La Sevel rischia la chiusura nel 2014?

Alessandro Biancardi

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ATESSA. In attesa dello sciopero generale di venerdì vi raccontiamo perche’  - e per colpa di chi - l’area produttiva della val di sangro si sta trasformando nella “vallata della morte”.

ATESSA. In attesa dello sciopero generale di venerdì vi raccontiamo perche’  - e per colpa di chi - l’area produttiva della val di sangro si sta trasformando nella “vallata della morte”.

Quella che fino a poche settimane fa era soltanto una voce, nemmeno tanto accreditata – “i soliti catastrofisti”, dicevano a chi la sussurrava – sta giorno dopo giorno trasformandosi in una drammatica verità.

Nel 2014 la Sevel di Atessa – la più grande fabbrica d’Abruzzo – rischia di chiudere battenti.

Risultato: oltre settemila dipendenti (tra Sevel e indotto) a casa, crollo delle esportazioni, Pil regionale a picco, e in generale la morte di un’intera area produttiva – quella della Val di Sangro – e la scomparsa di ogni possibilità di appeal economico e produttivo per tutta la provincia di Chieti e, più in generale, per l’Abruzzo.

Per queste ragioni, e per ribadire ancora una volta il no al ‘ricatto’ di Marchionne, venerdì 28 gennaio Lanciano – scelta non a caso - ospiterà la manifestazione regionale della Fiom Cgil in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici.

 IN VOLO VERSO LA FRANCIA

Nonostante i timori, le preoccupazioni, la prospettiva a dir poco drammatica della chiusura dello stabilimento di Atessa, in Abruzzo nessuno sembra preoccuparsi. Istituzioni e politica non rispondono agli appelli dei sindacati per conoscere la verità – anche se dura – sul futuro della Sevel. Così ai sindacati non resta altro che ‘volare’ a Parigi.

E’ infatti in programma martedì 18 gennaio, presso la sede della Confederation generale du travail, il sindacato generale francese, un incontro a cui prenderanno parte il coordinatore nazionale Fiom per la Fiat, Enzo Masini, il segretario provinciale di Chieti della Fiom, Marco Di Rocco, e un rappresentante della Cgil Abruzzo. Al tavolo della Cgt, siederà anche un rappresentante sindacale della Renault.

Ma perché Parigi? Perché in Francia, precisamente a Valencienne, si trova la Sevel Nord, cioè lo stabilimento gemello della Sevel di Val di Sangro che, come quest’ultimo, rischia la chiusura.

«Dall’incontro di martedì – spiega Marco Di Rocco, promotore di moltissime battaglie per i lavoratori Sevel e dell’intera Val Di Sangro – speriamo di avere delucidazioni sul futuro dell’azienda perché in Abruzzo nessuno sembra preoccuparsene e nessuno vuole rispondere ai nostri appelli e alle nostre richieste di spiegazione».

Giovedì 20 gennaio, in occasione dell’incontro per l’attivo provinciale in programma al Palazzo degli Studi di Lanciano, la Fiom annuncerà anche l’esito dell’incontro di Parigi.

 QUELLA FRASE SFUGGITA A MARCHIONNE

Ma come è nato l’allarme chiusura? Tutta colpa di Marchionne, verrebbe da dire. O almeno di una frase ‘sfuggita’ (ma è stata poi davvero così involontaria?) durante le trattative per Mirafiori, lo scorso dicembre. L’amministratore delegato abruzzese avrebbe infatti ammesso che l'accordo firmato 32 anni fa tra Fiat e Psa (il gruppo Peugeot-Citroen), che diede vita alla Sevel di Atessa, finirà nel 2014. Cioè tre anni prima della scadenza naturale. Una decisione, secondo quanto denunciano i sindacati, scaturita dalla predilezione da parte di Marchionne dell’accordo con gli americani (l’acquisizione di Chrysrel né è la dimostrazione) rispetto a quello coi francesi.

Così non soltanto non ci sarà speranza di rinnovare il contratto a scadenza naturale. Ma addirittura si anticiperà la morte del più grande polo produttivo dell’Abruzzo, tra i maggiori del Mezzogiorno.

 L’OMBRA (NERA) DELLA CRISI

In attesa di scoprire cosa ne sarà della Sevel e di tutto il suo indotto - diverse fabbriche che danno lavoro a migliaia di persone e che non avrebbero ragione di esistere senza l’azienda che produce il Ducato – bisogna comunque fare i conti con una crisi che in due anni ha di fatto modificato il volto della Val di Sangro, con conseguenze pesanti per la produttività e la forza lavoro.

