Le dichiarazioni di Stati alla procura di Pescara: gli intrecci e gli interessi del Pdl nel verbale

Alessandro Biancardi

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DANIELA STATI

DANIELA STATI

IL DOCUMENTO. ABRUZZO. Certo si può pensare che Daniela Stati, delusa e amareggiata per essere stata gettata a mare dal suo Pdl, si voglia in qualche modo vendicare. *LE ELEZIONI PROVINCIALI, L’ASTA PER LO ZUCCHERIFICIO, IL VIAGGIO A LOCOROTONDO

Quello che dice, però, lo verbalizza davanti a tre magistrati. E le dichiarazioni in quelle sedi sono pesanti e pericolose.

Era lo scorso 24 settembre 2010 quando l'ex assessore alla protezione civile, Daniela Stati (ex Pdl, ex Forza Italia oggi Fli) arrivò in procura a Pescara per essere ascoltata dai magistrati Trifuoggi, Varone, Mantini nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti “Re Mida”.

Da questa inchiesta era esplosa un mese e mezzo prima una sua costola e ha colpito, oltre la stessa Stati (misura interdittiva) anche il padre, Ezio Stati, l’imprenditore ed ex parlamentare Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli della Selex. Le ipotesi accusatorie riguardano la corruzione e l’aggiustamento di certi appalti che dovevano interessare anche Abruzzo Engineering.

La mattina del 24 settembre c'era molta attesa per la deposizione di Stati che in varie occasioni aveva già lanciato strali al suo ex partito ed in particolare al coordinatore regionale Filippo Piccone. Aveva lamentato un ostracismo nei suoi confronti da parte del Pdl, che a suo dire non le aveva mai dimostrato solidarietà in seguito al suo coinvolgimento giudiziario.

La deposizione durò un paio d'ore e l'ex assessore raccontò di come nacque la sua candidatura, l'atmosfera, le promesse, le strategie all'interno del partito di Berlusconi all'indomani dell'arresto dell'ex presidente Ottaviano del Turco e, dunque, in corsa per le regionali del dicembre 2008 che vide vittorioso il centrodestra con Gianni Chiodi.

Nel verbale depositato agli atti dell’inchiesta Re Mida la Stati fa nomi e cognomi ed indica con precisione alcuni interessi privati di personaggi politici (come Piccone) e certe trame di partito rimaste finora celate.

LA FORMAZIONE DELLE LISTE DEL PDL PER LE REGIONALI 2008

Il verbale della Stati si apre con il racconto della formazione delle liste del Pdl e ricorda come una notte venne svegliata da Denis Verdini (uomo di punta del partito di Berlusconi e indagato in alcune inchieste tra cui quella della cosiddetta P3) che gli passò il senatore Paolo Tancredi.

«Tancredi mi spiega che Filippo Piccone si opponeva alla mia candidatura», mette a verbale la Stati, «io sono rimasta amareggiata. Avrei dovuto essere, insieme ad altri candidati, l'unica della città di Avezzano di Forza Italia. In alternativa a me, Filippo Piccone si inventa di candidare Valter Di Bastiano primario oculista dell'ospedale di Avezzano e amico fraterno della moglie di Lanfranco Venturoni. I due avevano fatto un lungo percorso all'interno del sindacato dei medici. La prima volta che incontrai Venturoni ho lamentato questo suo comportamento ostativo e lui mi rispose che era compare di Filippo Piccone e che Di Bastiano era suo amico. Di Bastiano, dissi ancora, avrebbe avuto l'amministrazione di Avezzano schierata con lui per la gestione della sanità. Addirittura venne il ministro Sacconi a presentare Di Bastiano, come l'uomo che avrebbe risanato la sanità in Abruzzo».

DI BASTIANO E LA DISPENSA SPECIALE

La Stati ricorda anche che dopo le elezioni lo stesso Di Bastiano le confidò che grazie a Piccone aveva ottenuto una proroga speciale per mantenere la sua carica di primario («io mi dovrei dimettere dalla carica di primario ma grazie a Filippo Piccone ho ottenuto la proroga speciale per continuare», sono le parole testuali messe a verbale da Daniela Stati riferitele dal protagonista).

