I medici: «Baraldi a casa: un anno di fallimenti e con noi non parla»

Alessandro Biancardi

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CHIODI BARALDI

CHIODI BARALDI

ABRUZZO. Caro presidente Chiodi: manda a casa il tuo sub commissario alla sanità Giovanna Baraldi, «non ha capacità relazionali».

 La richiesta è contenuta nella letterina di Natale che l’Intersindacale sanitaria (15 sigle tra medici, infermieri ed amministrativi) ha spedito al presidente della Regione a firma di Walter Palumbo, segretario Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale). In realtà la richiesta è meno diretta e più diplomatica, ma la sostanza non cambia: «chiedi al Governo un altro sub-commissario – si legge nella lettera - che “abbia capacità relazionali” e che sappia riorganizzare il nostro servizio sanitario regionale in sintonia con gli operatori sanitari e con gli abruzzesi che chiedono la riduzione delle liste d’attesa, un’assistenza più efficace e servizi sanitari distribuiti uniformemente sul territorio, cioè il diritto “costituzionale” alla salute, come ribadito dal Consiglio di Stato».

La richiesta, poco natalizia, non è motivata dai contrasti (con tanto di minaccia di querela da parte dei sindacati medici) per le dichiarazioni della Baraldi in sede di audizione alla Quinta commissione sanità della Regione: allora con un pò di masochismo equiparò i medici alle “escort” (anche lei è un medico…). Nasce invece da una serie di suoi insuccessi collezionati in un anno di lavoro (vedi le sospensive dei vari Tar e del Consiglio di Stato per i piccoli ospedali) e dalla sua reiterata (e un pò antipatica) abitudine a sottolineare come “non corretti” i comportamenti professionali degli operatori sanitari abruzzesi prima del suo arrivo.

PALUMBO:«L’AVVIO DEL RISANAMENTO È MERITO DEGLI ABRUZZEZI, ALTRO CHE LA BARALDI»

E invece si sbaglia di grosso, scrive Palumbo a Chiodi: «se l’Abruzzo ha quasi azzerato il debito sanitario delle amministrazioni “allegre” che ti hanno preceduto, in buona parte è merito della legge regionale 20 del 2006 (assessore Bernardo Mazzocca, ndr) che ha ridotto l’inappropriatezza dei ricoveri nel pubblico e nel privato. Ed è merito anche degli abruzzesi che hanno responsabilmente accettato tre mutui trentennali - le cartolarizzazioni - pagati con rate di 90 milioni di euro l’anno, l’imposizione maggiorata al massimo consentito di Irpef ed Irap, l’introduzione dei ticket sulla farmaceutica, l’aumento del bollo dell’auto e della benzina. Ed oggi gli abruzzesi non vogliono più essere tartassati». Altro che i numeretti o gli schemini un pò scolastici della Baraldi, che solo Chiodi sembra apprezzare. Detto in altre parole, non si può pensare di realizzare una riforma senza il consenso di chi lavora nel settore che si vuole riformare: vale per la sanità, per la scuola, per i trasporti, per le amministrazioni locali ecc. ecc. A questo principio di carattere generale ne va aggiunto un altro, specifico per la gestione Baraldi, e non solo per lei: con gli uffici commissariali è mancato in generale un colloquio, non c’è stato un confronto per preparare tagli e restrizioni, insomma nessuno si è preoccupato di creare consenso sulle scelte di politica sanitaria. Il che ha caricato di responsabilità la Baraldi (ma non le spettano) ed ha fatto fiorire le leggende e le critiche sulla figura di questo medico catapultato in Abruzzo con un curriculum di tutto rispetto per realizzare un compito che non è il suo. E per il quale non è attrezzato né titolato.

