Sanità coloniale per l’Abruzzo: tutto scritto nel verbale romano

Alessandro Biancardi

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CHIODI E BERLUSCONI

CHIODI E BERLUSCONI

IL DOCUMENTO. ABRUZZO. Povero Abruzzo. Non bastava che già fosse stato destinato ad essere solo un’immensa astanteria per l’Emilia Romagna, la Lombardia o le Marche.

Adesso arrivano altri ticket e nuovi tagli di posti letto: ben 840, di cui 718 nel pubblico e 122 nel privato (pagina 11 del verbale). Il che si somma alla scomparsa dei reparti di eccellenza e alla mancanza programmata di posti di lavoro per medici capaci di lavorare ad alto livello. E torneranno (in parte sono già ripartiti) i viaggi della speranza. Il tutto nel silenzio acquiescente della politica locale retrocessa, come è capitato al presidente della Regione Gianni Chiodi, a ragioniere e contabile di scelte decise altrove.

La lettura dei verbali del Tavolo di concertazione dimostra infatti che l’accanimento contro le scelte del sub commissario Giovanna Baraldi (condivise e controfirmate dal presidente della Regione e dalla sua maggioranza di centrodestra) serve solo a sviare l’attenzione dal fatto che non è lei il regista di tutta l’operazione: qualcuno a livello nazionale ha deciso di mettere in ginocchio l’Abruzzo ed il suo diritto ad un’assistenza sanitaria senza disagi.

Il tutto per creare un vasto bacino di utenza per gli ospedali pubblici e privati di altre regioni del Nord: così l’Abruzzo paga la mobilità passiva (che è già aumentata) senza avere il ritorno della mobilità attiva. Non è un caso che la manovra di destabilizzazione della sanità abruzzese giustificata con il pretesto della sistemazione dei debiti (aspetto comune ad altre regioni, che però non sembrano subire analoga distruzione del loro sistema sanitario), si concretizzi in atti significativi: ad esempio la lentezza degli accordi di confine per limitare proprio la mobilità passiva o i ritardi per far recuperare queste prestazioni agli operatori privati abruzzesi, oppure il boicottaggio di strutture come la Cardiochirurgia di Chieti, capace di attirare pazienti da tutta Italia.

Come non è un caso che giovani chirurghi abruzzesi della d’Annunzio vadano a lavorare in Francia per i trapianti di fegato, o addirittura in America per la chirurgia robotica, visto che qui non ci sono prospettive.

ARRIVANO I TICKET SULLE PRESTAZIONI OSPEDALIERE TRASFORMATE IN AMBULATORIALI

Di tutto questo sfascio sono colpevoli anche i salotti televisivi del calcio, che hanno imposto il modello della discussione tra tifosi e ultras, dove si può dire di tutto ed il contrario di tutto con il paraocchi del tifo e con la partecipazione viscerale alle emozioni della curva. La politica dovrebbe essere diversa e badare ai fatti e ai  documenti. Un segnale timido di cambiamento arriva dalla Cisl che di fronte alle contrastanti versioni sul buco sanitario da 360 milioni chiede un incontro con le istituzioni per stabilire come in realtà stanno le cose. Ma segnali di ripensamento e di rivolta contro l’ineluttabilità di certe scelte, arrivano anche da Guardiagrele, dove l’annunciata chiusura del locale ospedale ha messo allo scoperto l’inutilità delle rassicurazioni che nulla sarebbe cambiato e che l’assistenza sarebbe continuata come prima, anzi meglio. Lo avevano promesso il senatore Fabrizio Di Stefano e l’assessore regionale Mauro Febbo che si erano impegnati a realizzare una campagna di informazione (che non si è vista) sui benefici del nuovo sistema sanitario. Ma che sono stati smentiti ancora una volta dalle decisioni del sub commissario che forse ignoravano, almeno come si possono leggere nel verbale del Tavolo di monitoraggio (pagina 12 e 13). Qui si parla anche della riduzione dei primari (il taglio delle Unità operative complesse), del taglio delle prestazioni inappropriate e dei nuovi ticket. In realtà sotto le belle parole si nasconde una realtà amarissima per le tasche dei cittadini abruzzesi. Alcune prestazioni dell’attuale assistenza sanitaria saranno classificate come erogabili in regime di Day Hospital (e fin qui nulla di male), poi saranno retrocesse a prestazioni ambulatoriali. E qui casca l’asino: per il momento, ma solo per il momento, in attesa della definizione delle tariffe da applicare il “cittadino è esente in modo transitorio”.

CONSIGLIO REGIONALE ESCLUSO, ARRIVANO I FUNZIONARI DELL’EMILIA-ROMAGNA

Come si vede, tutto deciso senza il coinvolgimento dei consiglieri regionali che pure qualche competenza dovrebbero averla. E invece no. Non solo i consiglieri sono considerati poco più che inetti, ma anche i manager sono sotto tutela visto che le linee guida degli Atti aziendali sono già decise e fisse. In aggiunta i professionisti abruzzesi (ne sono stati chiamati 34) dovranno frequentare un corso organizzato presso la Asl di Teramo sul problema dell’accreditamento: i docenti sono stati già individuati in funzionari competenti dell’Emilia-Romagna, in trasferta qui in Abruzzo come in Africa. Che il segno delle colonizzazione sia il dato complessivo dell’operato della struttura commissariale, lo rivela un piccolo comma del verbale. A pag. 10 il Tavolo discute della revoca dell’accreditamento e della chiusura dell’Azienda agricola di Ripa Teatina, una struttura della Psicoriabilitazione ex Villa Pini. La revoca, la chiusura? «Vanno bene, ma fateci sapere se e in che modo è stata garantita l’assistenza a quei malati». Il che ripete l’errore di prospettiva che ha già prodotto conseguenze per la chiusura di altre strutture analoghe. Gli abruzzesi sono diversi: prima si preoccupano di assistere e sistemare quei malati particolari e poi di chiudere. Abruzzo? «Sì, mi sembra di ricordare … dalle parti dell’Africa».

Sebastiano Calella  11/12/2010 10.31