Abruzzo Engineering in liquidazione ancora preda del clientelismo che l’ha uccisa

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dipendenti stufi sull’orlo di una crisi di nervi pronti a tutto perché ormai non hanno più nulla da perdere. La tensione è alta in Abruzzo Engineering dopo l’ennesima riunione di ieri.

La società partecipata dalla Regione, dalla Provincia e dalla Selex (Finmeccanica) per volontà del solo presidente della Regione, Gianni Chiodi, è stata messa in liquidazione volontaria ma progressiva. Sta di fatto che questa decisione è stata sconfessata e avversata dal centrodestra e dal centrosinistra a L’Aquila ed in Consiglio regionale ma a far determinare il presidente può essere stata la paura delle inchieste che stanno mettendo sotto pressione proprio la società voluta da Ottaviano Del Turco e con lui portata a nuova vita facendola presiedere, fino agli arresti, dal fido Lamberto Quarta.

Chiodi ha denunciato presunte truffe, gestioni dissennate (e diversi reati penali) e un buco da 20milioni e per ora l’unica certezza sul fronte giudiziario sono avvisi di garanzia ad una decina di persone tra amministratori e politici nonché al direttore generale Vittorio Ricciardi per una presunta truffa nella nascita proprio di Abruzzo Engineering e l’acquisto di quote da parte della Provincia de L’Aquila.

Questi indizi non sono bastati, invece, al resto delle politica che avrebbe azzannato quello che rimane di Ae e ne starebbe di fatto governando le azioni.

Secondo alcuni dipendenti, infatti, Chiodi sarebbe sparito dall’orizzonte e avrebbe abbandonato “l’osso”, contestualmente si sarebbe fatto avanti soprattutto il centrosinistra aquilano che starebbe persino contribuendo a decidere chi dovrà andare in cassa integrazione e chi, invece, potrà continuare a lavorare. Insomma nonostante le chiare denunce di clientelismo sfrenato da parte del presidente Chiodi la storia si starebbe ripetendo.

CLIENTELISMO AL TEMPO DELLA LIQUIDAZIONE? LA LISTA DEI RACCOMANDATI

Per questo sarebbe in preparazione un dettagliatissimo esposto da parte di alcuni dipendenti ex Lsu che ritengono di essere titolati ad essere ''salvati'' o ad avere una sorta di precedenza in quanto la loro assunzione è stata garantita da un investimento miliardario statale che doveva servire proprio alla loro stabilizzazione.

Invece, ne L’Aquila terremotata sarebbero circa 100 i dipendenti infilati e assunti per via diretta con sponsor politici che starebbero avendo la meglio anche nella liquidazione volontaria.

In pratica che cosa succede? La politica starebbe scegliendo chi reimpiegare e dove e dunque starebbe scegliendo a chi far guadagnare lo stipendio pieno e chi invece mandare a casa in cassa integrazione.

Un esposto dettagliato, si diceva, al quale probabilmente sarà allegato un preziosissimo file con i circa 200 nomi corrispondenti ai dipendenti di Ae con il tipo di contratto, la data di assunzione, la tipologia del lavoratore, lo sponsor politico ed il tipo di assunzione (ex lsu o per via diretta).

Per molti casi viene riempita anche la casella “parente di” nella quale via via vengono indicati politici di oggi e di ieri, amministratori in carica e non che avrebbero spinto per l’assunzione di quel dipendente. Una lista preziosa perché sarebbe la prova tangibile che il presidente Chiodi diceva la verità sul clientelismo e dunque anche sulle ragioni del fallimento di Abruzzo Egineering.

Una lista che ora potrebbe finire alla procura della Repubblica che già diverse volte ha indagato su Ae senza tuttavia arrivare ad accertare tutto quanto sta emergendo invece in altre inchieste.

La tensione è alta ed il malcontento tra gli ex Lsu sale anche nei confronti di coloro i quali sono sponsorizzati, una lotta tra “poveri”, si direbbe, probabilmente alimentata dalla stessa politica locale aquilana che si starebbe spartendo la carcassa di una azienda pubblica all’interno della quale continuano ad operare persone indagate, senza che alcuno abbia mosso rilievi né chiesto il loro allontanamento. In tutto questo scenario una parte dei sindacati è sparita e sembra non tutelare più tutti i dipendenti ma interessi non ben definiti.

E l’ordine imposto dai vertici aziendali è quello di «lavare i panni in famiglia», cioè non parlare troppo e non alzare polvere che possa nuocere alle trattative del momento.

Anche questa è una linea vecchia visto che tra le tante aziende pubbliche Ae è quella che potrebbe vantare ottime posizioni nella classifica della meno trasparente (ecco perché certe cose si scoprono solo dopo anni…).

Intanto però nella riunione di ieri si è parlato della riduzione dei costi di gestione (che imporrebbe altri dipendenti in cassa integrazione, eventuali tagli sui superminimi mentre alcuni in cassa verranno richiamati ad aprile ed altri, che ora si trovano a lavorare, andranno in cassa (15-20 persone).

Si sarebbe parlato anche di nuovi soci e, secondo le voci che circolano, alcuni poteri e rappresentanti aquilani della politica si starebbero attivando per apportare nuova linfa in Abruzzo Engineering.

Soldi ovviamente pubblici: infatti si starebbe facendo di tutto per far confluire il Comune de L’Aquila in Abruzzo Engineering e questo contribuirebbe a far diventare “aquilana” la società e non più regionale con quello che ne consegue per gli “sponsor” politici.

Insomma non è un bello spettacolo per il commissario-presidente Chiodi che non riesce a smaltire nemmeno le macerie di Ae, figuriamoci a ricostruirla.

Una bruttissima pagina per la politica aquilana che sembra ancora legata alle vecchie logiche di sempre. Quelle che hanno già decretato il fallimento di Ae e caricato sulle casse pubbliche 20milioni di debiti. E nessuno è responsabile.

29/01/2011 13.37