Inceneritori in Abruzzo, il centrodestra li vuole. Quanti se ne costruiranno?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il tema è caldo perché dietro cela interessi enormi per milioni di euro, perché c’è un business, quello dei rifiuti, perchè ci sono anche interessi privati e girano tangenti.

ABRUZZO. Il tema è caldo perché dietro cela interessi enormi per milioni di euro, perché c’è un business, quello dei rifiuti, perchè ci sono anche interessi privati e girano tangenti.

Molte di queste cose sono al vaglio della procura di Pescara che potrebbe distribuire stralci ad altre procure abruzzesi affinchè approfondiscano altri aspetti della maxi inchiesta denominata Re Mida. Ma l’altro ieri l’ex assessore alla sanità Lanfranco Venturoni nel suo ritorno tra i banchi dei consiglieri, appena il giorno dopo la revoca delle misure cautelari (obbligo di dimora) è stato chiaro ed ha ribadito concetti già espressi dopo gli arresti Non è un male che un politico abbia rapporti anche stretti con un imprenditore, ha detto, e forse è così, ma le cose cambiano se si dovesse perdere di vista l’interesse pubblico che è poi la tesi della procura che indaga anche per corruzione.

Sta di fatto che secondo i magistrati gli interessi che ruotano intorno alla costruzione degli inceneritori sarebbero soprattutto privati e così si spiegherebbe la costruzione forse di tre inceneritori, un numero sovradimensionato per le necessità regionali.

I magistrati si sbagliano, si potrebbe dire, ma a dare un contributo preciso c’è anche l’ex assessore alla protezione civile, Daniela Stati, oltre che da una serie di intercettazioni.

Ma quanti termovalorizzatori si vogliono realizzare in Abruzzo? Una risposta non c’è ma lo scenario nel quale si decide è questo mentre il filone dell’inchiesta teramano è chiuso e mentre ne penderebbero altri in dirittura d’arrivo. Si pongono la stessa domanda anche i consiglieri regionali dell’IdV, Cesare D’Alessandro e Lucrezio Paolini, in una interrogazione a Chiodi.

«L’ex assessore Venturoni ne voleva costruire uno a Teramo», dichiarano i consiglieri regionali dell’Idv, «e l’ha ribadito non appena tornato tra i banchi del Consiglio regionale; ne vengono proposti addirittura tre, il numero perfetto, da realizzare nel Nucleo industriale di Avezzano».

In base a quanto scritto nel Piano regionale dei rifiuti, approvato nel 2007, forse se ne potrebbe realizzare uno a gestione pubblica, perché antieconomico, che potrà smaltire un massimo di 170mila tonnellate/anno di rifiuti.

«E allora, perché Piccone ed i suoi parenti vogliono ‘regalarci’ ben tre impianti nella Marsica?», si domanda l’Idv, «semplice: perché lo Stato accorda a chi produce energia da fonti rinnovabili incentivi finanziari che rendono economicamente vantaggioso un impianto che vantaggioso non è, tanto che a pagare saranno sempre i cittadini con le loro quote sulle bollette elettriche». «Fermiamoci quando siamo ancora in tempo», concludono Cesare D’Alessandro e Lucrezio Paolini, «e non facciamo incancrenire una situazione già difficile, fino al punto da renderla emergenziale, soltanto per poter poi intervenire con i poteri dell’emergenza. Non si faccia, per i rifiuti, quello che è accaduto per la Sanità».

30/12/2010 14.21