Aperture domenicali centri commerciali: la legge regionale è incostituzionale?

Alessandro Biancardi

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IL CASO. ABRUZZO. Due Ordinanze del Tar Pescara, anche se solo in forma di sospensiva, rischiano di ribaltare i termini della discussione sulle aperture domenicali nei grandi centri commerciali.

IL CASO. ABRUZZO. Due Ordinanze del Tar Pescara, anche se solo in forma di sospensiva, rischiano di ribaltare i termini della discussione sulle aperture domenicali nei grandi centri commerciali.

I veri penalizzati dalla situazione non sarebbero i piccoli commercianti, ma i vari ipermercati. E la legge regionale che disciplina le aperture per la grande distribuzione sarebbe per alcuni versi incostituzionale e per altri cozzerebbe contro le normative europee e con le regole imposte dal Garante per la concorrenza. Perché se è vero che la legge sul commercio è di competenza della Regione, è altrettanto vero che non si può prescindere dalle leggi nazionali: insomma si può legiferare, per esempio, sugli spazi o sui metri quadrati di un negozio, non si può intervenire sulla libera concorrenza. In pratica accade ora che negozi con un marchio identico, che sono presenti nei centri commerciali ed hanno lo stesso negozio nelle vie della città, sarebbero soggetti a due discipline diverse: in città, possono aprire quando vogliono, anche la domenica, non possono invece nel Centro commerciale, con l’aggravante che debbono sottostare ad una serie di limitazioni imposte dalla legge regionale.

Il che è chiaramente illogico, se si legge il dispositivo della sospensiva Tar che fa riferimento «ai molteplici aspetti di costituzionalità della legge regionale». Le due Ordinanze di pochi giorni fa irrompono improvvise nel dibattito tra chi difende le aperture domenicali dei grandi centri commerciali, proponendone l’aumento a 44 (assessore Alfredo Castiglione) e chi le contesta dall’opposizione (Maurizio Acerbo e Antonio Saia) e le definisce un regalo ai più forti a danno del piccolo commercio. C’è poi chi, come la Confesercenti, difende gli accordi già raggiunti sulle aperture e ribadisce che la richiesta vera dovrebbe essere il no all’insediamento di nuovi grossi centri commerciali.

In questo quadro contrastato, il Consiglio regionale ha deciso il rinvio in Commissione del provvedimento da approvare. E a sorpresa forse si dovrà tener conto di questa posizione del Tar Pescara che sembra accogliere i motivi del ricorso del Centro commerciale e della Fontana srl di Lanciano, difesi da Andrea Luccitti e Giancarlo Tittaferrante. Infatti, a differenza di quanto fin qui emerso nella cronaca, la legge regionale discriminerebbe i centri commerciali imponendo condizioni restrittive per le aperture domenicali, al contrario della liberalizzazione per i negozi cittadini. Di qui la disparità di trattamento e la presunta incostituzionalità della disciplina regionale. Tra l’altro su questo problema è già intervenuta anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che nel 2010 ha censurato la legge regionale quando introduce per la grande distribuzione restrizioni ingiustificate alle possibilità di derogare all’obbligo di chiusura nelle giornate domenicali e festive.

 Sebastiano Calella  26/01/2011 9.30

CASTIGLIONE: «IL PROBLEMA NON E' SOLO QUELLO DELLE APERTURE DOMENICALI»

«La situazione del commercio abruzzese non può essere ridotta alla sola problematica delle aperture domenicali, sei o sette aperture in più o in meno», commenta il vice presidente della Regione ed assessore allo Sviluppo Economico, Alfredo Castiglione. «Non capisco perchè la Confcommercio non abbia firmato quel documento rimangiandosi, di fatto, quanto già sottoscritto appena sei o sette mesi prima. Sono sicuro che anche Confcommercio tornerà sui suoi passi ma, in ogni caso, è giusto sottolineare la coerenza e la linearità di comportamento di tutte le altre associazioni di categoria. Oltretutto, questa volta, il provvedimento che tornerà in Commissione avrà anche il parere favorevole delle associazioni dei consumatori, le quali, almeno in parte, sono già state sentite dal sottoscritto in via informale».

L'assessore sottolinea, poi, che «produrre oltre duecento emendamenti non fa il bene di un settore. Semmai risponde più a logiche ideologiche che a logiche di tutela di un territorio in un settore, come quello del commercio, che ha assoluto bisogno, invece, di una legge quadro organica su cui, tra l'altro, inizieremo a lavorare tra qualche settimana insieme alle associazioni di categoria». A chi, infine, sostiene che in altre regioni le aperture domenicali sono meno di 40+4 e meno di 38, Castiglione replica che «in quelle zone i sindaci hanno la facoltà di decidere se far rimanere aperte o chiuse le attività commerciali di domenica. Forse andare in questa direzione - conclude - sarebbe una soluzione ottimale ma se ne parlerà nell'ambito della legge quadro».

26/01/11 10.47

Consorzio Centro Comm.le Ordinanza TAR 13_01_11 (1)