Sanità, una guerra di poteri forti dietro le accuse di Chiodi&Baraldi?

Alessandro Biancardi

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   Sanità, una guerra di poteri forti dietro le accuse di Chiodi&Baraldi?
IL DOCUMENTO. ABRUZZO. Stiamo ai fatti. Ieri il presidente Chiodi, nell’audizione alla Commissione senatoriale d’inchiesta, ha disegnato un quadro fosco della sanità abruzzese, peraltro già ampiamente noto.

Dal 2004 al 2007 sono stati stornati 528 milioni dalle Asl ad altri settori dell’economia abruzzese, comanda la lobby dei privati, la struttura amministrativa è scadente, gli ospedali – soprattutto quelli piccoli sotto casa – sono inefficienti e pericolosi, i debiti si mangiano tutto. E sul problema delle residenze sanitarie «ha affrontato il nodo delle rimodulazione delle tariffe con l’intenzione di introdurre il criterio della compartecipazione e dell'accreditamento istituzionale sul quale abbiamo intenzione di imprimere una forte accelerazione».

 I nostri provvedimenti – ha detto Chiodi – «stanno disegnando una nuova mappa della rete ospedaliera e mi sembra normale che in questa fase di passaggio ci siano delle criticità. Ci vengono contestate le liste di attesa, ma posso dire che in alcuni ospedali (Pescara) sono state ridotte così come abbiamo sensibilmente ridotto i tempi di pagamento ai privati».

 In pratica Chiodi ha ampliato e dettagliato le accuse del sub commissario Giovanna Baraldi, che nella precedente audizione del 19 gennaio aveva sparato “alzo zero” contro tutti (QUI IL TESTO INTEGRALE). Ed anche questa non è una novità. Dopo le denunce, la proposta: cambiare tutto il sistema sanitario abruzzese, dagli ospedali, ai dirigenti amministrativi, ai medici. E forse anche gli operatori privati della sanità, mentre per il momento sono esclusi i cittadini per i quali però è in arrivo una sorpresa: altri ticket, come la compartecipazione tra il 50 ed il 70% alla spesa per le residenze sanitarie degli anziani.

Lascia perplessi questo tipo di risposta, che è anche un autogol politico, visto che negli ultimi 10 anni questa sanità abruzzese sfasciata è stata governata per 7 anni dal centrodestra. La Commissione di inchiesta aveva infatti convocato la Baraldi e Chiodi a riferire su due problemi:«la situazione delle strutture psicoriabilitative di Villa Pini e le iniziative per favorire la dimissione dei pazienti degli ospedali giudiziari non più socialmente pericolosi e che appartengono alla competenza sanitaria delle Asl abruzzesi». Ma di questo si è parlato molto di sfuggita, mentre sia il sub commissario Baraldi che il presidente Chiodi hanno approfittato dell’occasione per un lungo spot autoreferenziale delle loro iniziative, dal Piano operativo ai tagli dei servizi e delle risorse. Con dentro l’attacco diretto alla burocrazia regionale «inefficiente e spesso incompetente» ed alla classe dirigente ed agli operatori, di cui è stato segnalato «il livello di incompetenza e di ignoranza (medici compresi)». Si è sottolineata poi l’illegalità diffusa nel settore della psichiatria dove «i controllori non hanno sufficienti competenze», sono stati bacchettati anche Tar e Consiglio di Stato, rei di aver dato ascolto a quei quattro-cinque sfigati della lista civica “Guardiagrele il bene in comune” e si è scoperto pure che per chiudere questo ospedale è stato usato addirittura un software che ha simulato distanze e difficoltà per i malati che debbono raggiungere altri ospedali (come se i politici locali non conoscessero la geografia regionale….)

Insomma una regìa accurata, dove la Baraldi va in avanscoperta e Chiodi piazza il colpo finale? Potrebbe essere. Perché al di là delle valutazioni risentite di chi è stato descritto in questo modo devastante (dagli ignorantoni delle due università abruzzesi che laureano medici ciucci, ai funzionari ed ai dirigenti analfabeti in diritto), l’attacco è forse ingiusto e comunque troppo generico per essere accettabile. Quindi è strumentale: la struttura commissariale sembra più all’attacco della lobby che secondo Chiodi «ha etero-diretto la sanità», che ai problemi quotidiani della sanità che si sono complicati di molto in questo periodo. Forse vuole entrare una nuova lobby, un altro potere forte, sempre per usare definizioni care a Chiodi? Scontri di giganti dunque, con i cittadini esclusi completamente dalle scelte sanitarie, con il Consiglio regionale esautorato e marginalizzato, ma forse anche con qualche difficoltà per le forze economiche che stanno dietro a questo che è un vero e proprio piano di invasione dell’Abruzzo. Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta di moratoria di un anno di “pace sociale” per attuare i provvedimenti di riordino territoriale ed economico.

Pace sociale da chi? Dai cittadini degli ospedali chiusi di Pescina o di Tagliacozzo, di Guardiagrele, Casoli o Gissi? Oppure da quelli delle città i cui ospedali sono stati intasati dall’afflusso di nuovi pazienti in cerca di quella assistenza che non trovano sul territorio? Non sembra una richiesta facilmente accoglibile, come hanno dimostrato Tar e Consiglio di Stato, perché gli abruzzesi saranno pure ignoranti, ma spesso sono anche “scarpe grosse” con quel che segue. L’ostacolo maggiore a questa moratoria è l’approccio alla sanità da parte dell’Ufficio commissariale. Certe dichiarazioni in Commissione ricordano, infatti, più un sonetto del Belli, reso famoso da Alberto Sordi nel “Marchese del Grillo”: “io so io e vvoi non siete un c….” che un progetto politico. A meno che, come sostengono i consiglieri della Lista civica di Guardiagrele, il progetto politico venuto alla luce non sia proprio quello di un “Piano operativo frutto del ricatto di un privato” a danno della sanità pubblica. Dove per privato si intendono le forze economiche esterne all’Abruzzo che si vogliono impadronire dell’assistenza sanitaria regionale e che dopo le difficoltà incontrate ora chiedono un armistizio.

Sebastiano Calella  03/02/2011 10.54