Nuovo scontro sull'attività estrattiva. D'Alessandro: «Chiodi mente». Torna l'incubo petrolio

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Camillo D'Alessandro, capogruppo del Pd in Consiglio regionale,  all'indomani dell'acceso scontro avuto col governatore durante la seduta del question time, torna sull'argomento.

Ieri il presidente della Regione aveva confermato che l'Abruzzo dice no agli impianti di estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi ma apre la porta ad estrazioni e trattamenti di gas naturale «per salvaguardare il comparto industriale.

Per l'esponente dell'opposizione «Chiodi mente sapendo di mentire e una persona bugiarda non può essere considerata affidabile».
Se oggi, Confindustria e sindacati si sono messi in moto sul versante della ripresa delle attività estrattive sarebbe accaduto, sostiene sempre D'Alessandro, «perché si sono resi 
 conto che la Legge Chiodi in materia non vieta assolutamente nulla. Essa prevede una sola presunta incompatibilità , che non significa divieto, rimandando in si o il no per una attività estrattiva, al raggiungimento  di una intesa col governo nazionale».
L’ «inganno», dicono incasa Pd, starebbe proprio qui perché la Legge nazionale prevede che qualora l’intesa non venga raggiunta, comunque sarà il governo nazionale a decidere. Come dire: l’Abruzzo dice no, Roma dice si, dunque l’attività estrattiva si farà.

«Questo è il capolavoro che è riuscito a partorire il nostro presidente», sbotta D'Alessandro. «Le menzogne hanno le gambe corte, ed il fatto che si sia riaperto il dibattito sul petrolio in Abruzzo, dimostra la pochezza e  l’insignificanza dell’azione di governo del presidente Chiodi».

Scettico per le nuove notizie in arrivo anche il consigliere dei Verdi Walter Caporale secondo il quale il presidente della Regione non avrebbe compreso la reale preoccupazione dei cittadini abruzzesi.  «Il problema», continua Caporale, «è che l’Abruzzo è nel mirino di numerose Società Petrolifere straniere, che arrivano, si arricchiscono e lasciano la devastazione. Per fare ciò non è necessario che estraggano petrolio ma è sufficiente che estraggano anche solo il gas. Diverse società hanno avanzato istanze per la concessione di autorizzazioni per l’estrazione di gas pesanti che prevedono impianti di desolforizzazione come il Centro Oli di Ortona».

L'esponente dei Verdi chiede al governatore di salvare l’Abruzzo «da effetti Vajont» e prendere conoscenza dell’istanza della Forest Oil con sede a Denver, Colorado, USA che ha avanzato richiesta di concessione per costruire una raffineria di trattamento gas e petrolio in una zona geologicamente instabile, Monte Pallano e Lago di Bomba, nel chietino. 

Estrazioni di gas che  interessano parti di terreno che si trovano sotto i fondali del Lago di Bomba. 

La stessa zona fu oggetto di analisi da parte dell’Eni già a partire dagli anni ’60 ed ogni volta si concluse che trivellare il lago non sarebbe stato saggio a causa di possibili rischi di cedimenti della diga, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali.

«Le prese di posizione di Confindustria e di alcuni sindacati non fanno che confermare l’esigenza di non abbassare la guardia contro la deriva petrolifera», sostiene invece Dante Caserta del Wwf. «Oggi per l’Abruzzo il pericolo petrolizzazione non è affatto scampato: a parte le resistenze manifestate dalla Confindustria che arriva a chiedere la realizzazione del Centro Oli ad Ortona, va ricordato che l’attuale legge regionale impedisce la ricerca e l’estrazione di idrocarburi liquidi solo in una parte limitata del territorio interessato dalle richieste».

02/02/2011 16.32