Sanità in confusione. Il senatore Legnini chiede la sostituzione di Chiodi

Alessandro Biancardi

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Sanità in confusione. Il senatore Legnini chiede la sostituzione di Chiodi
ABRUZZO. «Ma di che stiamo parlando…. Chiodi deve essere rimosso da commissario alla sanità e basta».

Ha il tono e l’andamento di una requisitoria in piena regola, l’interpellanza che il senatore Giovanni Legnini, Pd, ha presentato ai ministri Tremonti (economia) e Fazio (salute). E questa è la richiesta finale: «sostituzione del commissario ad acta Giovanni Chiodi».

«I suoi atti sono nulli, in quanto adottati in carenza assoluta di potere – continua il senatore - e sono anche addirittura dannosi perché non assicurano i cittadini i Lea (livelli essenziali di assistenza). In più hanno prodotto maggiori costi, anziché economie, a causa della maggiore spesa per la mobilità passiva. Per un Commissario che doveva vigilare sul Piano di rientro, sarebbe un fallimento su tutta la linea: ne stanno pagando le conseguenze soprattutto i cittadini delle zone interne già disagiate, ma anche quelli della costa. Dagli ospedali», si legge ancora nel testo dell’interpellanza, «arrivano proteste e notizie di disservizi. E questo perché, pur non avendone la competenza che spetta esclusivamente al Consiglio regionale, Chiodi ha tagliato sei ospedali, spacciando come “riordino della rete ospedaliera” una serie di scelte illegittime, non prudenziali ed economicamente irragionevoli».

 E’ un’interpellanza molto dura, che si abbatte come una clava sulla comatosa gestione del sistema sanitario regionale. Le critiche di Legnini sono centrate soprattutto su un aspetto: la competenza per modificare la rete ospedaliera è solo ed esclusivamente della Legge regionale. Perciò le delibere 44 e 45 (quelle dei tagli) adottate ad agosto scorso dal Commissario, sovvertono questo principio ed esautorano illegittimamente il Consiglio regionale. E questo non si può fare.

Dice Legnini:«il Commissario può solo vigilare sul Piano di rientro dai debiti. Lo ha riconosciuto anche la Corte costituzionale: la potestà legislativa non spetta ai Commissari». Questa critica pesantissima, giocata più sugli aspetti formali che politici, si va ad aggiungere allo stillicidio delle denunce per i disservizi e i disagi, alla disperazione delle liste d’attesa sempre più lunghe, all’emergenza del Pronto soccorso in varie Asl. Ma la struttura commissariale tace o per scelta o per imbarazzo. Salvo parlare di fronte alla Commissione Marino con il sub commissario Baraldi che avrebbe fatto dichiarazioni così allarmanti sullo stato della legalità nella sanità abruzzese, che è stato ritenuto opportuno sospendere l’audizione e riconvocare a breve anche il Commissario Chiodi. Ma quello che sorprende in questa situazione di crisi conclamata è la dichiarazione serafica di Chiodi, dopo la bocciatura del suo Piano operativo al Consiglio di stato:«rimetteremo tutto a posto in breve». Ma se è  da un anno esatto (la nomina del sub commissario plenipotenziario è infatti del 13 gennaio 2010) che non c’è stato un giorno senza critiche e malumori, pare possibile risistemare tutto a breve?

CON IL COMMISSARIO ALL’AGENZIA SANITARIA SI SPENDE DI PIÙ

E allora diciamola tutta: per la sua esperienza professionale forse Chiodi ha fatto e fa più di quanto potrebbe ed in assenza totale di appoggio da parte del Pdl che non ha saputo elaborare un’idea che sia una sulla sanità, si affida ciecamente al sub commissario Baraldi. La quale, però, secondo le ultime notizie sui suoi scontri anche con i funzionari dell’assessorato alla sanità, ha fatto terra bruciata intorno a sé e sembra più orientata a lasciare l’incarico che a restare. Inoltre la maggioranza di centrodestra sembra più interessata alle risse per un posto di assessore (vedi la tensione di questi giorni tra Piccone e Di Stefano) che alle proteste del territorio per le scelte incomprensibili del riordino ospedaliero. In questo quadro confuso, la Giunta regionale fa quel che può e cerca di riempire il vuoto politico della sua maggioranza contrabbandando come intelligenti e sensate alcune scelte che tali non sono. Come la nomina del commissario dell’Agenzia sanitaria, che viene presentata come una decisione vantaggiosa perché interna alla Regione, in attesa della nomina del direttore vero e proprio, come da bando scaduto il 10 gennaio. Ci si sono messi in 8 (Chiodi, Castiglione, Carpineta, Di Dalmazio, Di Paolo, Febbo, Masci e Morra) per partorire la delibera 22 del 17 gennaio scorso “nelle more del procedimento di nomina del nuovo direttore”. «Poiché le dimissioni del professor Ferdinando Romano (che si è dimesso a novembre) lasciano scoperto il posto dal 17 gennaio, nominiamo un dirigente interno in attesa di controllare il curriculum dei candidati che hanno risposto al bando». Così risparmiamo: questo il messaggio che è passato. Ma è un messaggio tarocco. Infatti si poteva nominare un dirigente amministrativo da 80 mila euro l’anno ed invece si è scelto un medico che ne guadagna 120 mila e più. Poi perché il lavoro di questo Commissario deve essere svolto fuori dal normale orario di servizio e viene pagato 100 euro lorde al giorno per 20 giorni mensili al massimo, cioè altri 2000 euro al mese. La scelta quindi non sembra tanto oculata sul versante spesa, in questo periodo di vacche magre, è del tutto penalizzante per l’Agenzia, che diventa il secondo lavoro e non quello più importante del nuovo Commissario, ed ha suscitato malcontento tra i funzionari amministrativi in servizio. In più conferma il sospetto che i sacrifici economici sono solo a carico di pensionati, redditi fissi, disoccupati e precari costretti a pagare addizionali e ticket. In questo modo di amministrare la sanità c’è qualcosa che non va, per usare un eufemismo.

Sebastiano Calella  22/01/2011 9.05