 3; Calabria: 8; Campania: 9; Lazio: 5; Puglia: 10; Sicilia: 8.

Ma su questo dato Pisanu ha ribadito l'incompletezza delle informazioni ricevute.

«Il 55,5% delle violazioni – ha spiegato l'ex ministro dell'Interno - si verifica su liste locali e ciò sembra confermare la tendenza del rapporto mafia-politica a stabilirsi e consolidarsi negli ambiti comunale e regionale per proiettarsi, all'occorrenza, sul piano nazionale ed internazionale».

a.l.  11/02/2011 15.43