Le critiche al «pistolotto» di Chiodi e le cose che non ci ha detto

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il giorno dopo il discorso di Chiodi non mancano le critiche alla rappresentazione di una realtà che per le opposizioni è molto, troppo distante dalla realtà.

Nel discorso di fine anno Chiodi ha tracciato un veloce excursus delle scelte fatte elogiandosi e ribadendo concetti non nuovi.

Carlo Costantini (Idv) nota da subito un errore sostanziale: «il discorso inizia con “E’ il secondo Natale che trascorriamo insieme” ma è un chiaro “refuso” - forse il cinquecentesimo nei soli ultimi mesi – visto che ha dimenticato di essere stato eletto il 15 dicembre 2008 e dunque è il terzo Natale dell’era Chiodi».

Il discorso per l’esponente dell’Idv è pieno di «invereconde bugie».

«Dalla autoesaltazione per la riferita assunzione di scelte impopolari (quali, considerato che il sistema di potere di prima è ancora tutto in sella, mentre a casa sono andati solo i lavoratori?), fino all’affermazione che i piccoli ospedali chiusi (e poi riaperti dai Tribunali) costituivano una sorta di Titanic che assorbiva tutte le risorse (il risparmio per il 2010 è stato di poco superiore ad 1.000.000,00, a fronte di sprechi, consulenze ed appalti rimasti intatti e di un deficit ed un debito di centinaia di milioni di euro, nonostante gli introiti per le tasse piu’ alte d’Italia)», ha commentato Costantini, «in pratica Chiodi per poter rappresentare tutto quello che ha detto, ha dovuto ripassare a memoria gli ultimi due anni, per poi dire alla virgola l’esatto contrario».

Contestazioni da parte dell’Idv alla rappresentazione della cacciata di centinaia di precari («rivendicato come atto di coraggio») e alle scelte fatte per le società pubbliche dei trasporti: praticamente nessuna («le società pubbliche nei trasporti rimaste le stesse, con gli stessi costi e gli stessi sprechi. Le assunzioni clientelari al loro interno, come e più di prima»).

E poi c’è il capitolo sanità con la progressiva «privatizzazione dei servizi all’interno delle ASL, con costi maggiori rispetto a quelli delle gestioni dirette e con centinaia di lavoratori e precari mandati a casa. Il merito nella organizzazione della macchina amministrativa cancellato completamente, con tutti i dirigenti premiati con il massimo delle indennità».

Quello della meritocrazia è il tema più lampante che anche l’uomo della strada riesce a percepire subito: da una parte il presidente che da due anni ripete che le sue scelte si accorderanno con l’esclusivo principio della meritocrazia e dall’altra una serie di incarichi politici che di meritocratico non hanno nulla, consulenze inopportune e “segrete”, poltrone create ad hoc per sistemare nuovi appartenenti al 'clan' e alla cerchia ristretta degli “eletti”.

Una situazione difficile quella di Chiodi che potrà tranquillamente vantare i risultati realmente raggiunti ma non potrà sottrarsi alle responsabilità per il semplice fatto di riassumere in sé numerosi (troppi) incarichi, compresi i due assessorati alla protezione civile e sanità, vacanti dal momento in cui i due assessori (Stati e Venturoni) si sono allontanati per i problemi giudiziari. Sul commissariamento della sanità e sulla ricostruzione poi Chiodi essendo il signore assoluto al di sopra degli enti locali e della democrazia amministrativa elettiva è di sicuro il responsabile principale degli obiettivi raggiunti e dei fallimenti.

Costantini ricorda poi le inchieste giudiziarie sui rifiuti che hanno lambito più volte lo stesso Chiodi, quella su Abruzzo Engineering che non hanno impedito a questi di tenere vere e proprie consultazioni a casa propria con l’amico di vecchia data Venturoni con obbligo di dimora a Teramo ma pienamente operativo per dare consigli sul nuovo manager della Asl di Teramo.

«Ci sono poi due tra i sette fiumi più luridi in Italia, vero primato per una Regione che si candida al ruolo di Regione verde d’Europa», continua Costantini, «una Regione che invece di trasformarsi in ente di programmazione, è sempre più un ente di gestione, attaccata alla conservazione di pezzi di potere funzionali solo alla perpetuazione degli errori e delle cattive gestioni del passato. Oltre 1.000 lavoratori mandati a casa senza pietà (scuola, ASL, Abruzzo Engineering, precari della Regione e degli Enti strumentali ed altro ancora) sacrificati sull’altare di un riformismo all’incontrario, che lascia intatti sprechi ed inefficienze e li fa pagare ai lavoratori ed alle piccole imprese. Tre bilanci predisposti ed approvati all’ultimo momento e, come tali, privi di un’anima ed una prospettiva: il primo perché era stato appena eletto; il secondo per colpa del terremoto; ed anche il terzo da approvare a “scatola chiusa”, perchè chi non lo consente dovrà prendersi la colpa delle tasse che aumenterebbero».

