Tagli alla sanità, segnalate altre morti sospette dopo i rifiuti di ricovero in ospedale

Alessandro Biancardi

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Tagli alla sanità, segnalate altre morti sospette dopo i rifiuti di ricovero in ospedale
LANCIANO. Tagli alla sanità nella provincia di Chieti, si susseguono i casi di malasanità e le morti sospette.*«L’OSPEDALE DI ORTONA NON DEVE CHIUDERE»: L'APPELLO DI COCCIOLA

L’appello dei sindaci dell’area Sangro-Aventino:«Il commissario Chiodi e il manager della Asl Zavattaro devono andare a casa». Intanto mercoledì arriva la decisione del Tar sul ricorso presentato rispetto al provvedimento di chiusura del Pronto Soccorso dell’ospedale di Casoli.

Schierati in un comune fronte in cui la rabbia è palpabile e la delusione è addirittura lampante, una decina di sindaci (in rappresentanza di tutti gli altri) della comunità montana Sangro-Aventino, supportati dal segretario del Pd di Lanciano Leo Marongiu, si sono riuniti ieri a Lanciano per fare il punto sulla situazione e illustrare le prime conseguenze – alcune drammatiche – che si sono registrate a seguito della chiusura dell’ospedale di Casoli e del ridimensionamento degli altri presidi del territorio.

ANZIANA MORTA DOPO DUE RIFIUTI DI RICOVERO

Diversi i casi di malasanità registrati. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato lo scorso tre gennaio ai danni di una donna di 88 anni deceduta a seguito di ben due rifiuti di ricovero in strutture sanitarie pubbliche. Un episodio per il quale il figlio della donna, originaria di Taranta Peligna ha presentato un esposto in cui denuncia quanto accaduto alla madre. La donna, ospite di una comunità di Palombaro, si è sentita male lo scorso 24 dicembre. All’arrivo dell’ambulanza del 118, secondo quanto denunciato dall’uomo, i sanitari si sarebbero rifiutati di trasportare l’anziana in ospedale non ritenendo l’intervento di codice rosso (situazioni di particolare gravità). Così i familiari della donna hanno predisposto il trasferimento in ospedale con un’ambulanza privata. Giunta al Pronto soccorso dell’ospedale Renzetti di Lanciano, tuttavia, alla donna è stato di nuovo rifiutato il ricovero e solo dopo molte insistenze e viste le sue condizioni di salute è stata “parcheggiata” – denuncia sempre il figlio – al Pronto soccorso. Ma il 28 dicembre l’anziana è stata trasferita in una residenza sanitaria di Santa Maria Imbaro dove è deceduta la notte tra il 2 e il 3 gennaio.

ALTRI CASI DI MALASANITA’ IN UN DOSSIER

Questo, purtroppo, è soltanto uno dei casi di malasanità che i sindaci del comprensorio Sangro-Aventino stanno raccogliendo in un dossier. Episodi simili, in cui ai pazienti è stato rifiutato il ricovero al Renzetti di Lanciano, hanno visto tra le vittime pazienti di Gessopalena e Taranta, insieme a molti altri. Nel caso di un uomo di Taranta, per ben due volte gli sarebbe stato stato negato il ricovero all’ospedale di Lanciano, tanto che l’anziano è stato costretto a recarsi alla clinica privata Spatocco di Chieti, dove è morto qualche giorno dopo a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni. In questo caso i familiari hanno segnalato l’accaduto alla commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza e l’efficacia del Servizio sanitario nazionale, presieduta dall’onorevole del Pd Ignazio Marino. 

