Abruzzo Engineering la mobilitazione dei dipendenti e l’occupazione della zona rossa

Alessandro Biancardi

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Abruzzo Engineering la mobilitazione dei dipendenti e l’occupazione della zona rossa
ABRUZZO. L’impressione è che si sia arrivati al punto di svolta. C’è chi racconta di un presidente Chiodi sorpreso per l’iniziativa del presidente Francesco Carli di avviare le procedure di licenziamento.

C’è chi racconta di interessi sottesi che riguardano la politica e di poste in gioco e di richieste al rialzo. C’è uno scontro in atto nella battaglia per il futuro di Abruzzo Engineering?

Intanto i dipendenti si organizzano, anche se non sembrano essersi ricompattati. Le fazioni rimangono due: i “raccomandati”, ovvero quelli indicati da Chiodi come assunti irregolarmente ma che oggi rivendicano il mantenimento dei loro privilegi e gli ex Lsu che, invece, sostengono di avere i requisiti per poter mantenere il posto di lavoro ed essere salvati in qualche modo.

I sindacati interni ad Abruzzo Engineering in una lettera inviata a tutti gli amministratori lamentano ritardi e disattenzione.

«Dopo la liquidazione», dicono le Rsa, «è stato richiesto dalle strutture sindacali regionali un incontro con il presidente della Regione finalizzato a dare certezze alla liquidazione in corso, ad oggi non vi è stata nessuna risposta, forse il presidente ritiene che con la liquidazione della società il problema è risolto? Quanto detto nella comunicazione del presidente della società rende questa liquidazione non valida rispetto agli obiettivi che gli sono stati assegnati, al punto che non escludiamo il ricorso alla magistratura se non ci saranno i dovuti chiarimenti da parte di tutti i soci».

Da come si stanno sviluppando le cose, ricordano i sindacati interni, ufficialmente è stato detto che la liquidazione «era funzionale alla soluzione dei problemi in cui versava la società, oltre ad aprire possibili soluzioni per l’occupazione dei dipendenti, mentre nella realtà questa liquidazione sta aggravando i problemi della società e per i dipendenti si prospetta il licenziamento; uno sviluppo che denota l’assoluta mancanza di serietà di chi si era assunto impegni precisi ed in modo ufficiale».

E’ stata per questo indetta una assemblea per lunedì 20 dicembre alle ore 16 nella sala dell’Ance de L’Aquila.

Intanto per oggi pare ci possa essere una protesta dei 193 lavoratori che avrebbero intenzione di invadere la zona rossa de L’Aquila per richiamare l’attenzione e mobilitare quella politica che si era già espressa per salvarli.

La situazione è delicata perché i licenziamenti accelerano il processo avviato dal presidente Chiodi contro quanto stabilito da varie amministrazioni all’unanimità di salvare la società partecipata da Selex.

Gli accordi iniziali erano quelli di limitare la produzione per consentire un riordino ed un riassetto dei conti e portare la compagine ad una liquidazione lenta e progressiva che permettesse di salvare i posti di lavoro.

Ma mancano le commesse e quelle in atto sono in scadenza e le proroghe tardano ad arrivare, dunque si chiude.

L’accelerazione impressa dal presidente Carli invece complica le cose.

La vicenda è complessa e si intreccia con una mala gestione del passato, la perdita dei posti di lavoro, strumentalizzazioni ed interessi particolari della politica con non pochi interessi trasversali legati anche alle diverse clientele.

E’ di dominio pubblico che in Abruzzo Engineering vi sono moltissimi dipendenti che sono legati a vario titolo ad amministratori in carica che, dunque, hanno tutto l’interesse di salvare la società. Che questi interessi particolari stiano per prevalere ancora una volta sarebbe dimostrato dalla lista degli 11 nomi che il liquidatore Carli avrebbe già pronta: è la lista di chi scamperà ai licenziamenti. Il 100% dei “graziati” sarebbe originario de L’Aquila ad indicare un bacino di utenza e di legami con il territorio aquilano, molti di questi hanno ricoperto un ruolo direttivo negli anni scorsi (in teoria sarebbero anche in parte responsabili del disastro economico o quanto meno ne erano a conoscenza) e secondo indiscrezioni i magnifici 11 sarebbero pure quelli con gli stipendi più alti.

Tra questi non figurerebbe nemmeno un ex Lsu ma forse potrebbe spuntare chi non è stato assunto regolarmente.

Se fosse così sarebbe confermata l’idea che a voltare pagina e fare chiarezza (in teoria) è rimasto solo Chiodi che non parla e sembra essere rimasto all’angolo paralizzato dalla paura delle inchieste giudiziarie.

17/12/2010 10.46

 



 

DENTROLA VECCHIA SEDE PERICOLANTE

 Sono una ottantina i dipendenti che hanno raggiunto la sede inagibile di Abruzzo Engineering dentro la zona rossa de centro storico dell'Aquila. Il palazzo fortemente lesionato e pericolante si trova all'angolo tra via XX Settembre e via Sant'Andrea, una delle strade più devastate dal terremoto del 6 aprile 2009. Nonostante il pericolo alcuni tra i manifestanti si sono spinti fino al secondo piano attraversando una scalinata in parte lesionata. Il resto delle persone è rimasto sulla strada e qualcuno ha acceso un piccolo falò perché le temperature sono ben sotto lo zero. Sul posto sono giunti in segno di solidarietà il parlamentare del Pd, Giovanni Lolli, e il consigliere regionale del Pdl, Luca Ricciuti, entrambi si dicono «sconcertati dal rischio di licenziamento collettivo».

«Non possiamo pensare - ha spiegato Lolli - di chiedere ad aziende private di restare quando noi non riusciamo a salvare unì'importante azienda pubblica che, oltre a dare lavoro a dipendenti, svolge delle funzioni essenziali per la ricostruzione».

 Mentre Ricciuti ha annunciato la possibilità di presentare una nuova risoluzione in Consiglio regionale.

 17/12/2010 13.04