ACERBO:«DA CHIODI LE STESSE MINACCE DI DEL TURCO»

Vede analogie tra Del Turco e Chiodi il consigliere di Rifondazione Maurizo Acerbo che dice che Chiodi avrebbe fatto bene «a risparmiarci il pistolotto di fine anno con annesse minacce di dimissioni».

«Quando noi denunciavamo lo scandalo della sanità e la voragine che stava producendo, Chiodi prendeva consulenze dalla ASL di Pescara», ricorda Acerbo che non ha dimenticato una notizia spuntata fuori in piena campagna elettorale che poteva già disegnare gli scenari futuri in campo sanitario.

Una consulenza voluta dall’allora manager in quota An, Angelo Cordone che chiamò il sindaco di Teramo e commercialista per una consulenza specificata nel documento che PrimaDaNoi.it pubblicò due anni fa.

Oggi Chiodi parla di sprechi e di Titanic, sta di fatto che proprio su quella consulenza l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, fu netto e chiaro:«quella consulenza non servì a nulla» diffondendo un verbale che però per il Pdl non sarebbe veritiero (forse falso?).

Insomma quando si parla di sanità le ombre sono sempre troppe.

«Una cosa è evidente», spiega Maurizio Acerbo, «Chiodi non sta minacciando l’opposizione ma la sua maggioranza impegnata da mesi in un confronto sotterraneo su questioni che a noi profani è impossibile decifrare (probabilmente perché oltre allo scontro per le poltrone non si registra alcuna riflessione programmatica di qualche rilievo). Sono francamente preoccupato per la tenuta psicologica del presidente che a forza di proclamarla si è autoconvinto di essere protagonista di una rivoluzione in Abruzzo di cui non si è accorto nessuno. In questo nulla programmatico che avvolge le classi dirigenti abruzzesi Chiodi deve immaginarsi come una sorta di cavaliere di altri tempi che con la sua spada taglia e riforma la nostra Regione».

Per Acerbo Chiodi è vittima di «autosuggestione» cioè quasi un autoinganno, sta di fatto che oggi il consiglio regionale dovrà approvare il bilancio di previsione già avversato e contestato ampiamente dall’opposizione. Il Pd presenterà almeno due emendamenti, ma anche Rifondazione annuncia una lunga serie di emendamenti contenenti misure di riforma «concrete e fattibili sulle quali misureremo per l’ennesima volta la disponibilità di Chiodi a passare dalle parole ai fatti».

Ad ogni modo arrivare a minacciare le dimissioni per approvare un bilancio di una regione sarebbe già questa una cosa molto grave in qualsiasi democrazia civile visto che si potrebbero prospettare indebite pressioni sul libero convincimento dei singoli consiglieri (ammesso che i partiti di riferimento lascino spazio alla libertà di votazione).

Restano comunque congelati e non spiegati numerosi argomenti che hanno tenuto banco durante l’anno come per esempio l’aspetto dei rifiuti nel Teramano, il ruolo di Venturoni ma anche quello dell’ex sindaco di Teramo, lo stesso Chiodi, e i molteplici incarichi alla Team, poi proseguiti dal successore Maurizio Brucchi. Incarichi che sono avvenuti sempre per via diretta e senza gara pubblica. Rimangono congelati anche gli aspetti della famosa consulenza al socio di studio Carmine Tancredi che avrebbe dovuto relazionare sulle scelte amministrative quantomeno dubbie di Abruzzo Engineering e di cui nessuno si cura più. Il contratto di consulenza ed i risultati sono tenuti sottochiave. Nel frattempo però Tancredi ha ricevuto altri prestigiosi incarichi in ambito pubblico.

Rimangono sospese anche le questioni della presunta “ignoranza” (nel senso di ignorare) di Chiodi circa le azioni del suo assessore Daniela Stati con Abruzzo Engineering mentre spesso lo stesso presidente parlava al telefono con il padre di questa, Ezio Stati. Lo stesso dicasi per l’ossessione dell’altro assessore e amico, Venturoni, per i rifiuti in continuo contatto con il monopolista regionale della spazzatura, Di Zio. Nemmeno di questo Chiodi si è mai accorto e mai ha spiegato per quale ragione è stato così distratto.

L’ultimo inciampo è quello dell’esclusione della proroga delle tasse per gli aquilani nel decreto Milleproroghe. Come sempre accaduto negli ultimi anni in prima battuta l’Abruzzo viene accantonato e dopo le proteste vengono fatte minime concessioni. Fino alla successiva scadenza.

28/12/2010 9.31