Alcuni dipendenti di Abruzzo Engineering contro PrimaDaNoi.it

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Un numero ancora imprecisato (forse venti, forse trenta, forse di più) di dipendenti di Abruzzo Engineering non vedono di buon occhio il lavoro di questo quotidiano.***ECCO LA LETTERA DEI DIPENDENTI***

L’AQUILA. Un numero ancora imprecisato (forse venti, forse trenta, forse di più) di dipendenti di Abruzzo Engineering non vedono di buon occhio il lavoro di questo quotidiano.

***ECCO LA LETTERA DEI DIPENDENTI***

Stanno preparando una lettera nella quale contestano metodi e contenuti degli ultimi due articoli pubblicati qui che riportano fatti che però questi dipendenti preferiscono non ricordare.

I fatti riportati negli articoli sono: 1) spaccatura tra i 200 dipendenti: 100 ex lsu che sono stati assunti in Abruzzo Engineering grazie ad un finanziamento di circa 51 miliardi di lire erogato dallo Stato intorno al 2000. Gli altri 100 dipendenti, invece, sono entrati a chiamata diretta e secondo Chiodi (che sembra aver abbandonato il naufragio di Ae) sono il frutto di un clientelismo sfrenato di tutti i partiti; 2) un gruppo di lavoratori contesta sia le assunzioni clientelari che i criteri (per ora oscuri) della scelta di coloro che dovranno andare in cassa integrazione e chi, invece, è stato riassorbito da altri enti pubblici nel periodo di liquidazione “dolce” della società. 3) l’intenzione che sta prendendo corpo di avviare una azione giudiziaria da parte di alcuni dipendenti che ritengono lesi i propri diritti a causa della presenza di chi è stato assunto direttamente: secondo questi dipendenti sarebbero “abusivi” e nell’ora più difficile della società ad avere la peggio sarebbero ancora una volta gli ex lsu cioè quelli che avevano diritto ad essere riassorbiti in Ae; 4) l’ombra degli sponsor che aleggia sul cadavere della società mista della Regione e il presidente Chiodi che dopo le pesanti notizie di reato lanciate in un Consiglio regionale pare si sia allontanato lasciando alla politica locale spazio per agire.

I dipendenti nella missiva che stanno preparando e facendo firmare contestano invece 1) la fonte anonima (ma solo per loro non certo per noi) 2) il giornalista che scrive mettendo in dubbio la sua moralità, professionalità e condotta, 3) accusano gli eventuali loro colleghi di avere poco coraggio e il quotidiano di fare sciacallaggio mentre ci sono «200 lavoratori che rischiano il posto di lavoro»; 4) che il giornale dice cose false mentre i bravi dipendenti (magari entrati senza concorso) hanno ricevuto numerosi encomi e ringraziano il Comune de L’Aquila per averli riassorbiti e che loro mettono cuore, passione e l’anima nel lavoro che fanno e che sono costretti a lavorare in condizioni poco degne.

 Siamo in attesa di leggere la versione definitiva della missiva indirizzata proprio a PrimaDaNoi.it corredata dalle firme di coloro che avranno il coraggio finalmente di dire la loro e di non comportarsi come sudditi, schiavi del silenzio.

Nell’attesa facciamo finta di nulla e ricordiamo come non è la prima volta che proprio da quella società in declino che succhia milioni di euro pubblici (ci sono 20 milioni di debiti, perché? A causa di chi?) questo quotidiano è stato oggetto di dileggi e voci infamanti e denigratorie anche da parte di vertici della società che in più occasioni e pubblicamente hanno gettato fango sul nostro lavoro.

E’ appena il caso di ricordare che questo quotidiano è ancora l’unico, dopo anni di silenzio omertoso, ad aver parlato ed approfondito l’attività fallimentare di Abruzzo Engineering dal 2006, forse anche prima dell’inizio di indagini (archiviate sì, ma i dubbi e le domande non hanno mai trovato risposte). Erano i tempi in cui tutti ossequiavano Lamberto Quarta, braccio destro di Ottaviano Del Turco. Da anni abbiamo messo in luce incongruenze e stranezze della gestione che oggi sappiamo ha accumulato 20 milioni di debiti succhiati attraverso operazioni truffaldine (sempre per stessa ammissione di Chiodi) mentre nessuno di quegli amministratori che ci denigrano da anni si sono mai accorti di nulla.

Nemmeno quei dipendenti sistemati dalla politica hanno mai detto né visto nulla di strano nella gestione di Ae, fino a quando la situazione è diventata talmente pesante da mettere a rischio gli stessi posti di lavoro, anche se acquisiti eventualmente senza concorso pubblico.

Solo allora questi dipendenti hanno iniziato a protestare. Troppo tardi. Aspettiamo la lettera e siamo curiosi di leggere tutte le firme.

Non vorremmo scovare, però, cognomi noti, parenti di amministratori, politici o chi in qualche modo è stato protetto e spinto ed inserito senza averne titoli in una azienda che si è riempita di persone non sempre laureate e non sempre con competenze specifiche.

Aspettiamo di confrontare quei nomi con la lista redatta e in nostro possesso dei presunti raccomandati.

Questi lavoratori che oggi se la prendono con il nostro giornale dovrebbero prendersela solo con loro stessi perché con il loro agire hanno alimentato clientele vorticose che sono state la causa dei loro problemi di oggi (e del buco milionario delle casse pubbliche).

Aspettiamo di sapere dalle inchieste in corso che cos’altro è successo in Abruzzo Engineering.

 Alessandro Biancardi 04/02/2011 9.10