Riparte la mobilitazione generale contro petrolio. Ugl: «nessuna pressione»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Una grande mobilitazione generale contro gli insediamenti petroliferi in Abruzzo. Dopo mesi di battaglie (e di vittorie) dei comitati cittadini, si torna a manifestare.

Sono numerose le associazioni che stanno organizzando l’iniziativa in programma il 18 febbraio a Chieti, in concomitanza con una tavola rotonda dal titolo "Gli idrocarburi in Abruzzo - conoscenza, territorio, impresa e lavoro", organizzata dal professor Mario Rainone dell'Università degli studi d'Annunzio.

Una tavola rotonda che Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice abruzzese che studia e lavora in America, e che da mesi sta combattendo un’agguerrita battaglia contro la petrolizzazione, definisce «l'ennesimo ingannevole tentativo di creare consenso attorno al tema della petrolizzazione d'Abruzzo».

La D’Orsogna sottolinea che alla tavola rotonda parteciperà una rappresentanza nettamente a favore di Confindustria o con interessi diretti nell'industria del petrolio, mentre la cittadinanza non sarebbe stata invitata a partecipare.

«Riteniamo molto sgradevole e profondamente offensivo – sottolinea la ricercatrice - il fatto che si voglia discutere del nostro futuro senza includere i cittadini e che ad essere invitati a relazionare siano personaggi che non conoscono minimamente, nè tantomeno amano, la realtà abruzzese».

Secondo la D'Orsogna, tra l’altro, la ‘promozione’ degli insediamenti petroliferi in Abruzzo sottintende un evidente tentativo di strumentalizzazione dell’attuale crisi economica, facendo pressione su sindacati, con la falsa promessa di posti di lavoro che mai si realizzeranno. «Il petrolio non porta lavoro ma malattie – denuncia la D’Orsogna - Il petrolio non porta soldi se non agli speculatori di turno».

Da parte della ricercatrice abruzzese anche un appello a Gianni Chiodi a denunciare con più coraggio questi continui tentativi di propaganda in favore del gas e del petrolio e di farsi interprete con maggiore incisività della volontà popolare. Alla Confindustria, a Rainone e a Primavera, invece, le associazioni ambientaliste rivolgono un invito a fare un passo verso la modernità.

Infine, l’appello al popolo abruzzese ad organizzarsi prendendo contatto con le tante associazioni spontanee contro il petrolio via Facebook e blog per protestare a Chieti il 18 febbraio. «Siamo uniti, compatti e numerosi – conclude la D’Orsogna - e non lasceremo il nostro territorio indifeso davanti a vili interessi speculativi da parte di petrolieri e di industriali senza scrupoli».

Hanno già aderito alla mobilitazione: Nuovo Senso Civico, Comitato No, Comitato Abruzzese del Paesaggio, Abruzzo in Movimento, Le Colonne d'Ercole, Emergenza Petrolio Abruzzo.

08/02/11 11.32 

UGL: «NESSUNA PRESSIONE» 

«Trovo decisamente assurdo quanto affermato dalla ricercatrice Maria Rita D'Orsogna sulle pressioni che il Sindacato avrebbe avuto per aver sottoscritto l'Accordo con la Confindustria sulla politica del settore idrocarburi», replica il segretario della Ugl di Chieti Leonardo De Gregorio.

«Vorrei assicurare la solerte ricercatrice "americana" che la Ugl non ha ricevuto alcuna pressione ma ha ritenuto di svolgere, come sempre, un ruolo importante sottoscrivendo responsabilmente un accordo che porterà sul nostro territorio nuova occupazione salvaguardando gli attuali livelli di produttività. E' impensabile che non si possa coniugare, con i rinnovati e consolidati processi innovativi in tecnologia e ricerca, occupazione con una incisiva tutela ambientale. Se si legge bene l'intesa c'è un passaggio dove la "tutela dell'ambiente e il miglioramento della sicurezza, sono garantiti attraverso audit periodici fatti da tecnici indipendenti con un continuo dialogo trasparente.

Tutto ciò già avviene in tutti i paesi più industrializzati del mondo e non possiamo essere ancora noi, in Italia, e per di più in una Regione come l'Abruzzo ,dove si avverte una forte necessità di creare nuova occupazione ,a rinunciare a dare risposte ai tanti giovani, tecnici, ricercatorii ,laureati ed altri che sono costretti ancora ad emigrare in altri lidi».

09/02/11 9.30