Venturoni torna in Consiglio: «caccia all'untore, io sono sereno»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2682

Venturoni torna in Consiglio: «caccia all'untore, io sono sereno»
L'AQUILA. L'ex assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, è tornato questa mattina in Consiglio regionale, la prima volta dopo il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta Re Mida.*CONSIGLIO APPROVA ORDINE DEL GIORNO PER RIORDINO NORMATIVA TASSE AGLI AQUILANI

Per «cause di forza maggiore» il presidente del Consiglio Nazario Pagano è arrivato in aula in forte ritardo e il Consiglio è cominciato un'ora dopo.

Ma l'attesa è stata tutt'altro che tranquilla. L'aula consiliare di Palazzo dell'Emiciclo è stata infatti occupata da un folto gruppo di esponenti dei comitati cittadini che sono riusciti ad ottenere una autorizzazione all'ingresso e hanno esposto striscioni e cartelli inscenando una protesta silenziosa con gli scranni dell'aula consiliare nei quali erano seduti i consiglieri regionali che attendevano di far partire la sessione dedicata al bilancio.

In alcuni striscioni si legge "Ricostruzione: più mattoni meno Chiodi", "Sempre più mentalmente fragili", "L'Aquila problema nazionale", "No deroghe, sì regole".

Uno dei componenti dell'Assemblea permanente di Piazza Duomo, Luigi Fabiani, ha spiegato il motivo del sit-in e della protesta silenziosa: "Chiediamo semplicemente che il Consiglio regionale approvi la mozione con cui si chiede che l'Abruzzo, in particolare le popolazioni terremotate, vengano trattati come tutti gli altri, cioé come l'Umbria e le Marche". In questo momento il presidente del Consiglio regionale, Nazario pagano, ha dato inizio ai lavori.

VENTURONI: «SI E' SCATENATA LA CACCIA ALL'UNTORE»

Ad inizio seduta, invece, il primo a prendere la parola è stato l'ex assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni che per la prima volta dopo il suo arresto è tornato in Consiglio. Ieri è stata revocata la misura cautelare dell'obbligo di dimora e per questo adesso Venturoni può recarsi anche nel capoluogo di regione. Revoca anche per l'imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio che già da qualche settimana aveva avuto il permesso dalla Procura di recarsi sul posto di lavoro. L'inchiesta, coordinata dal pool Trifuoggi, Mantini, Varone è ufficialmente chiusa e si aspetta la richiesta di rinvio a giudizio. 

«Ho riflettuto a lungo sull'opportunità di parlare questa mattina», ha detto, «se limitarmi a salutare o condividere le riflessioni di questo particolare periodo».

L'ex assessore ha poi ringraziato tutti i consiglieri «indistintamente» perchè «non mi avete fatto mancare la vostra vicinanza e so che non è stata solo di facciata. Vi ringrazio tutti».

«Non entro nel merito dell'inchiesta», ha continuato, «perchè sono sicuro di non dovermi difendere da nessuna accusa». Venturoni si è definito l'unico protagonista delle mire della magistratura e ha spiegato che gli incontri tra esponenti della politica e dell'imprenditoria «non sono sinonimo di disonestà, impegnarsi non vuol dire mettersi nella strada dell'illegalità. I rapporti tra politica e imprenditoria non sono sinonimo di malaffare ma spesso si dimentica il rapporto strategico di chi, con delega popolare, pensa al bene pubblico. In democrazia», ha aggiunto ancora, «il politico incontra l'imprenditore perchè crede nella forza propulsiva dell'imprenditore per il benessere collettivo. Questo vale ancora di più nel locale dove politica e imprenditoria vanno di pare passi con l'obiettivo di fare crescere il territorio. Investire non deve essere un rischio per noi ma un obbligo. Noi pensiamo allo sviluppo del territorio che lasceremo ai nostri figli».

Per Venturoni negli ultimi tempi si sarebbe scatenata la «caccia all'untore e al capro espiatorio».

