Clientele e "porcate". Carpineta sull’Arit come Chiodi su Abruzzo Engineering

Alessandro Biancardi

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FEDERICA CARPINETA

FEDERICA CARPINETA

ABRUZZO. Almeno si torna a parlare dell’Arit, l’ente strumentale della Regione (Agenzia regionale per l’informatica) una sorta di “gemello maggiore” di Abruzzo Engineering.

“Gemello” perché le competenze sono quasi sovrapponibili (tant’è che in molti si domandavano già alla sua nascita a cosa potesse servire il doppione Abruzzo Engineering se non a creare clientele), “maggiore” perché l’Arit c’è da molto più tempo e si occuperebbe di innovazione tecnologica. Negli anni ha gestito centinaia di milioni di euro per progetti a volte anche discutibili e approssimativi. La storia dell’Arit (per chi la conosce davvero) è perfettamente sovrapponibile a quella della oggi più nota società mista partecipata da Finmeccanica. L’unica differenza è che mai nessuna procura ha voluto verificare voci, notizie, esposti e segnalazioni variegate.

A dare credito all’idea della similitudine arriva oggi l’assessore Federica Carpineta che, tirata dentro al problema da una interrogazione consiliare del Pd, dice cose già sentite di recente da altra voce.

«Il consigliere Ruffini pensa di vivere ancora in un'altra epoca, quella degli sprechi, quella delle clientele, quella delle assunzioni senza copertura finanziaria, quella che, purtroppo per lui, è tramontata con la caduta dell'ex governo regionale».

Una frase forte che è una risposta ad una domanda del consigliere Ruffini su alcune assunzioni avallate dalla giunta regionale mentre altre erano rimaste fuori.

Le parole di Carpineta ricordano molto quelle pronunciate nel consiglio straordinario su Abruzzo Engineering da Chiodi che ha parlato di «assunzioni clientelari di tutti i partiti», di affidamenti «per far lievitare la spesa pubblica», di debiti ingenti dovuti a cattiva amministrazione.

Oggi si sposta l’attenzione ad un altro ente ma la musica non cambia e così un assessore regionale -forse per la prima volta- ammette clientele, sprechi, assunzioni senza copertura finanziaria. A trecento chilometri di distanza, a Roma, dopo lo scandalo Parentopoli, il sindaco di centrodestra Alemanno promette di mandare a casa tutti gli assunti irregolari. Qui, almeno i 200 di Abruzzo Engineering (metà dei quali chiamati in maniera diretta) si cerca di salvarli.

Quelle di Carpineta sono accuse molto gravi che farebbero aprire la terra sotto i piedi in qualunque paese normale. Anche questa volta senza indicare i responsabili, senza che vi sia traccia nella attività di controllo della Regione di atti precisi che illustrino queste affermazioni.

Con la delibera di giunta regionale n. 939/2010 la Regione aveva autorizzato l’Arit ad adottare una nuova dotazione organica per un totale di 47 posti. Inoltre si autorizzava il piano delle assunzioni per l’anno 2010 per un totale di 15 posti. Nulla si dice sulle coperture 2011 e 2012 previste nello stesso Piano triennale delle assunzioni presso l’Arit. Il Piano triennale proposto dal Direttore dell’Arit prevede inoltre l’assunzione dei vincitori di due concorsi, uno riservato agli ex co.co.co. per 15 posti, di cui si propone l’assunzione nell’anno 2010, mentre l’altra procedura riguarda un concorso pubblico riservato agli esterni per 24 posti di cui si propone l’assunzione negli anni 2011/2012.

«Con tale decisione», dice Ruffini, «l’Arit non ha la possibilità di svolgere le proprie funzioni previste dalla legge istitutiva circa la progettazione, la gestione e il controllo della rete informatica della Regione in quanto il personale assunto per l’anno 2010 avrebbe profili amministrativi, mentre secondo la stessa Legge almeno l’80 per cento dovrebbe essere di profilo tecnico».

Insomma Ruffini (Pd) spinge per l’assunzione e dunque la stabilizzazione di molti collaboratori dell’Arit che fino a qualche tempo fa nemmeno figuravano sul sito istituzionale così come reso obbligatorio dalle leggi dello Stato.

La giunta Chiodi invece, approvando la nuova pianta organica, ha autorizzato l'assunzione di 15 unità lavorative compatibili con quella che è la copertura finanziaria esistente, così come dichiarato espressamente dall'attuale direttore.

E poi Carpineta ribadisce il concetto: «Ruffini dovrebbe riflettere su quel che hanno fatto i suoi amici di partito, quelli che hanno governato questa regione prima di noi, che hanno messo in piedi concorsi senza copertura finanziaria. In tal modo i suoi amici hanno esposto la Regione non alle vertenze legali che lui oggi agita inutilmente, ma a spese fuori bilancio (cosa per loro forse non grave) e alla illusione di tanti giovani, con procedure discutibili».

L’OMERTA’ DEL PDL, LE “CONGIURE” DEL PD

Ancora una volta saltano fuori affermazioni pesanti che fanno intravedere scenari di mala gestione di cui però nessuno ha pensato bene di interessarsi forse perché, come dice Chiodi, di quel clientelismo ne hanno beneficiato tutte le forze politiche e per questo nessuna potrebbe vantare una coscienza pulita.

Eppure proprio PrimaDaNoi.it (e solo noi) per molti mesi ha pubblicato notizie e inchieste oltre che documenti molto pesanti che descrivevano manovre molto dubbie, ed in qualche caso anche non perfettamente regolari, tanto che dopo la pubblicazione degli articoli le cose sono state riviste.

Nessun esponente politico ha però mai commentato o si è interessato al doppione di Abruzzo Engineering nonostante dietro ci fossero centinaia di milioni di euro per progetti che in pochi conoscono ed in pochissimi hanno toccato con mano. Che dire di certe sviste o errori sui bilanci ufficiali e pubblicati dell’Arit? Le risposte dei responsabili sono sempre state le solite: tutto regolare-

Ci sono poi molte incongruenze che riguardavano l’assegnazione degli appalti come quella di cambiare i capitolati dopo l’assegnazione tanto da stravolgere in gran parte l’idea iniziale del progetto. Ed i concorsi, quelli “elettorali”, banditi in tutta fretta sotto le elezioni dal centrosinistra? Una fretta incredibile tanto da dimenticarsi persino di redigere la delibera. Per fortuna che se ne accorse PrimaDaNoi.it

Con la giunta Chiodi nessuno ha potuto accorgersi del radicale cambiamento (semmai vi sia stato): il cono d’ombra sull’Arit è rimasto lo stesso di sempre fino ad oggi. Ma c’è chi scommette che l’oblio sull’Arit scenderà nuovamente anche perché gli esposti presentati alle procure sono finiti tutti nel nulla.
13/12/2010 13.56