Chiodi: «il petrolio no, il gas sì»

Alessandro Biancardi

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Chiodi: «il petrolio no, il gas sì»
ABRUZZO. Si chiariscono un po’ di più i piani ingarbugliati sul fronte energetico (versante petrolio)?

Nei mesi caldi della “sommossa popolare” contro i pozzi petroliferi ed il Centro Oli il presidente della regione era stato chiaro assicurando che il progetto dell'Eni non si sarebbe fatto e che la regione Abruzzo non sarebbe diventata da verde a regione nera d’Europa.
Oggi però le cose cambiano un pò e la Regione targata Pdl dice sempre no al petrolio ma sì al gas. Cosa cambia? Forse poco, forse nulla, forse dire no al petrolio in queste condizione potrebbe non significare nulla.
Intanto qualche giorno fa il Governo, in una delle ultime sedute del Consiglio dei ministri, ha rinunciato all'impugnativa della legge regionale dell'Abruzzo n. 32/2009 "Modifiche alla L.R. 10 marzo 2008, n. 2 e successive modifiche che riguarda 'Provvedimenti urgenti a tutela della costa teatina".

La legge era stata impugnata dal Governo nello scorso febbraio 2010 in quanto vietava molte attività riguardanti gli idrocarburi liquidi, nelle aree indicate dalla stessa norma, attività riferibili al settore della ricerca e della produzione di idrocarburi, che costituisce una materia regolata, sotto vari profili, dal diritto comunitario e dalle norme statali di recepimento in materia di energia.

La Regione – ha spiegato l'esecutivo - ha infatti approvato la legge regionale n. 48/2010 che ha disposto la sostituzione della norma impugnata con un nuovo testo, la cui formulazione è stata concordata, che ha fatto venir meno le criticità evidenziate dal Governo. 
«La legge vieta attività di estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi ma non gassosi. Il Governo ha accolto le modifiche alla legge anti Centro Oli per cui, ancora una volta, abbiamo risposto con la concretezza dei fatti. L'obiettivo è stato quello di difendere la nostra regione da un'attività di forte impatto sul territorio facendo finalmente chiarezza su una controversia che abbiamo ereditato e, sulla quale abbiamo voluto mettere un punto fermo», ha detto il presidente Gianni Chiodi.
«Dunque - ha aggiunto il presidente - diciamo no agli impianti di estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi in Abruzzo, diciamo sì ad estrazioni e trattamenti di gas naturale proprio per salvaguardare il comparto industriale. E' la dimostrazione della infondatezza delle critiche di coloro che cercano di diffondere informazioni non veritiere sugli indirizzi seguiti da questo governo regionale».
 Nel mese di novembre dello scorso anno, infatti, il Consiglio regionale aveva approvato la legge n.166/2010 di modifica della legge regionale n. 32/2009 su provvedimenti d'urgenza a tutela del territorio regionale.

«Con questa legge finalmente abbiamo fatto luce su una vicenda che si trascinava dal 2007. Ci tengo a precisare che la precedente amministrazione ha prodotto innumerevoli atti per avviare l'attività del Centro Oli. Noi, invece, abbiamo portato avanti – ha concluso Chiodi - sin dalla campagna elettorale, una ferma opposizione al rischio petrolizzazione assumendo da sempre una inequivocabile posizione sul fatto che eravamo contrari alla realizzazione del Centro Oli e ad ogni tipo di trivellazione sulla terraferma».

Questa nuova presa di posizione è un passo indietro rispetto alle rassicurazioni del passato o una conferma di quanto detto? E soprattutto, questa volta l'amministrazione pubblica si chiuderà a riccio o deciderà di condividere con gli abruzzesi scelte e opportunità di sviluppo? Si scoprirà tutto a cose fatte, così come accaduto con il Centro Oli o si punterà alla condivisione e alla partecipazione democratica dei cittadini?
01/02/2011 19.06