Ospedali chiusi, un sì e un no del Tar alla sospensiva. Chiodi esulta

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il Tar dell’Aquila nega la sospensiva per il ricorso contro la chiusura dell’ospedale di Casoli e accoglie invece quella per Guardiagrele, fissando la discussione del merito al 23 marzo prossimo.

Si tratta di un pareggio, anche se siamo solo al primo tempo della partita (senza dire che la Champions del Consiglio di Stato è ancora da giocare). Eppure il presidente Giovanni Chiodi «esprime la sua soddisfazione, perché il Tar da un lato conferma la correttezza dell’operato dell’organo commissariale e dall’altro sancisce la validità della strategia messa in atto per riorganizzare la sanità sul territorio».

 Visto che la delibera 81 del 2010 garantisce la presenza dei Punti di primo intervento h24 nei Pta (punti territoriali di assistenza che funzioneranno al posto degli ospedali chiusi), il Tar «ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per l'accoglimento della richiesta di “misure cautelari”. Per l’ospedale di Guardiagrele – aggiunge Chiodi - pur accogliendo la sospensiva, il Tar ha ugualmente ritenuto “che la stessa delibera sia idonea ad assicurare alla popolazione l’assistenza sanitaria e pertanto sarà possibile procedere alla riconversione della struttura non appena verrà attivato il Ppi, punto di primo intervento. Il che - ha confermato Chiodi - avverrà a breve visto che a Guardiagrele è quasi tutto pronto per trasformare il Pronto soccorso in Punto di primo intervento».

 Ma il centrodestra sa leggere le sentenze? Si chiede Gianna Di Crescenzo, Lista civica “Guardiagrele il bene in comune”: «Il Tar ha praticamente detto: vi lasciamo il Pronto soccorso finché ci sarà l'ospedale. Peccato, però, che la delibera 81 richiamata da Chiodi abbia riconfermato la riconversione (leggi chiusura) dell'ospedale di Guardiagrele in Punto Territoriale di Assistenza, cioè ambulatori. Questo prevede non più il Pronto soccorso, ma il Punto di Primo Intervento per i codici bianchi e verdi con assistenza di infermieri e medici di base. Però Chiodi dichiara di essere contento di come si è espresso il Tar perché conferma che la sua linea sulla sanità è giusta. Ignoranza del centrodestra guardiese o semplice tendenza a prendere in giro i cittadini e a negare la verità?»

 Tocca agli avvocati decidere se una sospensiva concessa e una negata sono una vittoria. E tocca ai malati verificare i poteri terapeutici delle sentenze del Tar invocate come idonee «ad assicurare alla popolazione l’assistenza sanitaria». In realtà la lettura delle due ordinanze consente un’interpretazione diversa da quella del presidente, proprio per i richiami alle delibere 44 e 45 di agosto (quelle che chiudevano i due ospedali) e alla delibera 81 di fine dicembre, che in parte era già una marcia indietro di Chiodi in quanto riconosceva la necessità dei Ppi h24 nel Pta, cosa prima non prevista.

CASOLI: NO ALLA SOSPENSIVA (L’OSPEDALE È GIÀ CHIUSO), GUARDIAGRELE RIMANE APERTO

Dice il Tar: per Casoli «lo stato di attuazione dei provvedimenti impugnati, anche alla luce della deliberazione 81/2010, non consente l’adozione di idonee misure cautelari»: cioè se l’ospedale è già chiuso, non si può concedere la sospensiva. Ma il fatto che sia stato riconosciuta dal Tar la necessità di un Punto di primo intervento è visto come un successo da parte di Sergio De Luca, sindaco di Casoli: «Sottolineo la retromarcia di Chiodi e della Baraldi – dichiara il sindaco - costretti dalla imminente discussione al Tar a cambiare, modificare e correggere le precedenti decisioni che cancellavano i Ppi all'interno dei Pta. Le date di queste delibere testimoniano ampiamente che le hanno dovuto approvare d’urgenza prima del pronunciamento del Tar per non incappare in una ben più grave bocciatura. Però Chiodi, nella delibera 81, puntualizza che la permanenza dei Ppi è legata al monitoraggio mensile di qualità e di esito, che se non rispettati determineranno comunque la chiusura dei Ppi. Insomma la politica sanitaria regionale esce sconfitta, perché è dovuta intervenire la magistratura per difendere il diritto alla salute anche agli abruzzesi delle aree interne. Abbiamo politici inappropriati: si dimettano».