TAGLI ALLA SANITA’: LE BUGIE DI CHIODI

Nel corso della conferenza stampa i sindaci del territorio Sangro-Aventino – presenti (in rappresentanza anche degli altri) quelli di Casoli, Roccascalegna, Frisa, Sant’Eusanio, Colledimacine, Torricella, Taranta, Lettopalena, insieme al presidente della comunità montana Antonio Innaurato e al primo cittadino di Fossacesia, Comune che fa parte del comitato ristretto dei sindaci – hanno posto l’accento su due aspetti: da un lato, i provvedimenti di ridimensionamento, la tristemente famosa delibera con cui il presidente e commissario straordinario alla Sanità, Gianni Chiodi, ha tagliato le risorse alla sanità locale; dall’altro lato, la mancata razionalizzazione dei posti letto nei presidi salvati: «Ci era stato promesso – ha tuonato Sergio De Luca, sindaco di Casoli, il Comune dove i tagli si sono abbattuti in maniera più pesante – che i posti tolti ai nostri ospedali sarebbero stati ridistribuiti nei presidi salvati, ma così non è stato».

 A fronte degli 83 posti letto chiusi a Casoli - 25 di Geriatria, 29 di Riabilitazione e altrettanti di Lungodegenza - per esempio, sono stati attivati al Renzetti di Lanciano soltanto 8 posti per Riabilitazione e 8 tra Lungodegenza e Geriatria. Ma sono molte altre le penalizzazioni: manca il personale e le strutture sono inadeguate.

«L’unico motivo per cui riusciamo ancora a mantenere il Pronto Soccorso di Casoli aperto 24 ore – ha aggiunto De Luca – è che ci sono tre medici straordinari che hanno rinunciato a ferie e accumulato straordinari riuscendo a coprire i quattro turni dell’intera giornata».

 E ancora:«Abbiamo problemi con il Cup (Centro unico prenotazioni), c’è un solo radiologo in servizio – cosa succede se si ammala? si chiede il sindaco– e le liste d’attesa anziché diminuire aumentano». «Si è cancellato un intero territorio con un colpo di spugna – dice rammaricato De Luca – e non si riescono a garantire i servizi minimi essenziali, intaccando anche quelle che erano le eccellenze sanitarie del nostro territorio».

… E PAOLINI FA ORECCHIE DA MERCANTE

Non risparmia critiche a istituzioni ed esponenti politici neanche il presidente della Comunità montana Sangro-Aventino e sindaco di Gessopalena, Antonio Innaurato:«Dobbiamo registrare un comportamento e un atteggiamento scorretto da parte delle istituzioni regionali che sono venute meno al rispetto delle regole di democrazia e hanno dimostrato una gestione incapace che non ha alcun rapporto con il territorio e nessuna considerazione per il Comitato ristretto dei sindaci, preposto a decisioni di questo tipo. E poi – aggiunge Innaurato – spiace constatare l’assoluta assenza del sindaco di Lanciano, Filippo Paolini, che come sindaco, come avvocato ma soprattutto come cittadino dovrebbe avere a cuore le sorti dell’ospedale di Lanciano, che ormai è diventato l’ospedale di tutti noi. Da parte sua nessuna parola, nessuna concertazione, nessun sussulto di dignità rispetto a quello che ci stanno giorno dopo giorno portando via. Perché – conclude Innaurato – nessuno fa niente per difendere il nostro territorio? Cosa c’è dietro queste scelte? Cosa vogliono nasconderci?».

CHI HA SBAGLIATO DEVE PAGARE

Sulla vicenda ha posto un problema di carattere politico Fausto Stante, sindaco di Fossacesia, membro del comitato ristretto dei sindaci, che ha esposto un punto di vista un po’ diverso dagli altri. «Non credo che la colpa sia di Chiodi o del manager Zavattaro – ha detto – perché loro non hanno nessun potere. Chi decide le sorti del nostro territorio è piuttosto il sub commissario Giovanna Baraldi ed è per questo che ne chiedo la rimozione».

Gli altri sindaci, invece, vogliono che ad andare via siano anche il commissario Chiodi, il manager Zavattaro e chiunque altro abbia contributo a «rubare al territorio le risorse umane ed economiche minimamente necessarie a garantire un buon livello di sanità».

INTERVIENE MARIO PUPILLO

Sulla questione interviene anche Mario Pupillo, candidato sindaco del centrosinistra alle prossime amministrative di Lanciano ma anche direttore della unità operativa di Diabetologia, che già in passato aveva criticato duramente i provvedimenti del manager della Asl Zavattaro.

