«L’avvenire dell’Abruzzo non sarà il petrolio», raccolte 50mila firme

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO.  “L’avvenire dell’Abruzzo non sarà il petrolio”.

La pensano così gli ex parlamentari Enrico Graziani, Angelo Staniscia, Antonio Ciancio, Guido Di Mauro e Amedeo D’Addario che in una nota commentano la notizia relativa a un accordo siglato tra Confindustria di Chieti e i segretari provinciali dei sindacati Cisl, Uil e Ugl per mettere in atto azioni congiunte per rimuovere gli attuali blocchi autorizzativi. 

«E’ necessaria una continua ricerca degli equilibri indispensabili per lo sviluppo industriale eco-sostenibile – sottolineano gli ex parlamentari in una nota congiunta con l’associazione Nuovo Senso Civico - Gli insediamenti petroliferi deturpano e violentano i territori, determinando ripercussioni negative sulle imprese sensibili alle condizioni ambientali: pesca, viticultura, agricoltura in generale, turismo, enogastronomia, servizi legati a questi settori. E’ auspicabile quindi – aggiungono il presidente dell’associazione, Alessandro Lanci, e gli ex parlamentari -  intensificare le mobilitazioni a protezione 
delle già trascurate condizioni naturali».
L’associazione, in particolare, contesta l’idea di rilanciare l’occupazione rimuovendo i blocchi autorizzativi: «La verità è che, come l’esperienza avrebbe dovuto insegnare, i posti di lavoro nell’industria petrolifera sono sempre molto pochi, ed anzi sono molto più quelli che distrugge che quelli che crea. Sono noti tra i tanti – ricorda Lanci - gli esempi di Falconara, della Basilicata o della Sicilia, ed inoltre la petrolizzazione finisce per disincentivare anche le industrie manifatturiere, che preferiscono territori non inquinati, oltre che privi di criminalità organizzata».
Quindi una dura critica all’accordo recentemente siglato: «Senonché la Confindustria, sorda a tutto questo, pensa di risolvere i problemi occupazionali della nostra regione con l’industria petrolifera. Anche la Sangro Chimica, che voleva installare una gigantesca raffineria in Val di Sangro – ricordano gli ex parlamentari - prometteva tremila posti di lavoro. Le popolazioni non hanno abboccato ed hanno lottato per ben cinque anni ed alla fine hanno vinto, e se nel Sangro è venuta la Sevel, che aveva dichiarato di essere incompatibile con la vicinanza di un impianto petrolchimicolo, si deve al fatto che la Sangro Chimica è stata scacciata». 
Ma c’è di più. L’associazione Nuovo Senso Civico denuncia infatti che «le compagnie petrolifere che stanno dando l’assalto all’Abruzzo e al suo mare sono piccole società straniere che hanno capitali di poche migliaia di euro e che pertanto, in caso di incidenti, peraltro piuttosto frequenti, impiegherebbero giusto cinque minuti per mettere in liquidazione la Compagnia».

Senza alcuna tutela, di conseguenza, per quell’occupazione che si vorrebbe rilanciare.
Per quel che riguarda il problema del grave inquinamento che investirebbe l’Abruzzo, inoltre, secondo l’associazione il presidente della Confindustria Primavera proclama che «il problema ambientale non esiste», poiché «il sistema ambiente in Abruzzo è già al collasso. Quindi tanto vale dare a questo sistema il colpo di grazia: questo è in buona sostanza il ragionamento della Confindustria».
Per dire no alla petrolizzazione dell’Abruzzo diverse associazioni hanno anche avviato una raccolta firme, che ha già ottenuto 50mila consensi.

«Di fronte ad affermazioni che si commentano da sé – conclude la nota degli ex parlamentari - noi diciamo che questo progetto di petrolizzazione della nostra terra non passerà poiché noi solleveremo l’intero Abruzzo contro di esso. Nuovo Senso Civico e l’associazione Difesa Beni Comuni hanno raccolto contro la deriva petrolifera, al prezzo di una immane fatica, ben cinquantamila firme, che presenteremo entro pochi giorni alla stampa e con le quali inonderemo Governo nazionale, Enti e Regione, con un appello a tutte le forze politiche perché contrastino la posizione del presidente della Confindustria e si impegnino, come già avvenuto in passato, a cercare altre strade per risolvere  il problema dell’occupazione».

D’ORSOGNA:«CONFINDUSTRIA NON RAPPRESENTA TUTTO L’ABRUZZO»

«Ci tengo a ricordare che Confindustria, come e' giusto che sia, esprime   l'interesse dei propri associati. Questi non corrispondono necessariamente a quelli del popolo Abruzzese».

Maria Rita D’Orsogna, ispiratrice del movimento contro il petrolio in Abruzzo replica così a Paolo Primavera al quale domanda se agricoltori, viticoltori, pescatori, operatori turistici e semplici cittadini dovrebbero vivere vicino a pozzi e raffinerie.

«Che l'industria petrolifera sia inquinante e dannosa alla salute umana e all'ecosistema», spiega la ricercatrice universitaria, «e' un dato di fatto e lo dimostrano centinaia di studi scientifici condotti in ogni parte del pianeta. Questo e' impossibile negarlo e chi lo fa o ignora i fatti o e' in cattiva fede. Ci tengo anche a ricordare a Paolo Primavera, per l'ennesima volta, che l'industria petrolifera in Basilicata e' stata devastante e non ci sono altri termini per descriverne gli effetti. In Basilicata, i petrolieri hanno portato al calo dell'occupazione e ad aumenti di emigrazione. L'agricoltura e la viticoltura sono in ginocchio, il turismo e' morto. Aumentano invece i tumori, c'e' petrolio nel cibo, nelle   dighe di acqua potabile, il territorio e' invaso di pozzi di petrolio   e di discariche illegali di liquami tossici, frutto inevitabile delle perforazioni.  E' questa la strada verso cui Confindustria vuole portare l'Abruzzo, per perseguire gli interessi di alcuni suoi
  associati?»

31/01/2011 15.15