Petrolio, una regione in bilico tra discussioni e prese di posizione

Alessandro Biancardi

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   Petrolio, una regione in bilico tra discussioni e prese di posizione
CHIETI. Il Centro di Ricerche e Studi per le Geotecnologie dell'Università "G.d'Annunzio" di Chieti, organizza per il pomeriggio di venerdì 18 una giornata di studio sul tema: 'Gli Idrocarburi in Abruzzo: Conoscenza, Territorio, Impresa e Lavoro'.*PETRUCCI APRE ALL' ENI: «CHIETI COME DUBAI»

Il tema è di stringente attualità: da un lato ci sono i cittadini nuovamente preoccupati che possa esserci una ondata di petrolizzazione, dall'altro c'è la regione che dice no al petrolio ma sì al gas.

Così ci prova la D'Annunzio a far confrontare i vari soggetti chiamati in causa per definire meglio quale potrebbe essere il futuro della regione.

«Su questo argomento», commenta Mario Rainone, direttore del Centro di Ricerche, promotore dell'iniziativa, «si sono dette e sono state scritte molte inesattezze sotto il profilo tecnico-scientifico. Riteniamo dunque che un confronto sereno e equilibrato sia quanto mai utile nell'interesse collettivo, prescindendo da posizioni ideologiche. Su alcuni blog dei gruppi che hanno assunto posizioni contrarie alla Ricerca e coltivazione dei giacimenti di idrocarburi in Abruzzo sono state manifestate molte perplessità  sulla trasparenza ed equilibrio della Giornata di Studio».

Anche per questo Rainone conferma che tra gli invitati alla Tavola rotonda, prevista dopo gli interventi tecnici programmati, c'è anche Maria Rita D'Orsogna «che in questi mesi ha sempre fortemente contestato tutte le iniziative legate alle attività petrolifere, per darle modo di esporre le proprie considerazioni in un consesso altamente qualificato». 
Le relazioni saranno invece a cura di Vittorio Scisciani del Dipartimento di Geotecnologie per l’Ambiente e il Territorio della D’Annunzio (''I play petroliferi in Abruzzo''), Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia (''L’economia legata alla ricerca e coltivazione degli idrocarburi”) e Franco Terlizzese, direttore generale Ufficio nazionale Minerario Idrocarburi Geotermia del Ministero dello Sviluppo Economico (“La coltivazione dei giacimenti e la tutela ambientale”).

Tra gli invitati alla Tavola rotonda, invece, ci sono Roberto Campo (Uil), l'assessore Alfredo Castiglione, Pietro Cavanna (Assomineraria), il presidente Chiodi e l'assessore all'Energia Mauro Di Dalmazio, Camilla Crisante (Wwf), Antonio D'Alì (presidente Commissione Ambiente del Senato), il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio, Angelo Di Matteo (Legambiente), il senatore Pdl Fabrizio Di Stefano, i senatori del Pd Francesco Ferrante, Giovanni Legnini e il senatore dell'Idv Francesco Pardi e il vice presidente vicario di Confindustria Paolo Primavera.

«LA MIA PRESENZA NON ERA PREVISTA» 

«Il professor Rainone afferma di avermi inclusa nella rosa dei partecipanti», scrive D'Orsogna a PrimaDaNoi.it. «Ci tengo a sottolineare che il programma iniziale, circolato in gran segreto, non prevedeva affatto la mia partecipazione. Solo quando l'organizzazione del convegno è stata resa pubblica dal comunicato circolato in data 7 Febbraio 2011, il professor Rainone si è affrettato a modificare il programma includendomi nella rosa degli invitati, dieci giorni prima del convegno».

La ricercatrice ortonese che vive a Los Angeles («circa 15 ore di volo per arrivare in Italia») spiega di avere un calendario fitto di impegni ed «è ridicolo pensare che io possa essere a Chieti con dieci giorni di pre-avviso. Allo stesso modo e' ridicolo cambiare le carte in tavola dopo essere stati scoperti a organizzare convegni poco trasparenti, e dove a relazionare sono persone che hanno legami diretti o indiretti con l'industria del petrolio. Non mi sono mai sottratta al dibattito con i petrolieri», continua la D'Orsogna, «ho dibattuto i piu' alti vertici ENI all'Universita' di Pescara durante l'estate del 2008. Erano venuti da Milano, Pisa e Londra, e nessuno, nemmeno l'ENI, ha saputo confutare l'enormeabbondanza di dati da tutto il mondo che mostrano gli effetti nefasti delle trivellazioni petrolifere per chi ci vive vicino. A conferma di questo, l'ENI declino' di partecipare a qualsiasi altro dibattito organizzato successivamente in cui ero presente, e questo in Abruzzo, ma anche in Veneto, Lombardia e Basilicata».

