Inchiesta Stati, Pastore interroga Berlusconi e Alfano: «troppi lati oscuri»

Alessandro Biancardi

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ANDREA PASTORE (PDL)

ANDREA PASTORE (PDL)

ABRUZZO. Nuovo affondo del senatore Andrea Pastore (Pdl) contro le inchieste giudiziarie, questa volta colpevoli di «frenare la ricostruzione».

Così si chiede l'intervento del presidente del Consiglio, Berlusconi, e del ministro Alfano per cercare di verificare la situazione abruzzese. E Pastore parla «più di un lato oscuro», di un «impianto accusatorio privo di fondamento» e di una «una frettolosa e illogica ricostruzione di vicende tra loro scollegate».

Una presa di posizione chiara e netta che arriva però solo dopo le polemiche dell'ex assessore Stati che non si era sentita tutelata dai suoi ed è quindi passata al gruppo misto. E come al solito Pastore non sceglie mezze misure ma ci va giù con giudizi netti e trancianti.E' successo già nei mesi scorsi quando, in piena bufera su continue inchieste e notizie che parlavano di tentativi di infiltrazione camorristica, mafiosa e 'ndranghetista nella città distrutta dal sisma, il senatore azzurro chiuse in fredda la questione  «è tutto un polverone», disse, «si sparano titoli in prima pagina», sottolineò parlando ancora dei vari allarmi lanciati, secondo lui a sproposito.

Il consigliere regionale di Rc, Maurizio Acerbo, chiese le sue dimissioni dalla commissione antimafia, bollando le frasi del senatore abruzzese come esternazioni comprovanti una «manifesta incompetenza». Oggi un'altra mossa e altre dichiarazioni che non si discostano molto dalle esternazioni passate e che soprattutto individuano nel lavoro della magistratura delle responsabilità «evidenti».Pastore ha così presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio ed al ministro della giustizia relativa alle inchieste aperte dalla Procura della Repubblica di L’Aquila e connesse misure cautelari in riferimento proprio ad ipotesi corruttive che avrebbero visto coinvolti, tra gli altri, l’assessore regionale Daniela Stati e la società regionale Abruzzo Engineering.

«Difficilmente potrà essere restituita dignità alle persone coinvolte ingiustamente nei procedimenti in corso», sostiene il senatore che parla di «procedimenti che minano la serenità di circa 200 famiglie dei dipendenti della società che rischiano così di essere messe sul lastrico». E per questo, sostiene sempre il componente della commissione antimafia «le istituzioni sulle quali ricade la responsabilità di guidare la ricostruzione aquilana non possono operare con sufficiente solerzia, intimorite da iniziative giudiziarie che esprimono una cultura del sospetto, persecutoria e straripante. Così come le imprese, altrettanto smarrite dall’atmosfera di sospetto che circonda la ricostruzione. Auspico che si ripristini al più presto un clima sereno mediante il raggiungimento di un giusto equilibrio tra le esigenze connesse alla lotta alla criminalità e quelle necessarie per lo svolgimento di attività amministrative ed economiche».

«Con questo atto», si legge nell'interrogazione protocollata, «chiedo al Presidente ed al Ministro di svolgere approfondimenti e verifiche sull’intera vicenda che presenta più di un lato oscuro. Ritengo privo di fondamento l’impianto accusatorio che risente di una frettolosa e illogica ricostruzione di vicende tra loro scollegate che non tengono conto di elementari considerazioni».

Tra le anomalie Pastore sottolinea «la natura pubblica della società regionale e quindi la legittimità degli affidamenti diretti in settori consoni alla sua professionalità, la mancanza di ogni potere di intervento dell’assessore regionale sull’affidamento e sull’esecuzione di lavori eventualmente assegnati o da assegnare alla società, la piena autonomia funzionale e gestionale della società dotata di organi statutari dai quali non può prescindersi nell’ipotizzare un progetto corruttivo, l’espletamento, a decorrere dall’ordinanza del 15 settembre 2009 dei compiti ad essa affidati sempre mediante personale interno, senza avvalersi né di personale Selex né di esterni, l’anomalia tipologica e funzionale delle misure cautelari e il dubbio sulla presenza dei necessari presupposti».

Domande che di sicuro non rimarranno senza risposte… non come le nostre che sono state giudicate di scarsa importanza

PASTORE CONTRO FINI

E dopo la giornata di Mirabello di ieri Pastore si sfoga anche contro il presidente della Camera Gianfranco Fini. «Dopo l’intervento che è poco definire“surreale” e che indubbiamente avvicina il “redde rationem” elettorale, c’è da chiedersi quale titolo avrà il presidente della Camera per essere convocato dal presidente della Repubblica per esprimere il proprio parere in merito all’eventuale e ormai più o meno prossima consultazione elettorale. Se il Pdl, ormai finito secondo Fini sia come partito sia come progetto, non esiste più e se il Pdl ha conseguito con i suoi alleati e con il suo leader quel premio di maggioranza che oggi determina la maggioranza parlamentare, il sostegno al governo, ed anche la presidenza delle Camere, ne consegue che è venuto meno il cemento che ha legittimato il premio di maggioranza e che occorre ricorrere alle urne. Troppo comodo», continua il senatore abruzzese, «giovarsi dei parlamentari eletti grazie alla previsione del premio di maggioranza ed utilizzarli per mettere in crisi la maggioranza stessa: ‘si discuta con i parlamentari marginali’, sostiene Fini, e se non sono convinti ? L’esito non viene meglio definito».

06/09/2010 11.40

LEGNINI (PD): «A FRENARE LA RICOSTRUZIONE E' IL GOVERNO, NON LA LEGALITA'»

 «Il centrodestra non cerchi scuse: a frenare la ricostruzione non sono certo le inchieste della magistratura, ma l’inaccettabile incertezza che denunciamo da tempo sulle risorse, l’organizzazione e gli strumenti messi a disposizione dal governo Berlusconi, e sulla conseguente inefficace gestione post-emergenziale del commissario Chiodi». Lo afferma il senatore abruzzese del Partito democratico Giovanni Legnini, in riferimento all’interrogazione presentata dal senatore Andrea Pastore sull’inchiesta che ha coinvolto la famiglia Stati. «La ricostruzione sta attraendo interessi che denunciamo da tempo» dice Legnini, «come dimostrano l’opaca gestione di alcuni interventi legati al G8, come la vicenda già dimenticata degli arresti per la ricostruzione dell’ospedale dell’Aquila, come le infiltrazioni  della criminalità organizzata di recente emerse. E il controllo della legalità è uno strumento a tutela degli aquilani. E’ assurdo che proprio mentre si tenta di far luce su episodi che meriterebbero l’attenzione anche della politica» sottolinea Legnini «un componente dell’Antimafia attacchi la magistratura solo perché ha messo sotto inchiesta esponenti del suo partito. Ma questo atteggiamento non stupisce: il centrodestra abruzzese, e il senatore Pastore in particolare, si sono dimostrati garantisti sempre e solo con i propri amici di partito, al contrario del giustizialismo violento e vendicativo altrove dimostrato. Ma l’interrogazione di Pastore è solo un tentativo di confondere le idee» conclude Legnini «per nascondere le pesanti responsabilità del governo nazionale e di quello regionale. Il Pd esprime apprezzamento per l’attività della magistratura aquilana e continuerà a battersi per ottenere una nuova legge per la ricostruzione che dia certezza ai tempi ed alle risorse necessarie, e garantisca il massimo della trasparenza».

 06/09/2010 18.23