Sanità. Chiodi disinnesca la rivolta dei dipendenti dell’assessorato

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Armistizio armato tra il personale dell’assessorato regionale alla sanità ed il presidente Chiodi, che ieri si sono incontrati per un chiarimento sulle accuse di incompetenza ricevute dal sub commissario Giovanna Baraldi.*IDV ED INTERSINDACALE CONTRO CHIODI

Non c’è stato uno scontro armato, ma solo qualche scaramuccia che alla fine ha lasciato soddisfatti a metà i dipendenti ed ha fatto guadagnare qualche punto al presidente, sempre più calato nelle vesti di incantatore (però sempre più prevedibile). Dalle commissioni parlamentari sulla sanità ai comizi elettorali la sua tecnica, infatti, è sempre la stessa: prima illustra la drammatica situazione economica abruzzese «al collasso, con rischio default», poi passa all’importanza della sanità che assorbe quasi tutti i soldi,  poi spiega che tutto quello che sta facendo ha come obiettivo il risanamento. Quindi serve un maggiore impegno di tutti, dipendenti compresi: perciò la Baraldi ha fatto bene a spronarli, d’altra parte in giro per l’Italia si parla male dell’Abruzzo, quindi anche di voi, se c’è stata qualche parola di più, che male c’è… «Comunque sarò più presente sui problemi della sanità – ha detto in sintesi Chiodi - e quindi dovremo convivere tutti sotto lo stesso tetto, Baraldi ha la fiducia mia e del Governo, i dirigenti, dal direttore Maria Crocco ai semplici impiegati, debbono tenerne conto, adesso aspetto i risultati del vostro lavoro».

 Un discorso abile dal punto di vista psicologico, che di fatto ha ribaltato i termini della questione ed ha messo tutti sotto esame, caricando di responsabilità – che forse non hanno – gli operatori amministrativi della sanità abruzzese che invece chiedevano solidarietà e rispetto della loro dignità. La chiave di volta che ha disinnescato le contestazioni a Chiodi&Baraldi sta forse nel sottile intreccio di rivalità che anima la vita di tutti gli uffici, sanità compresa, e che Chiodi ha saputo sfruttare. I dirigenti reclamavano rispetto per l’assessorato, forse per difendere se stessi, i dipendenti chiedevano invece una soddisfazione “personale” rispetto alle accuse di incapacità. E le due proteste non si sono saldate. Proprio questo ha frenato un pò la contestazione, perché l’intera struttura amministrativa conosce quanto i vertici dell’ufficio siano coinvolti con le decisioni della Giunta regionale.

La gestione attuale della sanità  – Chiodi non lo dice, ma questi addetti ai lavori lo sanno bene – infatti dipende certo dalla Baraldi, ma anche dai manager, dai direttori amministrativi e sanitari, dall’agenzia sanitaria ecc., tutti di nomina regionale. Quindi è puerile colpevolizzare chi fa il suo lavoro amministrativo in queste condizioni. E’ difficile dire se dall’incontro esce più forte il sub commissario e più debole il direttore Maria Crocco, anche lei sotto esame, spesso protagonista di contrasti con la Baraldi ed ora chiamata senza appello a convivere con il tecnico venuto da Roma. «Bisogna dimostrare capacità e competenza senza conflitti – ha concluso Chiodi - in particolare preparate in fretta i dati analitici che mancano per decidere scelte difficili, ma essenziali per un monitoraggio continuo e mensile della sanità abruzzese. Dobbiamo intervenire prima che i buoi siano fuori della stalla».

s. c.  11/02/2011 10.20

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IDV ED INTERSINDACALE CONTRO CHIODI

ABRUZZO. Se “l’effetto Chiodi” funziona ancora con i dipendenti, meno disposti a credere alle sue esternazioni sono Carlo Costantini, consigliere regionale Idv, e l’Intersinsacale sanitaria.

«Fermate Chiodi, finche si è in tempo»: dice Carlo Costantini, consigliere regionale Idv, che lancia un appello ultimativo a tutto gli eletti alla Regione per costringere il presidente ad andare a riferire in consiglio e non in giro per l’Italia, dove non c’è contraddittorio.

«Le dichiarazioni di Chiodi in Commissione parlamentare sulla sanità lasciano sbigottiti – commenta Costantini - lui che ha sempre contestato l’azione della magistratura, ora utilizza i risultati delle inchieste per dimostrare l’esistenza di poteri forti che gli impedirebbero di riformare la sanità. Ora mette in discussione la professionalità e l’indipendenza di decine di giornalisti che a giudizio di tutti fanno fino in fondo il loro dovere, perché  l’azionista di riferimento è  titolare di una clinica privata. Da mesi prepara il piatto abruzzese per l’avvento dei monopolisti della sanità privata lombarda e di altre Regioni del nord, addirittura mettendo in vendita a prezzi di saldo gli ospedali pubblici (vedi Ospedale Sant’Omero) ed ora lamenta che un privato che da mezzo secolo ha una clinica di fronte ad un ospedale gli impedirebbe di fare le riforme. Lui che ha dichiarato che il suo Piano operativo ridurrà la spesa sanitaria ora mette le mani avanti e riconosce il rischio della crescita della spesa per la mobilità passiva, individuando in questo caso un altro colpevole, il Presidente della Regione Marche. Va fermato».

 La proposta è di autoconvocare il Consiglio regionale per proporre un nuovo piano di rientro deciso in Abruzzo e che ha come scopo solo l’interesse degli abruzzesi.

Un’altra voce critica è quella dei segretari dell’Intersindacale sanitaria che contestano lo spacchettamento dell’assessorato regionale alla sanità, con la sola delega alla prevenzione assegnata a Luigi De Fanis.

«E’ una decisione presa senza il coinvolgimento dei sindacati e degli operatori del settore che garantiscono la salute della popolazione, sia sotto l’aspetto di diagnosi, di terapia, di malattia, che di prevenzione – sostiene l’Intersindacale -  Il settore della Prevenzione ha visto nel passato, attraverso progetti obiettivo nazionali e regionali, utilizzare cospicui investimenti in termini di risorse umane e finanziarie che hanno prodotto risultati modesti. Perciò vorremmo che fosse gestito con maggiore trasparenza, quindi senza togliere nulla alla professionalità di De Fanis che è anche medico, meglio sarebbe stato se fosse rimasto di competenza dell’ufficio commissariale Chiodi&Baraldi. Tutto ciò perché vi è una conseguenza e, nello stesso tempo una continuità, dell’unità commissariale e sub-commissariale tendente non solo al rientro del debito, ma anche alla rivisitazione degli aspetti che sono di pertinenza del territorio, degli ospedali e della prevenzione».

        11/02/2011 10.20