Secondo le previsioni dei sindacati, tra l’altro, il 2011 non sarà di certo l’anno della ripresa, come da più parti annunciato. «La crisi nel 2011 sarà ancora più forte – spiega Marco Di Rocco - perché molte aziende esauriranno il ricorso a cassa integrazione e ammortizzatori sociali e saranno costrette a mandare a casa i lavoratori. Il rischio – aggiunge il segretario provinciale della Fiom Cgil – è che la Val di Sangro, centro nevralgico della produttività industriale di tutto l’Abruzzo, rischia di tornare ad essere com’era negli anni 50: una vallata della morte».

 MARCO DI ROCCO FIOM CGIL

PRODUTTIVITA’ A PICCO

Dal 2008 al 2010 è sensibilmente calata la produttività di praticamente tutte le aziende della Val di Sangro. Per la Sevel si è passati da 3.600.000.000 di euro di fatturato del 2008 (pari a 258mila furgoni prodotti), a 1.600.000.000 di euro nel 2009 (120mila furgoni prodotti). Per il 2010 la produzione è di nuovo aumentata (190.000 furgoni prodotti) ma a questo non è corrisposto certo il superamento della crisi.

Situazione ancora più nera per la Honda, che ad Atessa ha il suo unico stabilimento europeo per la produzione di moto.  Nel 2008 lo stabilimento abruzzese ha prodotto 158mila moto, diventate 115mila nel 2009 e calate ulteriormente a 106mila nell’anno che si è appena concluso.

Se poi si analizzano le previsioni 2011, si registra un ulteriore calo a 96mila moto prodotte, mentre per la Sevel si presuppone una leggera crescita che, secondo fonti sindacali, dovrebbe portare alla produzione di 195mila furgoni.

 MIGLIAIA DI LAVORATORI MANDATI A CASA

Il calo di fatturato e produttività ha, ovviamente, pesanti ripercussioni sulla forza lavoro impiegata, che è poi l’aspetto nevralgico della crisi occupazionale che sta attanagliando l’Abruzzo e tutta l’Italia.

Per Sevel, dal 2008, la crisi produttiva e occupazionale ha comportato la riduzione da 7mila a 5.700 lavoratori impiegati. Questo nonostante a partire dal 2010 si sia registrata una seppur lenta ripresa della produttività a cui non è corrisposta, però, la ripresa occupazionale: “Aumenta il lavoro – denuncia Di Rocco – ma non la forza lavoro. Questo vuol dire che peggiorano le condizioni degli operai, mentre i precari vengono mandati a casa”.

Anche la Honda ha perso una importante fetta di forza lavoro – circa 500 operai – e non sono da meno le perdite registrate da tutte le fabbriche degli indotti Sevel e Honda della Val di Sangro – Honeywell, Pierburg, San Marco, eccetera - che hanno perso complessivamente circa 300 operai.

Secondo i dati della Cgil, in generale, saranno ben 3mila i precari che non rientreranno nelle fabbriche della Val di Sangro neppure nel 2011.

 NON BASTANO PIU’ NEANCHE GLI AMMORTIZZATORI

Fino allo scorso anno un (seppur minimo) palliativo alla crisi è arrivato dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Circa 90 aziende (in tutta la provincia di Chieti) hanno infatti avviato nel corso del 2010 procedure di mobilità e circa mille lavoratori sono stati ‘agganciati’ alla pensione. Il problema principale del 2011, invece, è che in molte fabbriche il ricorso alla cassa integrazione scadrà. Cosa ne sarà degli operai in mobilità, senza contare quelli in attesa di occupazione? Dall’altro lato, invece, preoccupa la situazione della Honda, per la quale si prevedono due mesi di cassa integrazione, a fronte delle 4 settimane effettuate nello scorso anno. E neanche la Sevel – che pure è in ripresa di produzione – sembra riuscire a risollevare le sorti della Val di Sangro perché, pur aumentando il fatturato, non riesce a soddisfare la richiesta occupazionale, con il crescente dramma dei precari.

 E LA POLITICA CHE FA?

In questo mare nero di preoccupazione e disperazione, rabbia e delusione, la politica che fa? Orecchie da mercante, almeno a sentire i sindacati.

«Nessuno ha mosso un dito per la Val di Sangro – denuncia Di Rocco – sono caduti inascoltati tutti i nostri appelli per fare qualcosa per non far morire l’area industriale frentana. I politici locali, il presidente Gianni Chiodi in testa, sembrano non avere proprio a cuore le sorti di migliaia e migliaia di lavoratori, tanto che per sapere qualcosa siamo costretti ad arrivare fino in Francia”.

