Dopo il no di Fli, sabato la nuova Giunta regionale

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3250

   Dopo il no di Fli, sabato la nuova Giunta regionale
ABRUZZO. «Siamo lusingati per l’offerta dell’assessorato da parte del presidente Chiodi, ma Fli non accetta».

Usano quasi la stessa frase Emilio Nasuti e Daniele Toto per far saltare il piano di coinvolgere i finiani nella Giunta regionale e disinnescare così la loro contestazione politica. Ed il rimpasto torna in alto mare.

L’operazione politica del presidente, un pò ingenua in verità e troppo scoperta, ricalca i vecchi riti della prima Repubblica, enfatizzati – come di moda oggi - dalle indiscrezioni insistite sulla quasi sicura “capitolazione” di Nasuti.

Il che non è avvenuto, rafforzando l’immagine di Fli e lasciando sul campo i mugugni di chi nel Pdl ha vissuto male il trattamento da figliol prodigo riservato al possibile, mancato assessore. Mugugni che sono stati rinfocolati dalle dichiarazioni rilasciate per dire no. Nasuti ha ringraziato per la considerazione nei suoi confronti (i consiglieri del Pdl sempre a mano alzata non contano nulla e non meritano incarichi?), Toto ha sbarrato la strada ad altre incursioni di bracconieri nel suo territorio di caccia e si è “disobbligato” promettendo ancora battaglia: il tutto appena terminato a Roma l’incontro che Nasuti ha avuto con i vertici Fli per discutere dell’offerta di assessorato. Certo non sarà stato facile per lui rinunciare ad un incarico in Giunta, ma Nasuti ha fatto prevalere le ragioni del cuore sul desiderio di una poltrona, pur legittimo in ogni politico. Saltata dunque la “compravendita” del presidente della Commissione Bilancio nel partito della “responsabilità”, queste le sue dichiarazioni: «Credo che l’offerta dell’assessorato sia la giusta conclusione del mio lavoro per il Bilancio – spiega Nasuti da Roma, dopo aver riconfermato a Fini e ad Urso la sua fedeltà – ma le ragioni che per primo in Abruzzo mi hanno fatto aderire a Fli sono tutt’ora valide: si tratta di realizzare in concreto quello che abbiamo promesso in campagna elettorale, rimuovendo le lentezze, le indecisioni, le amnesie. Prima di parlare di maggioranze, di posizioni critiche o di altro gli elettori vogliono sapere cosa facciamo in sanità, per i rifiuti, per il lavoro, per la famiglia».

 Pentito di non essere salito su questo treno?

«Accettare di fare l’assessore poteva essere interpretato come una capitolazione politica, un rimangiarsi le critiche di immobilismo che Fli rivolge alla Giunta. Già sentivo i commenti: ma tu parlavi per arrivare alla poltrona …. Non è così: ci sono ragioni ideali che non si possono svendere al migliore offerente».

I GIOCHI POLITICI PER LA FORMAZIONE DELLA NUOVA GIUNTA REGIONALE

Il posto lasciato libero per il no di Nasuti, paradossalmente non agevola il rimpasto in Giunta di cui si parla da tempo. Le caselle vuote sarebbero state riempite facilmente dalla promozione di Gianfranco Giuliante da capogruppo ad assessore in quota L’Aquila e/o da Nasuti. Ora invece il posto rifiutato fa tornare in ballo le candidature di Luigi De Fanis e/o di Nicola Argirò, anche loro espressioni territoriali per coprire la costa teatina. Più complesso il problema sanità, che Chiodi potrebbe lasciare a favore di possibili assessori esterni, con una preferenza per alcuni nomi indicati da Venturoni e da lui selezionati e contattati tra i primari ex Anaao e tra i docenti dell’Università d’Annunzio. L’ateneo sembra, infatti, un serbatoio inesauribile per le incursioni della politica, pilotate anche dal senatore Fabrizio Di Stefano che vanta un buon rapporto con il rettore uscente. Non a caso già si fa il nome di Tommaso Staniscia, docente di Igiene, come successore all’Agenzia sanitaria del dimissionario Ferdinando Romano, a suo tempo imposto proprio da Di Stefano e pescato tra i docenti ex “d’Annunzio”. Tutti ricordano la reazione del senatore dopo la nomina di Francesco Zavattaro alla Asl di Chieti su indicazione di Venturoni, che sembra il consigliere più ascoltato di Chiodi in materia sanitaria. Dunque dietro le quinte della scelta degli assessori, non c’è la molto decantata meritocrazia, ma il bilancino del manuale Cencelli: un posto da assessore a me, due incarichi equivalenti come peso politico a te, se mi dai il posto in Giunta, io ti lascio il capogruppo. Cosa che sta avvenendo regolarmente nella maggioranza che si dichiara meritocratica, perché la scelta di De Fanis in alternativa a quella di Argirò dipende solo dalla loro designazione, rispettivamente in quota An o Forza Italia e non dalla loro capacità o carriera politica. Il che si riflette direttamente sulla nomina del capogruppo, una volta nominato assessore Giuliante. Lorenzo Sospiri, molto sostenuto da Roma, e Emiliano Di Matteo – entrambi in quota An - resterebbero in panchina per non dare troppo spazio ad An, il che fa ipotizzare Lanfranco Venturoni (già Forza Italia) capogruppo e Giuliante ed Argirò assessori.

STANISCIA IL JOLLY

Per la sanità, il jolly è Staniscia, restato coperto come candidato all’Agenzia sanitaria, ma pronto ad interpretare il ruolo di assessore. Si parla infatti di una possibile soppressione dell’Agenzia, una struttura che negli ultimi tre anni ha dimostrato di non saper decollare e non per l’imperizia di chi ci lavora, ma per scelta politica precisa: forse si torna al vecchio osservatorio epidemiologico, tanto le scelte di politica sanitaria si fanno a Roma, compreso il possibile licenziamento del sub commissario Giovanna Baraldi e del manager Francesco Zavattaro. In questo quadro di incertezza, sembra invece sicuro che la prossima Giunta potrà nascere a fine settimana, non per scelta, ma per la presenza in Abruzzo dello stato maggiore del Pdl, impegnato a Celano con la scuola della Fondazione Magna Carta. Che non è lo storico documento che fondò la democrazia europea basata saldamente sui diritti ma lo strumento per dare una copertura culturale (ed economica) a spietate operazioni di potere.

Sebastiano Calella  13/01/2011 9.09