Debito sanitario per cattiva amministrazione? Aumenta la benzina di 2 centesimi

Alessandro Biancardi

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pompa di benzina

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ABRUZZO. L’Italia è il paese dove si pagano più tasse sulla benzina, ce ne sono decine. Dal 2011 gli abruzzesi ne pagheranno una in più e dovranno dire grazie soltanto a chi hanno scelto per essere governati.

Lo prevede il bilancio regionale di previsione per il 2011 che è stato approvato ieri dalla Giunta.

Un documento «concreto e rigoroso» lo definisce il presidente Chiodi, anche se ricorda quello «lacrime e sangue» di altri governi.

Aumentano, infatti, i debiti e le rate di mutuo per i nuovi 200 milioni del buco della sanità (tutti sottratti allo sviluppo economico), aumenta la benzina (una scelta che penalizza soprattutto il commercio e chi lavora), ci si affida solo ai fondi europei per far ripartire l’economia del territorio, c’è comunque un taglio delle spese superflue. Dunque, un bilancio rigido e bloccato per scelte che comunque sono presentate come «inevitabili» e che dipendono essenzialmente dalla cattiva amministrazione del passato, come dice lo stesso presidente della Giunta.

Il che però non si è tradotto in una maggiore collegialità delle scelte ma è stato uno spunto in più per Chiodi di decidere tutto da solo, quasi nella massima sfiducia dei consiglieri regionali eletti, sia del Pdl che dell’opposizione.

Intanto il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha scritto al Presidente della Regione Abruzzo e commissario ad acta per la Sanità, Gianni Chiodi, chiedendo chiarimenti in ordine a quanto emerso sul deficit sanitario e sullo stato e le prospettive di rispetto del Piano di Rientro.

«E' necessario - ha spiegato il Presidente Orlando in una nota - capire l'entità precisa del disavanzo e far luce su eventuali responsabilità amministrative, gestionali e contabili. Per questo la situazione economico-finanziaria della sanità abruzzese sarà esaminata nel corso dell'audizione del Presidente della Regione Abruzzo Chiodi, già peraltro deliberata dalla Commissione, che verrà calendarizzata alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa natalizia».

RISCHIO ESERCIZIO PROVVISORIO

Però a ben considerare non si possono non notare stranezze nelle scelte: siamo infatti a soli 15 giorni dalla fine dell’anno, quindi l’Abruzzo rischia l’esercizio provvisorio in 12esimi, una specializzazione della Giunta di Giovanni Pace: 5 anni di governo, 5 esercizi provvisori. Il presidente Chiodi è poi stranamente molto critico nei confronti del Governo nazionale «dopo il consistente taglio alle funzioni delegate. Per l’Abruzzo la decurtazione è stata, infatti, pari all’80 %, passando da 170 milioni a 40 milioni di euro».

 Ammissione tardiva e un pò imbarazzata, visto che la maggioranza ha sempre minimizzato le forbici del Governo «che ha sempre fatto molto per l’Abruzzo».

 Però la Giunta deve ammettere che la gestazione ed il parto del documento contabile sono stati di una difficoltà biblica: si parla infatti di «genesi» dell’atto di programmazione per «l’utilizzo di 100 milioni di euro derivanti da economie vincolate, risorse non utilizzate in passato, per pagare le spese obbligatorie», come ha spiegato l’assessore Carlo Masci.

Infine «a fronte dei 360 milioni raggiunti (è scritto proprio così: raggiunti) dal debito sanitario, la Giunta ha optato per un’anticipazione da parte dello Stato di 200 milioni di euro, da restituire in trent’anni».

«Un ricorso alle casse nazionali che ha “appesantito ulteriormente” il capitolo spese, 13 milioni di euro che si è cercato di compensare attraverso risparmi degli oneri regionali (3 milioni di euro) e l’introduzione di un’accisa sulla benzina (8 milioni di euro), pari a 2 centesimi al litro».

 Insomma aumenta la benzina e questo nuovo balzello su un bene di consumo, spiega sempre Masci, è stato preferito ad interventi su Irap ed Irpef, come se chiamare “accisa” l’aumento alla pompa di benzina rendesse meno pesante aver messo le mani in tasca ai cittadini. A pagare poi saranno i più poveri, cioè il popolo delle utilitarie che in percentuale pagherà di più dei proprietari delle fuoriserie.  

