Ospedale salvo, Guardiagrele fa da apripista alla revisione del Piano Chiodi-Baraldi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2655

Ospedale salvo, Guardiagrele fa da apripista alla revisione del Piano Chiodi-Baraldi
ABRUZZO. Sbagliava il presidente Chiodi quando pochi giorni fa esultava per una sospensiva negata o concessa dal Tar, sbagliano tutti quelli che oggi esultano per un’analoga Ordinanza cautelare che salva l’ospedale di Guardiagrele.

Siamo solo al primo tempo della partita e questo non è il risultato finale. Certo sarà un pò difficile ripensare un Piano operativo senza salvare il Ss. Immacolata, dopo quello che ha scritto il Consiglio di Stato.

La differenza tra le due sospensive è infatti sostanziale: l’ordinanza che ha bloccato la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele boccia i metodi e i contenuti del Piano taglia-ospedali con un “difetto di istruttoria”. Cioè le scelte finali (le chiusure d’ufficio di 5 piccoli ospedali) sono sbagliate perché sono state decise d’autorità e non al termine di “un’istruttoria”, di un confronto, di una ricerca sul territorio sia per la composizione demografica che per la difficoltà dei collegamenti con gli altri ospedali. La scure dei tagli non ha tenuto conto di questa realtà e si è abbattuta su Guardiagrele (e su Tagliacozzo, Pescina, Gissi e Casoli) senza dibattito e senza contraddittorio con gli amministratori locali.

In aggiunta il Consiglio di Stato invita le parti a mettersi attorno ad un tavolo per arrivare ad una soluzione condivisa e contrattata del ridimensionamento delle spese sanitarie “considerato che i contrapposti interessi in gioco possono essere opportunamente contemperati”. Basta riesaminare insieme gli atti impugnati. Insieme: cioè l’opposto di quanto è stato fatto finora. E’ questo l’aspetto più devastante dell’Ordinanza del Consiglio di Stato per l’Ufficio del Commissario (Chiodi-Baraldi) che ha voluto imporre tagli di posti letto e di servizi. Ed è anche una bocciatura per la maggioranza alla Regione che ha condiviso la spoliazione sanitaria delle zone interne solo a danno dei cittadini più deboli. Non sono state ascoltate le proteste e le proposte del territorio ed ora hanno avuto soddisfazione le ragioni di cinque cittadini (Antonio Ianieri, Camilla Irma Della Pelle, Floria Di Pretoro, Liliana Ferrari, Alberto Palanza e Giuliana Vitacolonna) difesi dall’avvocato Simone Dal Pozzo, e la Lista civica “Guardiagrele il bene in comune” (Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando e Gianluca Primavera) supportata dal Tribunale del malato. Il tutto, specialmente nei momenti più difficili, in quasi assoluta solitudine, come hanno potuto sperimentare anche gli altri centri abruzzesi penalizzati da queste chiusure e abbandonati dai consiglieri regionali. E’ forse questo l’aspetto più nuovo di tutta la vicenda, anche se molti sono i padri delle vittorie.

«Mi stupisco veramente del numero delle dichiarazioni su questa che è una vittoria solo nostra – spiega il senatore Angelo Orlando, il leader riconosciuto di questa battaglia contro la chiusura dell’ospedale – spero solo che il Consiglio regionale abbia un sussulto di dignità per recuperare il suo ruolo legislativo e programmatorio, soprattutto in sanità».

BOCCIATO ALLA RADICE IL METODO USATO PER TAGLIARE GLI OSPEDALI

Una lettura attenta dell’ordinanza spiega ancora meglio l’effetto dirompente che la notizia anticipata da Pdn ha avuto ieri in tutto l’Abruzzo che conta. L’impressione è che sia stato minato alla base il disegno di chi aveva imposto a Roma di ridisegnare (forse di indebolire, se è vero l’aumento della mobilità passiva) la rete ospedaliera. Da Roma era stata mandata in trasferta “la massima esperta” di queste operazioni e la questione era stata liquidata in due parole e poche pagine, lasciando interi territori sforniti di ogni assistenza degna di questo nome. Come spiega bene “Guardiagrele il bene in comune”, il provvedimento del Tar dei giorni scorsi sugli ospedali di Casoli e di Guardiagrele, sostanzialmente approvava il disegno Chiodi - Baraldi promuovendo il Pta (presidio territoriale di assistenza) come sostituto dell’ospedale. Un ospedale che sarebbe stato chiuso una volta attuato completamente il Piano operativo, attraverso la conservazione del Ppi (punto di prima assistenza) come surrogato del Pronto soccorso. Il Consiglio di Stato invece dice una cosa completamente diversa, quando sottolinea la mancanza di un’istruttoria, cioè di un lavoro preparatorio: dice che il Piano è illegittimo e quindi è da rifare, come da riesaminare sono le delibere commissariali attuative.