Ora Pupillo torna sulla questione ribadendo che l’ospedale continua a vivere una situazione difficile senza che nessuno dei politici lancianesi del centrodestra e della Direzione aziendale mettano in moto un tentativo di riordino efficace, condiviso, adeguato a vocazioni e risorse.

«La ASL Lanciano Vasto – ricorda Pupillo - aveva raggiunto il pareggio di bilancio anzi un bilancio in attivo, verificato e confermato dai revisori dei conti. La ASL di Chieti si è presentata alla unificazione con 60 milioni circa di deficit. Dopo aver effettuato sacrifici per raggiungere un bilancio positivi, gli operatori sanitari del Renzetti devono accollarsi i debiti della ASL di Chieti, con l’aggravio di dover subire nuovamente tagli e sacrifici per responsabilità di altri. Solo la dedizione e l’impegno giornaliero di medici ed infermieri - conclude Pupillo - hanno evitato la paralisi delle attività».

Per questo, è la conclusione di Pupillo, «la vera soluzione sarebbero le dimissioni di Zavattaro insieme a coloro del centrodestra che lo hanno designato manager di azienda. Aspettiamo che i politici del centrodestra, dal sindaco di Lanciano ai consiglieri regionali diano un segnale concreto e definitivo su questa vicenda».

11/01/11 15.23

Daniela Di Cecco  11/01/2011 8.01

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*«L’OSPEDALE DI ORTONA NON DEVE CHIUDERE»: L'APPELLO DI COCCIOLA

ORTONA. «Un vergognoso silenzio dei politici locali di ogni colore, divisi tra l’incurabile sciatteria del centro destra e la vacuità altezzosa e burocratica del centro sinistra» sta affossando l’ospedale di Ortona.

Lo denuncia Ilario Cocciola, consigliere comunale del Gruppo misto e già segretario regionale di Cittadinanzattiva, che aggiunge: «nonostante le dichiarazioni e gli odg oggi l’Ospedale appare disperatamente vuoto a quei cittadini che sono “costretti” a frequentarlo, in quanto è scattato il tanto scongiurato accorpamento tra Chieti e Ortona e sono state accorpate Medicina, Cardiologia e Nefrologia nell’area medica ed è stata unificata l’area chirurgica. Sono lontani i tempi in cui Ortona era punto di riferimento per la Chirurgia, l’Ortopedia, la Nefrologia, l’Otorino ed il Centro diabetico. Ebbene, lo scellerato immobilismo (per non dire altro) del manager Conga e la supponenza del suo successore Maresca (chissà perché poi così difeso a sinistra) non solo non hanno stabilizzato quella cultura e arrestato l’emorragia di professionisti, ma addirittura hanno quasi precorso se non legittimato il saccheggio attuale».

Insomma, continua Ilario Cocciola, invece di potenziare i reparti che funzionano, si lascia morire l’ospedale tagliando i posti letto, non facendo entrare in funzione le cinque sale operatorie appena ristrutturate, la terapia intensiva non decolla, ma soprattutto si obbliga la struttura ad operare su interventi a basso costo e ad essere “inefficiente”: «Per fare un esempio di Ortopedia – ma vale per tutti i reparti - la frattura scomposta di un’anca non sarà fatta ad Ortona perché così verrebbero accreditati troppi soldi al Bernabeo, giustificando così l’apertura delle nuove sale operatorie e della rianimazione. Ad Ortona sarà lasciata la frattura del polso che è meno costosa, senza dire che oggi un trauma a Tollo o Francavilla non comporta il ricovero a Ortona – come in passato – ma a Chieti. E questo non per carenza di professionalità, ma per abbassare il valore (economico) di Ortona ed arrivare alla chiusura giustificata prima di un reparto e poi dell’intero Ospedale».

«E tutti noi a fare le belle statuine, complici tutti i politici locali, tanto di maggioranza, quanto di

minoranza», conclude Cocciola. Di qui il suo accorato appello: «su la testa, una reazione è dovuta: è necessario fare qualche riflessione».

