Chiodi sotto accusa per le sue scelte sui rifiuti: così i cittadini pagano di più

Alessandro Biancardi

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I DOCUMENTI. ABRUZZO. Il sindaco di Pineto Monticelli scrive al governatore Iorio per conoscere le ragioni del diniego per il conferimento dei rifiuti. La storia si ripete ed i costi lievitano.«REGIONE MOLISE MAI RECEPITO DELIBERA GIUNTA ABRUZZO»

Quando si parla di spazzatura (o di sanità) è impossibile venire a capo di situazioni che all’apparenza dovrebbero essere chiare. Così capita che il presidente Chiodi venga messo formalmente sotto accusa da alcuni sindaci (certo del  centrosinistra quindi sta tutto nella logica della dialettica…) per sue scelte nel campo dei rifiuti che hanno avuto come conseguenza certa costi maggiori rispetto ad altre soluzioni forse possibili. Costi maggiori che hanno avvantaggiato certi privati ma non i cittadini comuni che si sono visti aumentare la Tarsu. In ogni caso i maggiori esborsi sono stati pagati con soldi pubblici.

I fatti sui quali non c’è ancora chiarezza sono essenzialmente tre: 1) emergenza rifiuti a Vasto dove la discarica di Valle Cena è stata chiusa nel 2008 dalla Regione perché esaurita (provvedimento contestato dal cda del Civeta) e rifiuti dirottati nella discarica del consorzio di Lanciano; 2) emergenza rifiuti nel Teramano (area Val Fino) dove la Regione ha negato il permesso di conferire i rifiuti a Guglionesi (Molise) con un risparmio di 60 euro a tonnellata obbligando a conferire nella discarica di Cerratina di Lanciano; 3) emergenza rifiuti “burocratica”, la più recente, nella quale l’impianto di Cerratina è stato chiuso per tre giorni e poi prontamente riaperto grazie ad una ordinanza del presidente Chiodi.

Ora si nota con chiarezza che il metro di giudizio e l’azione istituzionale è stata diversa; mentre nei primi due casi l’emergenza è stata risolta con aggravio di costi nel terzo invece senza aggravio perché l’ordinanza del presidente ha rimosso subito gli ostacoli.  E’ anche vero che i tre casi non sono perfettamente sovrapponibili o del tutto simili e c’è anche chi sostiene che proprio per la loro diversità il presidente Chiodi non avrebbe potuto emettere ordinanze di segno contrario rispetto a quelle firmate.

C’è poi un altro fatto che andrebbe chiarito e che riguarda la politica ma non quella nobile: i consorzi che intervengono nei primi due casi sono militarmente occupati dal centrosinistra mentre quello di Lanciano, ora trasformato in spa, è nel feudo del senatore Fabrizio Di Stefano.

A tal proposito nell’inchiesta Re Mida che ha portato all’arresto dell’assessore Venturoni si è potuto scoprire l’enorme interesse del senatore per le vicende del consorzio dei rifiuti di Lanciano il cui impianto è gestito dalla Ecologica Sangro della famiglia Di Zio. Gli inquirenti dicono di aver scoperto anche alcuni pagamenti (alcuni anche di importi incerti) chiesti in qualche modo da Di Stefano anche per altri componenti del suo schieramento. Fatti che nello specifico non interessano perché saranno valutati dal giudice ma che confermano ancora una volta come siano stretti i rapporti tra politici ed imprenditori. Non c’è nulla di male in questo ma quando l’imprenditore è sempre lo stesso e grazie alla politica nel giro di un decennio diventa monopolista in regione qualche sospetto può venire anche se per l’ex assessore Venturoni è tutto a posto.

Fare chiarezza non sarebbe male e Chiodi potrebbe farlo chiudendo le «polemiche strumentali», come pure le definiscono ambienti del centrodestra.

Così nell’attesa di vedere cosa si inventano i sindaci del vastese (di centrosinistra) che contestano un debito da 6 milioni del Civeta a tutto vantaggio del consorzio di Lanciano “grazie” all’ordinanza di Chiodi, scalpita un altro sindaco di centrosinistra che già aveva chiesto spiegazioni senza averle.

Il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, alcuni mesi fa aveva già scritto al presidente Chiodi chiedendo cose semplici.

Nell’estate 2009 si era nel mezzo dell’ennesima emergenza rifiuti che preludeva la saturazione delle discariche in zona e dunque c’era la necessita di cercare una discarica alternativa che fosse conveniente.

