Sanità. L’ex assessore Mazzocca critica Chiodi: «difende solo i potenti»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2656

BERNARDO MAZZOCCA

BERNARDO MAZZOCCA

L’INTERVISTA. ABRUZZO. «Non ci sto ad essere indicato come uno dei responsabili dei 360 milioni del buco della sanità. E’ un falso storico».

«E forse anche amministrativo e politico: non è un debito, ma un credito della sanità nei confronti degli altri assessorati. Inoltre, al contrario di quello che si vuol far credere, appena nominato assessore ho ingaggiato una lotta con il settore Bilancio e con quelli che volevano mettere le mani sul Fondo sanitario nazionale e destinarlo ad altre spese. Alla fine, nel 2007, ci sono riuscito. Ma di questo nessuno parla».

Bernardo Mazzocca, assessore alla sanità della Giunta Del Turco, rompe il silenzio dopo le vicende giudiziarie che lo hanno portato nel processo di Sanitopoli («ma la Procura non mi contesta la corruzione, in pratica è provato che io non ho mai preso soldi. Mi processano per concussione in quanto avrei caldeggiato la proroga del contratto per alcuni precari»).

 E lo fa rivivendo le decisioni che lo hanno visto protagonista della politica sanitaria tra la fine del 2005 ed il 2008.

Di quali bilanci ha la responsabilità?

«In pratica il bilancio del 2005 era stato approvato dall’amministrazione Pace, anche se il 18 luglio io già battagliavo con il settore Bilancio per rivendicare l’uso del Fondo sanitario nazionale solo nella sanità regionale. Me ne ero accorto in due mesi».  

Dunque non è una novità questa voragine da 360 milioni?

«No, non è una scoperta di oggi – continua l’ex assessore sfogliando il Piano di rientro dai debiti firmato con il Governo nel 2007 – eccolo qui: nel 2006 ci sono197 milioni di debito, coperti con 96 milioni dall’introito di tasse automobilistiche ed altro, più 101 milioni che dovevano arrivare dalla vendita degli immobili Asl. Tra l’altro il più grosso valore di questi 101 milioni era la vendita del manicomio di Teramo, che non c’è stata, così come non ci sono state altre vendite».

E se quel manicomio non è stato venduto per una futura, eventuale utilizzazione edilizia? Si parla di un progetto del Comune…

«Non lo so. Adesso stiamo parlando del Piano di rientro. Guardi qui: a pag. 3 a proposito di coperture per gli anni 2005 e precedenti, si legge che le spettanze residue Fsr 2001, 2002 e 2003 risultano accertate dal bilancio regionale. Cioè le ha recuperate Mazzocca, non altri. E poi non si vuole ricordare che nel 2007 ho vinto la battaglia contro tutti, assessori e consiglieri bipartisan che volevano la legge omnibus che destinava soldi della sanità a pioggia per altri settori. Allora per la prima volta il Fsr fu destinato tutto alla sanità. E fu una battaglia difficile, quasi in solitudine: non dimentichiamo che io non ero tra le 21 mani che si alzavano per approvare. Ero infatti un assessore esterno e non votavo».

Quindi per riassumere: gli anni incriminati sono i 5 della Giunta Pace, più il 2006, quando il centrosinistra perseverò nel saccheggio del Fsr..

«Sì, ma come ho detto i 197 milioni li avevamo coperti e tenga presente che la norma per i 101 milioni era stata concordata con il Governo e questo accordo non è stato realizzato da Chiodi».

Ha l’impressione che oggi sia sminuito il suo lavoro di allora?

«Semplicemente non se ne parla. L’Abruzzo del centrosinistra è stata la prima regione in Italia a tagliare del 20% il tasso di ospedalizzazione. Una cosa incredibile per allora, la famosa legge 20. Abbiamo lavorato su tre fronti: il taglio dei ricoveri, l’appropriatezza delle prestazioni, i controlli. E i dati dimostrano che la maggiore performance in questo settore c’è stata tra il 2005 ed il 2008. Però si magnificano i risultati di oggi….»

C’è stata continuità istituzionale tra le decisioni della Giunta di centrosinistra oppure oggi la cura dimagrante in sanità è tutto merito di Chiodi?

«Io sono fuori da queste beghe politiche – continua Mazzocca – però alcune domande me le pongo: ad esempio dove sono finite le sanzioni da 20 milioni di euro per le cliniche private? E ancora: oggi il taglio dei posti letto è a scapito del pubblico o del privato? Quando ero assessore tagliammo 800 posti letto, con la percentuale doppia nel privato. Ora non è così. E poi sulle tariffe io tagliai del 10% le Tuc, cioè le tariffe uniche nazionali. Ci fu un ricorso al Tar che in Abruzzo dette ragione alle cliniche. Un ricorso analogo al Tar Lazio ebbe un esito opposto. Domanda: quali tariffe si stanno applicando? E’ stato presentato ricorso al Consiglio di Stato?»

Insomma sembra di capire che è sopravvissuto politicamente solo chi non ha toccato gli imprenditori privati…

«Ma non stavamo parlando del buco nella sanità? Leggiamo il verbale del Tavolo di conciliazione: già si sapeva da aprile di quest’anno del buco 2004-2005: era di 230 milioni, meno 60 recuperati. E poi a pag. 11 si parla di tariffe che non ci sono. C’è ancora molto lavoro per lo Sceriffo di Nottingham-Chiodi, quello che difende i potenti: l’unico taglio ai privati è la chiusura per terremoto della clinica dell’Aquila….».

Chiodi ha tagliato le Unità operative complesse e i primari: tutto ok?

«Leggiamo il verbale: c’è una tirata di orecchi del Governo e la Regione si difende parlando di refusi, cioè di errori nelle comunicazioni dei dati. Però a pag. 12 il Governo dice che questo taglio è insufficiente e che la rete dell’emergenza urgenza non è ancora pronta, anche se era prioritaria prima di chiudere i piccoli ospedali. Si legge ancora che per il numero dei primari c’è una certa “ridondanza”. Cioè sono troppi. E si legge pure che i primari delle Uoc ad alta complessità ci saranno solo nei 4 ospedali provinciali, gli Hub. Negli altri i reparti di eccellenza scompaiono».

Il taglio dei posti letto e degli ospedali è terminato, secondo questo verbale?

«Mi pare di no, se si invita a tagliare ulteriormente. Però al di là di questi aspetti di cui non si parla e che si conoscono solo a cose fatte, mi pare che ci sia un quadro politico e strategico limitato: noi avevamo ipotizzato 4 Asl più 2 Aziende universitarie, che sono state cancellate e quindi oggi si conserva la confusione negli ospedali dove operano le due università. Insomma la politica ragionieristica ha impedito di programmare e di attuare linee strategiche alte, mentre si fanno piccoli interventi settoriali giustificati solo con i costi. Pure io sono laureato in Economia, ma non sono commercialista come Chiodi, quindi evito di spiegare che i soldi della sanità non sono spese, ma investimenti. Ma un bilancio lo so leggere: in tre anni di assessorato ho licenziato un Piano sanitario, la legge 20 sul taglio dei tassi di ospedalizzazione e sui controlli, quella sugli accreditamenti, la rete ospedaliera ed il Piano di rientro dai debiti. Tutte leggi con 21 voti ed io ero esterno. Oggi, pur con i poteri commissariali, vedo una produzione minore di provvedimenti importanti».

Sebastiano Calella  15/12/2010 11.02