Qui infatti non si critica la preparazione tecnica, culturale e scientifica di Giovanna Baraldi, tali da farle sfiorare la direzione dell’Agenzia sanitaria nazionale. Il problema nasce dal fatto che la “politica debole” dell’attuale Giunta regionale ha spacciato per scelte politiche le proposte tecniche della Baraldi, contro cui si sono ribellati sindaci, cittadini, sindacati ed operatori sanitari. Il ruolo politico “abusivo” della Baraldi (subìto o voluto da Chiodi?) si è accentuato quando per motivi non sanitari è venuto a mancare l’assessore alla sanità, il che ha confermato l’impressione che toccasse al sub commissario poter dettare la linea e l’agenda delle decisioni regionali che in qualche modo passavano per via Conte di Ruvo, ufficio di Venturoni.

PEDIATRI:«TAGLIARE SERVIZI E PREVENZIONE PER I BAMBINI SIGNIFICA SPENDERE DI PIÙ»

Lo dimostra un’altra lettera, questa volta dei Pediatri e a firma di Sandro Angeloni (presidente regionale Fimp) che avevano ottenuto dall’assessore l’annullamento della delibera 47 (ispirata dalla Baraldi) che tagliava brutalmente del 20% le provvidenze dei pediatri. Delibera sostituita dalla 69, concordata con Venturoni, ma poi bypassata e disconosciuta dal sub commissario appena le vicende giudiziarie hanno messo fuori gioco l’assessore. Dunque alla vigilia di Natale, Angeloni segnala a Chiodi che è stata ridotta l’assistenza pediatrica ai bambini abruzzesi, in particolare a quelli della Asl di Chieti e di Pescara. Una strenna natalizia retroattiva piena di tagli, visto che le disposizioni si applicano dal primo ottobre scorso:«riduzione dell’orario di ricevimento e di disponibilità telefonica per le domiciliari in giornata; riduzione delle prestazioni diagnostiche in studio; licenziamento del personale; chiusura di ambulatori aggiuntivi nei piccoli comuni delle zone disagiate; mancata assistenza ai bambini affetti da patologie croniche ed altro». Aggiunge il presidente Fimp: «a preoccupare è soprattutto la riduzione fino all’annullamento di prestazioni legate alla prevenzione: vaccinazioni, screening rivolti all'età evolutiva praticati fino ad oggi per intercettare precocemente patologie come la dislessia, la sordità congenita, la scoliosi, le oculopatie, il disagio psicosociale: condizioni che, se non diagnosticate con largo anticipo, indurrebbero un aumento delle patologie, nonché della spesa sanitaria nei prossimi anni, oltre che aumentare le liste d’attesa per effettuare le stesse prestazioni in ambito ospedaliero con pagamento del ticket da parte dei pazienti e con costi paradossalmente maggiori».

E’ evidente poi che il blocco delle risorse e delle prestazioni offerte dai Pediatri di famiglia – conclude Angeloni - «aumenterà la spesa pubblica invece di ridurla, perché condurrà le famiglie ad un maggior ricorso all’Ospedale, incrementando i ricoveri e allungando le liste d’attesa presso gli ambulatori specialistici e i laboratori di analisi». Aumenterà anche la spesa delle famiglie, già provate dalla crisi, perché queste saranno costrette a mettere mano al portafoglio per ottenere quanto prima garantito dal Sistema Sanitario Regionale. Alle critiche già note, si aggiungono dunque anche quelle dei medici di famiglia e ancora una volta “il tecnico” Baraldi diventa il parafulmine del malessere della politica sanitaria della Regione Abruzzo (forse sarebbe meglio dire: del Governo). A meno che questo non sia il prezzo chiesto dal ministro Ferruccio Fazio che l’ha fatta nominare forse per realizzare un suo progetto in Abruzzo. E così mentre qui ci si distrae su “Baraldi sì – Baraldi no”, il sub commissario è stato avvistato in una nota stazione sciistica delle Dolomiti. Più di uno si augura che sia un biglietto di sola andata.

Sebastiano Calella 28/12/2010 10.06