Sanità abruzzese collusa, il senatore Marino (Pd) invia alla Procura l’audizione di Chiodi

Alessandro Biancardi

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Sanità abruzzese collusa, il senatore Marino (Pd) invia alla Procura l’audizione di Chiodi
ABRUZZO. Il verbale dell’audizione del Presidente Giovanni Chiodi oggi alla Commissione senatoriale di inchiesta sulla sanità sarà inviato alla Procura della Repubblica competente.

Così ha dichiarato il senatore Ignazio Marino, al termine dell’incontro. «E’ la conferma di quanto detto in precedenza dal subcommissario Giovanna Baraldi: si tratta di un sistema illegale, iniquo, ingiusto e colluso, che oppone forte resistenza al cambiamento».

«In questa audizione - spiega Marino - il presidente Chiodi ha chiarito la sua preoccupazione per i meccanismi di controllo della trasparenza e dell'efficacia della sanità: per questa ragione i nuclei di valutazione verranno accompagnati dai Nas nelle verifiche sul territorio. La Commissione è preoccupata anche per i fondi che, secondo quanto ha affermato oggi il presidente Chiodi, dal 2004 al 2007 sono stati dirottati dal fondo sanitario nazionale alla copertura del bilancio regionale: si tratterebbe di 528 milioni di euro sottratti alla salute dei cittadini». Secondo il senatore Alfonso Mascitelli, che interpreta più politicamente il contenuto dell’audizione «è stata la solita perdita di tempo: una delusione».

Si trattava del proseguimento della precedente riunione, in cui  il commissario Giovanna Baraldi aveva dipinto un quadro a tinte molto fosche del sistema sanitario abruzzese. Tanto che il senatore Marino aveva ritenuto opportuno sospendere l’audizione per convocare Chiodi e chiedere conto delle dichiarazioni molto pesanti, ma in verità un pò generiche, della Baraldi.

Allora c’erano state accuse dirette soprattutto alla burocrazia regionale «responsabile dell’inefficienza del sistema sanitario abruzzese», e critiche alle «resistenze al cambiamento» (così vengono definiti i tagli selvaggi all’assistenza, di cui la chiusura dei piccoli ospedali è solo la punta dell’iceberg).

Il tutto in un quadro di collusioni e di minacce crescenti, in particolare dopo la fissazione dei tetti di spesa per la sanità privata. Chiodi, dunque, era stato chiamato per completare ed eventualmente chiarire questo quadro. Non sono arrivate risposte precise, ma la conferma del solito copione ben noto agli abruzzesi: il contributo di Chiodi si è limitato alla lezioncina generica sulla sanità regionale,  già ripetuta in tutte le occasioni pubbliche sia da lui che dal suo vice Baraldi le poche volte che hanno interloquito con gli addetti ai lavori.

 Insomma l’ennesima rimasticatura sulle criticità generali, sui progetti di cambiamento e su «quello che era il sistema di potere che condizionava la sanità abruzzese e su quanto siamo bravi a realizzare il Piano di rientro dai debiti». Insomma il noto excursus sugli ospedali «simbolo dei potentati locali, strutture non sicure e non in grado di rispondere alle effettive esigenze della domanda sanitaria e sul settore pubblico esautorato dalla Psicoriabilitazione a favore del privato».

 In pratica anche Chiodi ha confermato che fino al suo arrivo la burocrazia regionale della sanità era «etero diretta e poco professionale» per una scelta precisa di sottomettere il settore pubblico ai voleri del privato. Infine i soliti dati, ampiamente noti delle «distrazioni» dei soldi dalla sanità ad altri settori.

In chiusura, il presidente ha affrontato il nodo delle rimodulazione delle tariffe con l’intenzione di introdurre il criterio della compartecipazione e dell’accreditamento istituzionale sul quale si ha intenzione di imprimere una forte accelerazione. Insomma nuovi ticket e ancora una volta «l’accreditamento istituzionale», quando il presidente dovrebbe ben sapere che gli ospedali pubblici, per la gran parte, non sono accreditabili. Cioè chiudiamo anche questi? I disagi dei cittadini? Normali, in una fase di transizione e di cambiamento.

Le bocciature da parte del Tar e del Consiglio di Stato? Piccoli incidenti di percorso. I pazienti morti nei trasferimenti dei malati di Villa Pini? Effetti collaterali inevitabili:«è stata chiesta una relazione ai Direttori generali, appena pronta vi sarà inviata».

  Proprio questa potrebbe essere la chiave di lettura delle posizioni espresse dall’Ufficio commissariale Chiodi-Baraldi: raggiungere a tutti i costi gli obiettivi economici decisi a Roma, senza curarsi dei disagi dei cittadini e senza dare risposte e dati su eventuali attività ispettive e di controllo delle strutture regionali, sulla ricontrattazione delle tariffe e sulla loro difformità rispetto agli indirizzi del Piano di rientro.

Zero risposte sul ruolo dell'ufficio unico degli acquisti, sui criteri delle consulenze e sulla loro assoluta mancanza di trasparenza e pubblicità, sul ritardo e sulle incertezze normative regionali nel processo di accreditamento, l’incertezza del recupero dei crediti non esigibili dai privati.

«A distanza di due anni di Governo di centro-destra - ha spiegato il senatore Mascitelli - con due commissari ad acta , con una sanitopoli trasversale che ha sconvolto la storia della nostra regione, ci saremmo aspettati che il commissario Chiodi avesse indicato le iniziative e le azioni più decise messe in campo sul fronte dei controlli nel rapporto con i privati e in tutti quegli altri settori, come gli appalti, le consulenze e gli acquisti di servizi, dove più si alimentano sprechi, inefficienze e malaffare della sanità, ed invece ci siamo sentiti coniugare le iniziative da intraprendere con il verbo futuro. Quello che lascia veramente preoccupati, dopo le parole pesanti della sub-commissaria Baraldi, che aveva dichiarato addirittura di aver ricevuto minacce e che ha parlato di un sistema di collusione ancora in atto in Abruzzo, è la mancanza pressoché assoluta di una seria, credibile ed efficiente attività ispettiva e di controllo, in termini di strutture, risorse e personale, al punto che Chiodi ha dichiarato che i nuclei ispettivi regionali sono ancora in fase di formazione di competenze e dovranno avere il supporto di un rappresentante dei Nas».

«Il pericolo – secondo Mascitelli – è che in Abruzzo, per mancanza di regole e controlli, potrebbe di nuovo riverificarsi un disastro sulla pelle e sulle tasche degli abruzzesi, ma questo diventa secondario e marginale rispetto ad una visione ragionieristica dei bilanci sanitari che, dietro la ricerca di equilibri economici virtuali, sta producendo disservizi che tutti possono vedere».

 Sebastiano Calella   02/02/2011 18.46