Non parla, non cammina, non capisce: «dev’essere dimesso per risanare i debiti»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3941

IL CASO. ABRUZZO. Non parla, non cammina, non capisce. Non risponde agli stimoli e non deglutisce: per costringerlo a mangiare bisogna aprirgli la bocca, infilargli il cibo sulla lingua e provocare lo stimolo per farlo ingoiare a forza.

In aggiunta, non controlla gli sfinteri. Per essere più chiari: fa pipì quando la vescica si riempie e defeca in continuazione. Ha 35 anni e da oltre 17 anni è ricoverato al Santa Caterina di Francavilla al mare, ma tra poco dovrà essere dimesso, anche se è poco più di un vegetale. Lo impongono le nuove regole rigide imposte da chi, a tavolino, ha pontificato che per risanare i debiti della sanità «le cronicità non vanno incentivate».  Come questo caso? Una meningo-encefalite all’età di tre mesi ha ridotto quasi ad un vegetale questo sfortunato figlio di una coppia di contadini della media collina chietina. Naturalmente c’è la pensione di invalidità al 100 % .

Ma il problema è un altro e bisognerebbe prendere esempio dalla saggezza e dalla dignità della mamma 75enne, contattata dall’Istituto che lo “deve” dimettere: ha risposto di essere disponibile a riprendersi a casa questo figlio. Però ha posto una domanda semplice: alla mia età non so quanto potrò vivere ancora e dopo? Quale sarà il destino di questo figlio sfortunato? Facile prevederlo: lo aspetta il ricovero in una struttura generica come la Casa di riposto di Chieti, pagando magari il ticket alberghiero, in attesa di morire e di togliere il disturbo.

Addio Santa Caterina, con tutti gli sforzi per stimolarlo e per cercare di fargli acquisire un minimo di coscienza. Adesso non si può più: questo giovane passa le giornate rigirando una penna con le mani, ma sarà molto utile a ripianare i debiti della sanità visto che il problema dell’assistenza viene ribaltato sulla famiglia.

La parola d’ordine è che le Asl debbono comportarsi come le altre aziende ed avere i conti a posto: obiettivo condivisibile, ma il modo scelto per raggiungerlo è di prendersela con i più deboli che non sono una lobby e non possono far sentire la loro voce.

C’è qualcosa di perverso in questa idea. Le Asl producono salute e non automobili, quindi se il costo è fuori controllo ci dovrebbe pensare la fiscalità generale a ripianare il debito, dopo aver cancellato sprechi, doppioni, abusi, comparaggi e appalti sospetti. Oggi invece assistiamo ad un attacco diretto alle categorie più deboli: vengono tolti i sussidi ai malati oncologici ed ai trapiantati, si chiude la Psichiatria, si ridimensiona la Psico-riabilitazione.

Una scelta condivisa? Macché. Le statistiche imposte vogliono un Abruzzo che non è quello reale. Lo denunciano Pd, Idv, Cittadinanza attiva ed il Tribunale del malato. Sotto accusa il metodo di lavoro del sub commissario Baraldi, condiviso peraltro dal presidente Chiodi e dalla sua maggioranza che in campo sanitario si comporta come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla.

«Non si analizzano bisogni e domanda di servizi, incrociandoli con la realtà ed organizzando la sanità con i criteri di efficienza e di efficacia – dice il Tdm - oggi qui si va drasticamente alla fine del processo: non si pensa a razionalizzare, ma a razionare la spesa. E così si comprime in modo “ottusamente lineare” ogni tipo di prestazione senza aver prima verificato le priorità in termini quantitativi e qualitativi».

E a chi tocca tocca, compresa la meningo-encefalite.

Rigorosamente escluse le lobbies che contano.

 Sebastiano Calella  23/12/2010 10.16

* IL CASO DENUNCIATO IERI: MALATO GRAVE E POVERO COSTRETTO A PAGARE LA RETTA