Tagli agli ospedali: il sindaco di Casoli:«le parole di Chiodi non raccontano tutta la verità»

Alessandro Biancardi

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CASOLI. Tutto bene, come dice il ministro della salute Fazio in visita in Abruzzo e tutti d’accordo sul taglio dei piccoli ospedali, come appare dalle dichiarazioni del commissario Chiodi?

Non proprio. E non solo perché nelle zone interne continuano le polemiche per i disagi. Non è piaciuto ad alcuni sindaci presenti all’incontro dell’Aquila il tentativo di far passare un messaggio tranquillizzante, quasi di pacificazione generale, come se tutti i problemi sanitari sul territorio fossero stati risolti. E forse non è piaciuto l’approccio “culturale” all’Abruzzo, quello che è rimasto alla terra dei pastori e della gente semplice, e magari poco acculturata, per convincere la quale basta un esempio suggestivo.

Dice Pierluigi Natale, primario chirurgo in pensione, già sindaco di Fara San Martino e presidente del Comitato pro-ospedale di Casoli: «hanno fatto l’esempio della Valle d’Aosta: lì c’è un solo ospedale, qui perché protestate? Non ci hanno però detto che questa regione, per superficie e popolazione, al massimo è simile alla provincia di Chieti. E’ una regione autonoma, ricca e piena di centri di villeggiatura tutti super attrezzati con elisoccorso ed autoambulanze che fanno capo ad un ospedale (Aosta) tra i più invidiabili specie per la chirurgia. A Casoli invece, ospedale zonale per circa 22 comuni, sono stati soppressi i reparti di medicina, chirurgia, pediatria, il pronto soccorso ridotto a primo intervento, il laboratorio analisi è solo un centro prelievo. Però ci paragonano alla valle d’Aosta….», aggiunge l’ex sindaco, «l’impressione è che il sub commissario Giovanna Baraldi per il suo Piano dei tagli abbia preso lo spunto da qualche libro del trecento dove per “ospitale” si intendeva un fabbricato con le panche per i malati e qualche monachella che li accudiva per carità di Santa Caterina da Siena. Quindi il manager Asl Francesco Zavattaro parla a Chieti di nanotecnologie ed a Casoli toglie l'unico specialista radiologo che fa funzionare la Tac per una vasta zona come quella dell'Aventino».

 IL SINDACO DI CASOLI:«C’E’ UN’ALTRA VERITA’»

 «Mi piacerebbe fare un contro-verbale di quello che è successo lì, dopo aver letto e sentito le dichiarazioni di Chiodi», ha spiegato il sindaco di Casoli, Sergio De Luca, «perché io sono un testimone oculare e posso assicurare che le cose non sono andate come si tenta di farle passare e cioè che c’è stato l’assenso di tutti i sindaci».

 E allora ce lo racconti.

«Intanto sono stato avvisato alle 9 per essere all’Aquila alle 11. Da Casoli, oltre 150 km tortuosi e non con l’auto blu. Sapevamo della visita, ma questo invito all’ultimo minuto non sembrava fatto per partecipare. Infatti il sindaco di Gissi non ce l’ha fatta ad essere presente, anche se è stato dato come partecipante all’incontro. Sfidando l’autovelox, sono arrivato all’Aquila alle 11,10, mentre parlava Dino Rossi, sindaco di Tagliacozzo che ha chiesto in modo netto al ministro di sospendere i tagli, di approfondire i problemi e di decidere solo dopo una nuova proposta».

 Ma altri sindaci sono stati meno critici…  

«Il sindaco di Avezzano, forse, o quello di Guardiagrele e di San Valentino. Ma sono posizioni forse legate alla comune militanza politica con Chiodi – continua De Luca – ma a Maurizio Radichetti, sindaco di Pescina, pur condividendo la necessità del Piano non ne condivide né i contenuti, né le previsioni dei tempi di intervento (in minuti) che non assicurano l’emergenza, ed ha sottolineato che l’ospedale di Avezzano non ce la fa a sopportare l’aggravio di richieste».

 Ma veniamo al suo intervento: cosa ha detto in particolare?

«Che chi ha deciso certi tagli non conosce il territorio abruzzese e parlare nel Sangro Aventino di 50 minuti per il soccorso significa dire solo il tempo per l’arrivo dell’ambulanza sul luogo dell’intervento e non dell’arrivo in ospedale. Poi quando si arriva a Lanciano c’è un Pronto soccorso declassato a “semplice”, senza emodinamica, senza risonanza magnetica ecc. Altro che salvare la vita…».

C’è stata anche una sua contestazione “tecnica”?

«Ho chiesto al ministro: se il precedente commissario Gino Redigolo aveva approvato i piani industriali delle Asl, vuol dire che si andava verso il risanamento e non c’era bisogno di altri tagli che hanno concesso alla vecchia Asl Lanciano-Vasto solo 1,8 posti letto, a fronte di una media nazionale di 3,3 per mille. E poi ci sono stati figli e figliastri: Sant’Omero rimane aperto con 139 posti e Ortona con solo 115, pur avendo il bacino di utenza più abitanti. A Casoli sono stati chiusi reparti per sub-acuti (Lungodegenza e Riabilitazione) e la Chirurgia day surgery che nel 2009 ha fatto 850 interventi. Poi non è vero – ha concluso De Luca – che questi malati sono stati spostati a Lanciano o Atessa. In questi ospedali non sono stati attivati posti letto sostitutivi. E allora ci state prendendo in giro? Al di là di altre iniziative che concorderò con il Comitato per l’ospedale e con altri sindaci, la domanda a Chiodi intanto è una sola: volete tagliare, ridurre, razionalizzare? Perché prima non avete attrezzato il territorio per sostenere la chiusura dell’ospedale? Avete fatto il contrario di quello che la logica suggerisce. Non ci potete chiedere di essere d’accordo e soprattutto di spacciare per consenso le nostre critiche».

Sebastiano Calella  10/09/2010 10.54