Sanità, guerra al sub commissario Baraldi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ormai è guerra aperta contro Giovanna Baraldi, sub commissario alla sanità.

Dai consiglieri regionali del Pd (il Pdl tace), ai sindacati Cisl, Cgil e Uil, ai sindaci dei comuni interessati dai tagli dei piccoli ospedali, dal Tribunale del malato che minaccia ricorsi alla magistratura, al Tar (che ieri ha riaperto anche il Pronto soccorso di Casoli) e al Consiglio di Stato (pur in forma di sospensiva) arrivano critiche feroci. Il denominatore comune è l’attacco  “all’autoreferenzialità” del sub commissario e del suo Piano operativo. La richiesta unanime sembra quella di fare un pò di autocritica, visto che la realtà dei fatti sanitari sconfessa le scelte fatte da Chiodi & C. Invece la struttura commissariale prosegue per la sua strada, forte delle protezioni romane, e ci prepara un Piano operativo per il prossimo anno che sarà conosciuto a cose fatte.

Al contrario la richiesta di tutti è di conoscere e di concordare le scelte, per evitare frettolose marce indietro e danni ai cittadini, così come la serie di comunicati trionfalistici degli amministratori regionali Pdl dopo le sospensive favorevoli ed il silenzio dopo quelle negative per le scelte imposte. In questo botta e risposta si perde di vista il centro del problema: se cioè i livelli essenziali di assistenza sono o non sono garantiti anche agli abruzzesi. Su questo non sono venute risposte convincenti, addirittura quelle che si preannunciano sono ancora più gravi di quelle che sono arrivate. Si parla infatti di ulteriori tagli all’assistenza ed ai servizi e di imposizione di nuovi ticket. Il tutto sull’altare dei numeri statistici che a tavolino disegnano una sanità ideale che non fa mai i conti con la realtà del territorio e con le richieste specifiche di assistenza. Come dire che in alcuni paesi di emigrazione e di minatori non si può curare la silicosi, perché i numeri nazionali dicono che basta un centro di riferimento a Roma. Come dire, per esempio parlando della Psicoriabilitazione, che in Abruzzo ci sono troppi malati di questo tipo, ignorando che in passato molti di questi malati sono stati inviati qui e “dimenticati” dalle Regioni confinanti (e quando Angelini ne dimise alcuni, sindaci in delegazione lo pregarono di riprenderseli…). Sta di fatto che tutti apprezzano la sua preparazione tecnica di Chiodi, pochi ammirano la sua chiusura ai suggerimenti. A meno che il condizionamento romano sia così forte (con il ministro della salute in primo piano) da farle dimenticare che oggetto dei suoi provvedimenti sono le persone e non i numeri al lotto. A questo punto c’è da sospettare dei piani del ministro Fazio?

Sebastiano Calella  22/12/2010 10.48