«Insomma – chiosa soddisfatto l’avvocato Simone Dal Pozzo - tutto resta fermo finché non ci sarà un nuovo Piano che tenga conto dei rilievi, tutt’altro che superficiali, da noi sollevati. Dal provvedimento, poi, viene un messaggio che sconfessa per la seconda volta la posizione di chi ritiene che i piccoli ospedali siano pericolosi o inutili. L’ordinanza di ieri ci dice, invece, che sono indispensabili perché non si può non tener conto della realtà delle zone interne».

Il Consiglio di Stato «dubita dell’adeguatezza e dell’efficacia delle misure alternative predisposte, come il Ppi – continua Dal Pozzo - quindi va in profondità e censura l'operato della Regione e del Commissario proprio nel nucleo fondante del Piano Operativo e della nuova geografia della rete ospedaliera. Questa volta la soddisfazione è piena e chi si sentiva appagato dal provvedimento del Tar (il riferimento è al Pdl), farebbe bene a fare una seria e approfondita riflessione».

Che finora è mancata. Perché i prolifici uffici stampa della Giunta regionale, degli assessori, dei consiglieri, dei sindaci o dei parlamentari del Pdl si sono presi un giorno di riposo e l’unica voce arrivata dallo schieramento di maggioranza viene dall’onorevole Daniele Toto, Fli: «questa ordinanza si può spiegare come il risultato di segnali di allarme incautamente ignorati. Il Consiglio di Stato – commenta Toto – ha dato voce formale all’allarme, lanciato più volte negli scorsi mesi, col quale io stesso avevo cercato di far comprendere che la nostra Regione non poteva sopportare quel piano di ristrutturazione, spingendomi a definirlo “macelleria sanitaria”. I miei rilievi furono accolti con obiezioni al limite dell’offesa. Ora finalmente la necessità di una maggiore disponibilità all’ascolto delle ragioni degli altri si è rivelata, purtroppo, un’analisi corretta in termini di inadeguatezza espressa dalla struttura del Commissario ad acta».

 Paolo Damiano (La Destra) ha chiesto le dimissioni del sindaco «l’unica strada percorribile sono le dimissioni».

IN DISCUSSIONE I POTERI ASSOLUTI DEL COMMISSARIO ALLA SANITÀ

Ma c’è di più, come ricorda Toto. In concomitanza con questa decisione che sconfessa il Piano operativo, nei giorni scorsi è stata molto commentata una sentenza della Corte Costituzionale in materia edilizia: la decisione ridimensiona notevolmente e molto opportunamente le prerogative debordanti dei Commissari ad acta, dei quali ha escluso ogni funzione legislativa. Un aspetto che era stato approfonditamente trattato da Herbert Simone, l’avvocato del Comune di Tagliacozzo, nella sua memoria al Tar in difesa (vittoriosa) di quell’ospedale. Sosteneva infatti che il Commissario viene nominato per esercitare poteri amministrativi e non legislativi-normativi. Perché se fosse vero il contrario, cioè se il Commissario fosse nominato per derogare alla legge e per esercitare poteri normativi allora la sua nomina sarebbe illegittima alla radice. Il dubbio che sorge, di fronte a questa sconfitta della linea commissariale, è molto complesso: ricordando che la nomina di Luigi Redigolo poneva paletti più precisi e stringenti e meno “dittatoriali”, non è escluso che Roma pensasse alla figura del commissario alla sanità in analogia a quella del commissario della Protezione civile che tutto può e che nessuno può controllare. Perché se il Programma Operativo 2010 contraddice la legge regionale 6, il Piano di Rientro, il Piano Sanitario etc. forse ha ragione Angelo Orlando: il Consiglio regionale si deve riappropriare delle sue prerogative.

Sebastiano Calella  19/01/2011 9.11