 Per Guardiagrele, considerato che la delibera 81 pare “adempitiva” – scrive il Tar - resta ferma «la necessità di un’attuazione integrale ed effettiva di tutte le misure organizzatorie di cui alla citata delibera, con l’intesa che in pendenza di qualsiasi deficit di integrale operatività di tali misure non potrà farsi luogo ad alcuna dismissione di qualsiasi servizio ospedaliero». Cioè non si può chiudere l’ospedale se prima non sono stati organizzati i servizi sul territorio.

LA REGIONE:«CI SARÀ L’ASSISTENZA DI EMERGENZA», MA POI PREVEDE DI CHIUDERLA

Non sembra proprio una conferma delle scelte operate dalla struttura commissariale, che di questo aspetto si era completamente disinteressata. Al contrario sembra l’accoglimento del cuore delle proteste che da mesi cittadini ed amministratori rilanciano con manifestazioni e ricorsi. Perché il Piano operativo adottato come una camicia di forza viene contestato dal punto di vista tecnico e da quello del buonsenso, aspetto quest’ultimo fatto proprio dal Tar in attesa di decidere sul merito. In sostanza è apparsa degna di essere presa in considerazione la richiesta minima: se proprio gli ospedali debbono essere chiusi, organizziamo prima i servizi sul territorio e poi chiudiamo. Invece il duo Chiodi-Baraldi ha fatto il contrario. Prima ha chiuso gli ospedali (il crono programma prevedeva settembre e dicembre) e poi – lo dice Chiodi nella sua dichiarazione – «tutto è pronto a Guardiagrele per la trasformazione del Pronto soccorso in Ppi». Una dichiarazione-autogol: forse Chiodi non ha letto la delibera 81 ed ha adottato il Piano Baraldi senza prima chiedersi se la realtà su cui veniva applicato era pronta o no ad accogliere questi cambiamenti radicali. Vale per Guardiagrele, vale per Casoli, vale per tutti gli altri ospedali chiusi. Perché va benissimo (si fa per dire….) la scelta di fare i sacrifici per rientrare dal debito, ma a pagare sono solo i cittadini, in particolare quelli delle zone interne, che non hanno responsabilità del debito e che guardano con sospetto questa disponibilità del Commissario a dare tutto oggi, come fanno intravedere le parole trionfalistiche della Regione.

«Perché vi preoccupate? – dice Chiodi - al posto del Pronto soccorso ci sarà il Ppi, punto di primo intervento, quindi l’assistenza di emergenza è assicurata».

 Al di là dei dubbi su cosa possa essere e come può funzionare un Pronto soccorso (o un Ppi) se alle spalle non c’è un ospedale, desta allarme quello che si legge a pagina 3 della delibera 81: questi Ppi – che il Tar giudica “adempitivi” del diritto alla salute – «saranno tenuti in funzione solo se il monitoraggio dei numeri e degli interventi ne dimostrerà la necessità».

 Cioè sono destinati ad essere chiusi in breve tempo: il numero degli abitanti delle zone interne infatti non è sufficiente ad assicurare le prestazioni ritenute economicamente valide. Insomma una morte annunciata, altro che «diritto alla salute, correttezza e validità delle strategie». Qui si annuncia una fregatura bella e buona.

Sebastiano Calella  14/01/2011 8.59