Nonostante tutto, però, «non possiamo rinunciare a fare politica», ha detto ai colleghi, «non dobbiamo avere paura della magistratura. Ho letto sui giornali i fatti a me contestati e mi sono chiesto come avrebbe vissuto al mio posto chi non ha la mia stessa tranquillità. Essere medico, aver vissuto a stretto contatto con la morte, la forza della gente a me vicina mi hanno aiutato ad affrontare la vicenda con grande serenità e razionalità».

Venturoni ha parlato poi di «gogna mediatica» che lo avrebbe investito e travolto ma «oggi torno in Consiglio per fare quello che i miei elettori mi hanno chiesto. Ammetto», ha concluso, «che un tempo pensavo che la soluzione ai problemi dei rifiuti abruzzesi fosse la costruzione del termovalorizzatore. E lo confesso, ne sono convinto ancora».

28/12/2010 13.00

CONSIGLIO APPROVA ORDINE DEL GIORNO PER RIORDINO NORMATIVA TASSE AGLI AQUILANI

 Il consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, primi firmatari i Consiglieri Giovanni D’Amico (PD) e Gianfranco Giuliante (PdL)  con il quale si impegna il  Presidente della Regione affinché solleciti  il governo nazionale «così come stabilito dal voto unitario della Camera dei Deputati, e come da impegno assunto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, a definire che il trattamento per il cratere aquilano  e per i cittadini che vi risiedono non sia  inferiore a trattamenti ricevuti dalle aree colpite dal terremoto dell’Umbria e delle Marche».

Inoltre impegna il presidente Chiodi «ad inserire, nel primo provvedimento  di legge utile , e comunque in sede di conversione del decreto legge, una norma che  risolva definitivamente e con parametri certi il problema della restituzione delle tasse».

Inoltre nella risoluzione  si chiede ai  Parlamentari abruzzesi  di impegnarsi con una  iniziativa unitaria  che spinga il Governo in questa direzione ed al Presidente della Regione  che si adoperi «con forza per supportare le giuste richieste del territorio, dei suoi cittadini  e dei loro rappresentanti istituzionali».

L’odg è stato approvato all’unanimità.

 D’ALESSANDRO (PD):«LE DIMISSIONI SI DANNO NON SI ANNUNCIANO»

Sono proseguite in aula le polemiche sulle minacce di dimissioni del presidente Chiodi qualora non venisse approvato il bilancio.

Camillo D’Alessandro ha ricordato come nella medesima situazioni ma a parti rovesciate alcuni esponenti del centrodestra furono molto critici nei confronti dell’allora presidente Ottaviano Del Turco che più di una volta utilizzò gli stessi toni ultimativi di Chiodi.

«De Matteis e Castiglione», ha detto D’Alessandro, «utilizzarono frasi precise e condannarono l’operato di Del Turco. In particolare Castiglione disse che “una cosa è certa con tutto il rispetto per le persone la politica non manda un bel messaggio se nomina un assessore un indagato così come se si nomina a qualunque incarico un indagato”. Quell’assessore era Donato Di Matteo poi prosciolto. Il presidente Tagliente (Pdl) rimproverò Del Turco così “il rimpasto parziale di giunta è costato un mese e mezzo di stucchevoli pantomime”. Voi del centrodestra ci avete messo molto di più nel frattempo l’Abruzzo è arrivato alla fine. Anche il senatore Pastore non si risparmiò e parlò di “maggioranza sotto ricatto del presidente”. Anche Giovanni Pace disse “sarebbe meglio che Del Turco la finisse di annunciare le dimissioni”».

D’Alessandro ha anche detto che «quando si sta in maggioranza si dicono delle cose, quando si sta in minoranza se ne dicono comodamente delle altre».

Poi sulle tasse agli aquilani ha detto che questi «hanno il diritto di essere trattati come gli altri terremotati in Italia. Da quanto tempo glielo stanno dicendo caro presidente?».

L’Idv ha chiesto ancora una volta le dimissioni «a prescindere» di Chiodi.

28/12/2010 15.39