Secondo il sindacalista la politica regionale ha fatto un errore di fondo: “Sono tutti concentrati a dare torto o ragione a Marchionne e nessuno si preoccupa di capire come cercare di non far affondare la nave. Spiace dirlo – aggiunge Di Rocco – ma la nostra è una classe politica insipiente e per niente sensibile, totalmente assente nelle scelte verso lo sviluppo».

 IL RUOLO DEL SINDACATO

Il 2010, oltre ad essere stato l’anno nero della crisi – ma, probabilmente, non sarà neanche l’ultimo o il peggiore – è stato anche l’anno della rottura tra aziende e sindacati.

«Fino al 2009 – racconta amareggiato Marco Di Rocco – c’era comunque un confronto attento e continuo sulla gestione della crisi e sulle scelte produttive e occupazionali, pur nelle rispettive e spesso opposte posizioni. Abbiamo siglato accordi importanti con le aziende - nel 2005 proprio con la Sevel, per un investimento di un miliardo di euro nella totale salvaguardia dei diritti dei lavoratori - che hanno permesso di garantire il futuro occupazionale di migliaia di cittadini abruzzesi e non solo. Adesso, invece – continua il sindacalista – ci hanno escluso da ogni mediazione e questo solo per approfittare della crisi e riprendersi le conquiste fatte dai lavoratori».

Secondo Di Rocco, d’altra parte, questa è una precisa strategia del “Piano Marchionne”: «Cancellare i diritti dei lavoratori – dice senza mezzi termini il segretario Fiom – in nome del profitto e dell’abbattimento dei costi». Il risultato delle recenti votazioni del referendum di Mirafiori ne sarebbe la diretta testimonianza.

E pensare che, rispetto alla Val di Sangro, la Fiom Cgil aveva idee precise su come uscire dalla crisi. «La nostra proposta, mai presa seriamente in considerazione – aggiunge Di Rocco – è di creare nella zona industriale di Atessa un campus scientifico e tecnologico all’avanguardia; un polo di eccellenza dove si fa ricerca e contemporaneamente produzione. Un centro dove aziende come Sevel e Honda avrebbero trovato terreno fertile per le loro produzioni, ma anche un centro di attrazione internazionale per tutte quelle aziende e realtà che avrebbero potuto trovare nella nostra provincia le basi per il loro sviluppo». Un progetto straordinario – si parla di un investimento che oscilla tra i dieci e i trenta miliardi di euro – che non è però mai stato concretizzato.

 VERSO LO SCIOPERO GENERALE

Delusione e rabbia sono con tutta probabilità i sentimenti che più di tutti gli altri dominano quotidianamente i lavoratori della zona industriale di Atessa. Ma per loro non è ancora il momento di arrendersi.

Per questo venerdì prossimo, 28 gennaio, Lanciano si trasformerà nella ‘capitale’ della protesta e ospiterà la manifestazione regionale della Fiom Cgil proclamata in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici.

«Una scelta non casuale – conclude Di Rocco – quella di manifestare a Lanciano, che è il Comune più importante della zona industriale frentana. Sarà la nostra occasione per gridare ancora una volta le ragioni dei lavoratori e far capire a tutti che né Marchionne, né Chiodi, né nessun altro ci fermerà».

Alla base dello sciopero generale proprio la protesta contro il cosiddetto “Piano Marchionne”, che si è definitivamente consolidato nella recente votazione del referendum di Mirafiori.

In particolare la Fiom Cgil contesta: la cancellazione del Contratto nazionale dei Metalmeccanici; l'intensificazione della prestazione lavorativa e il peggioramento delle condizioni di lavoro e della salute con il taglio delle pause per il riposo; la possibilità di inserire turni da 10 ore di lavoro; la penalizzazione economica sulla retribuzione dovuta in caso di malattia; le (false) dichiarazioni secondo cui il salario aumenta, se non in presenza di turni più gravosi e maggiori straordinari; la cancellazione dei rappresentanti sindacali eletti dai lavoratori (R.S.U.) sostituiti da rappresentanti nominati dalle organizzazioni firmatarie; la possibilità di sanzionare individualmente il lavoratore e le organizzazioni sindacali in caso di non rispetto delle clausole previste (che prefigurano una limitazione del diritto di sciopero).

La manifestazione di Lanciano partirà alle 9 da piazzale Cuonzo. Alle 11 il ritrovo a piazza Plebiscito.

 Daniela Di Cecco   17/01/2011 10.13