 CHIODI: «BASTA ALLA FINANZA ALLEGRA DI CHI CI HA PRECEDUTO»

 E poi - ha fatto notare Chiodi – «ogni anno siamo gravati da oneri pari a 200 milioni di euro per coprire spese pregresse. Una situazione che, giocoforza, ci ha costretto all’austerità. L’ho detto più volte e lo confermo oggi: non possiamo assolutamente più permetterci gestioni allegre delle risorse, né deleterie liste della spesa».

 Insomma una critica aperta al centrodestra che sui 10 ultimi anni ha governato l’Abruzzo per almeno 7 anni, a meno che non si voglia addossare la colpa dei mutui e delle cartolarizzazioni o dei certificati di credito regionali solo a Del Turco. Per fortuna però «lo sviluppo non sarà compromesso, in quanto è nelle intenzioni del Governo regionale attingere alle risorse europee e nazionali, investendole in progetti di crescita per il territorio».

 Il che è poi la vera, seconda notizia di questo Bilancio fino ad oggi i fondi europei non sono serviti allo sviluppo del territorio, ma – sembra di capire - alle consulenze, ai progetti di fattibilità, alle ricerche più strampalate (come sembrano annunciare i progetti Ipa Adriatico, approvati per milioni di euro e di cui aspettiamo l’elenco con i beneficiari). Fuori dal commento estemporaneo, la vicenda dei 360 milioni di debito in sanità viene presentata ancora una volta in maniera distorta, forse per salvare qualcuno. In questa vicenda, infatti, Chiodi non c’entra, salvo qualche ritardo nella comunicazione, ma si affanna a “non” indicare chi ha la responsabilità di questo buco colossale.

Infatti il verbale del Tavolo di monitoraggio aveva individuato già da tempo, e non solo il 2 dicembre, questo deficit che non è stato “raggiunto”, ma che si è sommato colpevolmente agli altri debiti. Anche la soluzione della copertura con i 200 milioni con prestito trentennale era tutta già scritta nei documenti del Governo, però ci viene spacciata per decisione della Giunta regionale. Non è così e quella cifra serve non per tutti i debiti, ma solo per una parte. Come non è vero che la “distrazione” dei finanziamenti del Fondo sanitario nazionale per gli anni della Giunta Pace siano stati scoperti solo oggi.

 LE AMNESIE DEGLI ASSESSORI CHE HANNO PROVOCATO QUESTO DEBITO DI 360 MILIONI

 Al contrario lo dovevano sapere almeno gli assessori al Bilancio di quella Giunta: non tanto Vincenzo Palmerio, subito defenestrato perché amico della Nenna D’Antonio allora vicina al centrodestra, quanto l’assessore Alfredo Castiglione ed i presidenti della Commissione bilancio di allora, prima Norante e poi Benigno D’Orazio (sembra di ricordare che il senatore Tancredi, allora consigliere regionale, era membro influente di quella commissione). Senza dire che il senatore Fabrizio Di Stefano era allora presidente della Commissione sanità. E, invece, pare che nessuno di questi se ne sia accorto. Come non se n’è accorto o non ha voluto vedere l’errore il centrosinistra. Perché l’assessore alla sanità Bernardo Mazzocca, Pd, ci ha messo meno di due mesi a scoprire la distrazione dei fondi nazionali per altri scopi, ma due anni per riuscire a mettere in riga i consiglieri del Pd.

C’è infatti agli atti della Regione una sua lettera del 18 luglio 2005 (cioè appena eletto) che segnala l’irregolarità al settore Bilancio, che però non raccoglie l’indicazione. Così come ci sono altri documenti del 2006 che dimostrano come Mazzocca in solitudine (gli altri assessori e di consiglieri preferivano attingere per i loro collegi nel Fondo sanitario nazionale) sia riuscito a vincere nel 2007 la sua battaglia e cioè destinare solo alla sanità tutti i fondi della sanità. E proprio Mazzocca, interpellato, ribalta la prospettiva su questo debito: non si tratta di un buco della sanità, i 360 milioni sono al contrario e contemporaneamente un credito della sanità nei confronti degli altri assessorati. Ma questa è un’altra storia. Per ora l’Abruzzo si lecca le ferite con questo Bilancio che è solo gestione dei debiti. A quando lo sviluppo economico?

 Sebastiano Calella  14/12/2010 8.28