Sanità 'mangiasoldi'. Ugl:«l'Abruzzo non è una regione per giovani»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L’Abruzzo non è una regione per giovani: il bilancio pubblico è per la maggior parte assorbito dalla spesa sanitaria, su cui incide pesantemente l’alta percentuale di popolazione anziana.

Poche, anzi pochissime risorse, sono destinate al rilancio dell’occupazione e dello sviluppo economico. Per questo è necessaria una riforma del sistema sanitario che razionalizzi le risorse e migliori i servizi.

Un’analisi estremamente lucida, a tratti catastrofista, ma allo stesso tempo ottimistica quella del segretario generale dell’Ugl Abruzzo Piero Peretti che nel corso di una conferenza stampa ha illustrato i dati relativi all’Abruzzo e indicato quattro soluzioni per affrontare la crisi.

«Il 2011 l’anno della svolta?», si chiede Peretti, che indica l’ultimo biennio come «il periodo più nero per l’Abruzzo».

Nel 2010 , in Abruzzo, risiedono 163,3 anziani con più di 65 anni di età ogni 100 bambini e adolescenti fino a 14 anni. Per questo motivo, ma anche a causa di una copertura dei servizi all’infanzia molto bassa (69% contro i 74 di media nazionale), la maggior parte del bilancio regionale (il 66,99%, terzo posto in Italia) è destinato ai servizi sanitari. In Abruzzo, infatti, la spesa per la sanità è la più alta d’Italia, con 3.119 euro pro capite e un totale di 4,1 miliardi di euro (11esima posizione a livello nazionale).

La nostra regione, tra l’altro, ha percentuali superiori alla media nazionale sul numero di posti letto (4,37 per mille contro una media nazionale di 3,95 per mille) ma precipita nella classifica se si considera la dotazione di strutture e macchinari: una tac ogni 41.708 residenti (la media è di 1 ogni 39.246 residenti).

L’Abruzzo, dunque, non è un paese per giovani, sottolinea il segretario Ugl quasi parafrasando – e anzi ribaltando - il titolo del celebre film dei fratelli Cohen.

«Appare quindi ineludibile – puntualizza Peretti - una riforma del sistema sanitario regionale che razionalizzi le risorse migliorando i servizi».

Non è soltanto la spesa sanitaria, infatti, a penalizzare pesantemente lo sviluppo economico regionale che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti – soprattutto a causa del terremoto dell’Aquila - anche con il vertiginoso aumento nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, primo tra tutti la cassa integrazione straordinaria, che in Abruzzo è cresciuta del 173, 55% nel I semestre 2010 rispetto all’anno precedente. Da qui le 4 proposte dell’Ugl.

La prima riguarda l’inserimento del principio del quoziente familiare «che in ambito regionale – sottolinea Peretti – può essere praticato con l’adozione di assegni familiari regionali (da attribuire ai nuclei con figli a carico o invalidi) e con la riduzione delle addizionali Irpef regionali e comunali in ragione del reddito e dei carichi familiari».

La seconda proposta riguarda l’opera di riduzione e razionalizzazione delle società partecipate – attualmente ce ne sono ben 200 – che rappresentano una spesa non indifferente per la comunità abruzzese.

Terzo punto incentivare l’occupazione, destinando quante più risorse possibili al rilancio economico-occupazionale del territorio. «Apprezziamo e chiediamo che venga ripetuta ed estesa – puntualizza Peretti – la campagna “lavorare in Abruzzo” che ha prodotto migliaia di nuovi posti di lavoro».

Infine, ma forse la priorità assoluta, la ricostruzione dell’Aquila, rispetto alla quale il segretario Ugl diventa particolarmente critico nei confronti del governo regionale e nazionale: «Dopo un 2009 nel quale l’emergenza post sisma è stata gestita positivamente, il 2010 è stato un anno trascorso nel quasi totale immobilismo dal punto di vista della ricostruzione pesante. Nulla è stato fatto – conclude senza mezzi termini Peretti – per favorire la ripresa economica di un territorio che era in grave difficoltà già prima del sisma».

10/01/11 10.34