Monticelli dichiarò che a Guglionesi nel Molise, nonostante gli oltre 140 chilometri da fare, si poteva avere un risparmio di circa 60 euro rispetto per esempio agli impianti di Cerratina. Eppure la Regione obbligò a conferire i rifiuti a Lanciano

Sarebbe –tanto per cominciare- opportuno riflettere sul perché di un costo così elevato per le discariche regionali, forse elemento non secondario nell’intera gestione della materia, o se si preferisce sul perché discariche così lontane possono praticare comunque prezzi migliori.

Inoltre bisognerebbe capire per quale ragione il Molise (regione amministrata dal centrodestra) abbia negato l’autorizzazione al conferimento e la Regione Abruzzo abbia obbligato i comuni della Val Fino a conferire a Cerratina.

Così nel frattempo Monticelli ha scritto al governatore Iorio del Molise per sapere anche da lui le ragioni del diniego. 

«Voglio delle spiegazioni», conclude il sindaco, «in quanto noi Enti locali facciamo sforzi non indifferenti per garantire un servizio di qualità. A Pineto la raccolta porta a porta sfiora il 60 per cento e applichiamo la Tarsu tra le più basse d'Abruzzo. Ma poi ci troviamo dinanzi a decisioni che ci lasciano perplessi visto che la nostra Regione non ci ha permesso di andare a Guglionesi, dove avremmo potuto risparmiare, obbligandoci ad affrontare spese enormi con il conferimento a Cerratina e a Casoni. Non è questo il modo di amministrare la cosa pubblica».

L’argomento è caldo, surriscaldato anche dalle recenti inchieste, e nei corridoi dei palazzi ed in confidenza si fanno ipotesi fantasiose: il presidente Chiodi con le sue ordinanze non ha solo portato tanti soldi al Consorzio “amico” di Lanciano ma ha -in un colpo solo- costretto i sindaci dei comuni “nemici” ad aumentare la Tarsu così spianando la strada agli alfieri del centrodestra che potranno avere gioco facile nelle prossime elezioni.

Fantapolitica e invenzioni, appunto.

Le discariche di Cerratina e Casoni sono gestite da società che fanno capo alla famiglia Di Zio.

08/01/2011 9.52

 REGIONE MOLISE MAI RECEPITO DELIBERA GIUNTA ABRUZZO

«Le affermazioni di Luciano Monticelli sono destituite di ogni fondamento. La verità, documentalmente provata dai carteggi giacenti presso la Direzione regionale competente, è che il Comune di Pineto non ha potuto portare i rifiuti nella discarica di Guglionesi solo ed esclusivamente perchè la Regione Molise, benchè ripetutamente sollecitata, non ha mai recepito, con propria delibera di Giunta, la proposta di protocollo d'intesa avanzata dalla Regione Abruzzo e contenuta nella delibera di Giunta del 10 agosto 2009, regolarmente pubblicata sul Bura il 4 novembre 2009, e sulla quale non deve essere apposta alcuna controfirma, come invece invocato dal Sindaco di Pineto».

E' la replica di Enrico Mazzarelli, Segretario generale della presidenza della Giunta regionale d'Abruzzo, al Primo cittadino di Pineto.

Per Mazzarelli, quindi «la realtà è ben diversa da quella che prospetta il sindaco Monticelli»; «la Regione ha fatto pienamente la sua parte e adesso è compito dei Consorzi mettere in atto tutte le iniziative per realizzare in tempi brevi tutti i nuovi bacini di smaltimento, così da evitare situazioni emergenziali».

«Stupisce comunque - fa notare poi - come a distanza di oltre tre mesi dalla prima esternazione, il Sindaco di Pineto non abbia inteso approfondire la questione con i competenti Uffici regionali, così da evitare considerazioni tanto fuorvianti quanto strumentali».

Nello scorso mese di ottobre, Monticelli aveva, infatti, affermato di avere «la possibilità di portare i rifiuti nella discarica di Guglionesi, in provincia di Campobasso, pagando 90 euro più Iva per ogni tonnellata di sostanze di risulta, contro i 170 del Cirsu e i 140 di Cerratina» ma che «il presidente della Regione Gianni Chiodi non ha mai controfirmato la delibera della Giunta regionale n° 428 del 10 agosto dello scorso anno che ci autorizzava a confluire i rifiuti in Molise».

Alla luce di tali considerazioni minacciava la costituzione di parte civile del Comune di Pineto in un non meglio identificato procedimento penale. «A distanza di qualche mese - conclude Mazzarelli - il copione si ripete».

10/01/11 9.43