A TOLLO SALE LA PREOCCUPAZIONE

Ma di petrolio si è parlato nei giorni scorsi anche a Tollo. Lunedì sera, infatti, presso l'Auditorium comunale oltre 140 persone hanno partecipato all'incontro organizzato dal Comitato No Petrolio, presieduto da Gabriele Di Clerico, e dall'associazione Nuovo Senso Civico, (presidente Alessandro Lanci) per esporre le preoccupazioni che sta maturando il popolo anti-petrolio, dopo le dichiarazioni Confindustria Chieti.

«Si riapre la dolorosa pagina della petrolizzazione dell'Abruzzo», commenta Di Clerico.

All'incontro sono intervenuti i due consiglieri regionali Emilio Nasuti (Fli) e Maurizio Acerbo (Rc), il sindaco di Tollo, Enrico Graziani e Bruno Evangelista (portavoce regionale di Alleanza per l'Italia), e altri amministratori dei comuni limitrofi.

Si sono ribadite le motivazioni per cui l'Abruzzo «non può diventare una regione petrolizzata».

«L'attività petrolifera», spiega Di Clerico, «distruggerebbe 85.000 posti di lavoro solo nel settore dell'agricoltura, devastando così il nostro settore primario, sarebbe incompatibile con le industrie già presenti nel nostro territorio e sarebbe dannosa per il Turismo, l'Ambiente e la Salute dei cittadini abruzzesi. Il petrolio non porta ricchezza, salvo che nel deserto; lo dimostrano le misere royalties dei pozzi già presenti, che i comuni limitrofi ricevono, che ammontano a poche decine di euro, risultando vergognose. La nostra regione ha investito su 5 parchi nazionali, 13 riserve naturali e numerose oasi e deve continuare su questa strada». 

09/02/2011 10.49

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*PETRUCCI APRE AD ENI: «CHIETI COME DUBAI»

CHIETI. Fare in provincia di Chieti quello che è stato fatto a Dubai: sfruttare il petrolio per rilanciare il territorio da un punto di vista turistico, promozionale, ricettivo ed economico-occupazionale.

Un modo di ripensare, in positivo, agli insediamenti petroliferi e sfruttarli per uscire dalla crisi economica.

Una soluzione alternativa, quella prospettata da Mauro Petrucci, assessore provinciale di Chieti, da sempre oppositore del petrolio, che però ora chiede di riaprire un confronto con l’Eni per valutare un’eventuale prospettiva possibilistica sulla questione.

«Se la decisione sull’insediamento Eni ed il discorso petrolio in Abruzzo in generale, e nella nostra Provincia in particolare, fosse stato chiuso troppo in fretta? – si chiede Petrucci - Più sull’onda dell’emotività che dopo un’attenta ed accurata disamina di tutte le ragioni dei fautori sia del no che del sì?»

Il dibattito sulla petrolizzazione è riesploso nelle ultime settimane a seguito della firma di un protocollo d’intesa tra Confindustria e sindacati (non ha partecipato la Cgil) per il rilancio occupazionale e la concessione di nuovi permessi per le attività di ricerca ed estrattive di idrocarburi liquidi e gassosi.

Un accordo che però ha scatenato fiumi di polemiche e proteste, con associazioni ambientaliste e partiti politici che hanno ribadito il loro no al petrolio, come il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro   o il candidato sindaco del centrosinistra a Lanciano Mario Pupillo. 

Petrucci pone adesso l’accento sulla possibilità di sfruttare gli insediamenti petroliferi come una opportunità di investimento, a costo zero per gli abruzzesi, per la realizzazione di un vero porto mercantile ad Ortona, per riqualificare la rete viaria, di infrastrutture e per concordare gli interventi a sostegno dello sviluppo turistico. Senza parlare delle possibilità di utilizzo delle royalties e dei posti di lavoro assicurati direttamente e dall’indotto.

Un’apertura che non vuol dire necessariamente approvazione, puntualizza l’assessore, che aggiunge: «Questo non significa, per quanto mi riguarda, aver cambiato improvvisamente idea. Per obiettività ed onestà intellettuale vorrei ascoltare anche le ragioni di chi è favorevole».

Per Petrucci, infine, vi possono essere risvolti positivi anche rispetto al discorso dell’inquinamento e tutela dell’ambiente: «Non possiamo, infatti, ignorare che ad oggi la progettazione, realizzazione e conduzione di impianti a rischio inquinamento possono avvalersi di nuove tecnologie e sistemi di sicurezza efficaci. Così come è innegabile che grossi problemi di inquinamento, che interessano le nostre zone, spesso sono determinati dall’uso sconsiderato e superficiale di fitofarmaci, abbandono dei loro contenitori e di altro materiale inquinante. Proviamo a vedere i dati epidemiologici su alcuni tipi di malattie correlati ad alcune zone e territori a vocazione agricola – conclude Petrucci - e forse avremo qualche sorpresa».

d.d.c. 09/02/2011 10.50