Ordine del giorno Pd:«revocare la sospensione dei sussidi ai malati oncologici»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «La determina del dirigente regionale che ha sospeso le provvidenze a favore dei malati oncologici e dei trapiantati è illegittima».

«La legge che le prevede è ancora in vigore e un funzionario non ha il potere di abrogarla e di negare i benefici previsti. Se Chiodi e la sua maggioranza vogliono questo, possono farlo con una proposta di legge da approvare in Consiglio regionale». Questa proposta di ordine del giorno, presentata in quinta commissione regionale da Claudio Ruffini, Giovanni D’Amico e Marinella Sclocco, tutti del Pd, è stata poi approvata all’unanimità anche dagli altri componenti Pdl.

In pratica si è trattato di un “infortunio” burocratico e non di una scelta politica. Il che è anche una spia del clima di anarchia che regna dove non si sa chi comanda, come all’assessorato regionale alla sanità. Come noto, la sospensione delle provvidenze, subito denunciata da Aldo Cerulli del Tribunale del malato, era stata disposta il 27 ottobre scorso con una determina del Dirigente del Servizio di programmazione socio-sanitaria.

E alle Asl era stato comunicato che quelle risorse dovevano essere destinate esclusivamente per il potenziamento dei servizi di dialisi domiciliare per i nefropatici. Una guerra tra malati, scatenata dal pretesto che la legge sui Lea, i livelli essenziali di assistenza, non prevede questo tipo di aiuto.

Troppo ligio il dirigente o poco chiara la legge? La reazione immediata della politica questa volta ha evitato che a pagare queste dispute debbano essere sempre i più deboli (in questo caso i malati di tumore e i trapiantati), ma l’allarme resta alto fino a quando l’odg non sarà trasformato in revoca della determina dirigenziale: «Con questo provvedimento, da noi presentato e accolto all’unanimità anche dai Consiglieri di maggioranza, la quinta Commissione impegna la Giunta regionale ed il Commissario alla Sanità Giovanni Chiodi  a revocare le decisione assunte con determina dalla direzione Sanità – spiegano i consiglieri del Pd - Se poi il Commissario Chiodi non vorrà provvedere in tal senso se ne assumerà personalmente tutta la responsabilità in Consiglio In questo caso, oltre a creare forti disagi ai malati, aprirà la strada all’ennesimo contenzioso che vedrà ancora una volta soccombere la Regione Abruzzo, come avviene ormai  quasi regolarmente».

In realtà questo è un piccolo episodio della guerra allo “stato sociale papà” che protegge i cittadini in caso di bisogno. Uno stato sociale messo in crisi nella parte sanitaria dagli sprechi, dai debiti e dalle ruberie (oltre che dall’evasione fiscale) e dalla necessità, ora, di rimettere i conti a posto. Esigenza assolutamente condivisibile che però non può essere a carico di questi malati.

s.c.  18/12/2010 10.21