L’onda delle contestazioni contro il Piano operativo della struttura commissariale Chiodi-Baraldi rischia di diventare uno tsunami. Dalla provincia dell’Aquila a quella di Chieti, i due territori colpiti dai tagli dei piccoli ospedali, il dissenso inascoltato e la chiusura ad ogni forma di concertazione hanno rotto i rapporti territorio-istituzione ed hanno prodotto situazioni al limite dell’ingovernabilità. Giunge perciò a proposito, quasi in parallelo con la riunione dei sindaci del Sangro Aventino, questa denuncia del consigliere comunale di Ortona che ha il pregio dell’onestà intellettuale, perché tra le cause del declino dell’ospedale Bernabeo inserisce anche il silenzio dei politici locali “belle statuine”. Tutti ricordano la corsa all’intervista ed alla creazione di comitati in difesa dell’ospedale da parte di politici locali, alcuni dei quali ancora in servizio permanente effettivo. Risultato? Zero. Con situazioni paradossali sulle quali è calato il silenzio. Le cinque sale operatorie ristrutturate, ma ferme (ieri c’è stato un sopralluogo di Amedeo Budassi, direttore sanitario Asl). I 9 chirurghi (leggasi: nove), di cui 3 provenienti dall’ospedale di Guardiagrele, una struttura che nemmeno a Chieti c’è per numero di addetti: ma se hai bisogno di un intervento di urgenza devi correre a Chieti, perché qui si fanno solo interventi programmati. L’Ortopedia – che ancora “tira” dopo i fasti del passato – accorpata a Chieti come primariato e che sembra un pò “compressa”. Il Centro donna (quello accorpato alla Senologia, punto di riferimento chirurgico per i tumori al seno) che non decolla, nonostante le promesse di rilancio della Ginecologia, della degenza dopo gli interventi al seno e del preannunciato arrivo della fecondazione artificiale, con il potenziamento contestuale del centro nascite. Ben vengano dunque le proteste per riportare al centro la necessità dell’assistenza sanitaria di qualità, ma senza usare come alibi i ritardi che ci sono nel

piano Baraldi. La promessa non mantenuta era stata quella di chiudere i piccoli ospedali per potenziare i più grandi. Cosa che non è avvenuta, come si vede ad Ortona ed a Chieti. Ma l’appello di Cittadinanzattiva si può leggere anche come un “rimbocchiamoci le maniche”, una presa di responsabilità: 9 chirurghi non possono essere sprecati solo per interventi programmati e la sale operatorie debbono essere aperte, la Ginecologia deve fare un salto di qualità (adesso forse arriva la fecondazione assistita), il Centro donna deve avere un reparto di degenza che non affronta solo il momento chirurgico del tumore al seno. Altro che ordini del giorno generici ed onnicomprensivi. Ognuno deve fare la sua parte. I medici, gli amministratori della Asl, i politici: forse l’effetto collaterale più devastante del Piano Baraldi è la deresponsabilizzazione imposta con la tecnica del “ghe pensi mi”. I risultati in sanità sono sotto gli occhi di tutti.

«L'ORTOPEDIA NON CHIUDERA'»

L’attività di Ortopedia nell’Ospedale di Ortona non è stata sospesa e continuerà a svolgersi come in passato. Quanto affermato dalla Uil – che parla di «scippo» e «chiusura» del reparto – e riportato dagli organi di informazione «semplicemente non è vero».

«E’ stato necessario aggregare funzionalmente le due unità operative di Ortopedia di Ortona e Chieti – sottolinea il Direttore sanitario aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Amedeo Budassi – al fine di meglio assicurare le attività svolte innanzitutto in urgenza, ma anche per quanto riguarda gli interventi programmati. Alla luce di tale aggregazione i responsabili delle due unità operative hanno condiviso le modalità organizzative e la suddivisione delle prestazioni da effettuare nell’uno e nell’altro ospedale». 11/01/11 18.29

s. c. 11/01/11 9.53