E per far piacere a Di Bastiano Piccone avrebbe stipulato un accordo con il sindaco di Avezzano, Antonio Floris.

L’ACCORDO DI PICCONE CON FLORIS, SINDACO DI AVEZZANO

FILIPPO PICCONE«Piccone disse a Floris che se avessero votato contro di me e a favore di Di Bastiano», dice ai pm Daniela Stati, «avrebbe pensato al figlio del sindaco, Armando, sistemandolo. E così è stato poiché ha ottenuto una candidatura blindata alle successive elezioni provinciali e diverse consulenze in società legate All’Aciam (TeKneco)».

Su questo punto già emerso le reazioni sono state dure da parte del sindaco Antonio Floris che ha già minacciato querela e si è scagliato contro i giornali che riportavano la notizia. «Solo fango», disse a PrimaDaNoi.it, ora però quel fango è finito dentro un verbale, nero su bianco.

Daniela Stati ricorda poi che, dopo le elezioni, aveva chiesto, per motivi di salute, un incarico non decisionale ma il gruppo politico formato da Piccone, Di Stefano e Tancredi aveva deciso di darle una delega leggera come assessore all'ambiente e protezione civile.

ASSESSORATO SVUOTATO

«Una delega credo deliberatamente svuotata», mette a verbale la Stati, «perché non ne faceva parte il settore energia che si occupava per esempio della parte amministrativa degli impianti di termovalorizzazione. Così il riciclo dei rifiuti e l'energia l’ha tenuta il presidente Chiodi».

In pratica l'ex assessore ricorda che lei avrebbe potuto modificare la legge 45 che regola la raccolta differenziata ma che poi a fare eventuali bandi di gara sarebbe stato il direttore Antonio Sorgi sotto il controllo di Chiodi. Lo stesso sarebbe successo per la costruzione di termovalorizzatori e centrali biomasse.

«Dopo la delega parlai direttamente con il presidente Chiodi e gli chiesi espressamente come mai fosse stata svuotata di contenuti; il presidente mi disse che Filippo Piccone si era battuto affinché io non avessi energia».

L'ex assessore Stati era già stata interrogata dalla procura di Pescara un anno prima (novembre del 2009) e in quell'occasione disse di non aver mai ricevuto pressioni sulla tematica dei termovalorizzatori, pensando però a pressioni di gruppi imprenditoriali, dice. Un anno dopo e dopo molti fatti accaduti nel frattempo, invece, parlare delle pressioni subite dai senatori del Pdl che sono già emerse dalle intercettazioni della procura.

LE PRESSIONI SULLA STATI

«Ricevevo pressioni da Tancredi e altri politici (farà anche il nome del consigliere Ricardo Chiavaroli per conto di Piccone, ndr). Tancredi mi chiedeva continuamente quando portassi in Consiglio la modifica alla legge 45. Anche Di Stefano e Filippo Piccone mi chiedevano spesso la stessa cosa con la motivazione che nel programma che ci era stato consegnato c'era questa necessità».

La Stati dice di essere bene a conoscenza degli interessi del coordinatore del Pdl, Piccone, circa l'ex zuccherificio di Avezzano poiché è in una società che adesso ha acquistato l'area e che avesse «interesse a realizzarvi un impianto a biomasse».

A quel punto l'ex assessore si informò presso il dirigente della regione, Franco Gerardini, per sapere se con la modifica tanto richiesta dai senatori si potesse poi arrivare effettivamente alla costruzione di un impianto a biomasse ad Avezzano. La Stati dice di avere chiesto informazioni anche al dirigente della forestale, Guido Conti, che emise parere contrario. Quando il consiglio comunale di Avezzano si dovette esprimere sulla costruzione dell'impianto il gruppo che faceva riferimento alla Stati votò no.

Ma subito dopo la sua uscita di scena il Comitato per la valutazione d'impatto ambientale della Regione approvò a settembre in tutta fretta due impianti a biomasse di cui uno ad Avezzano.

L’INVADENZA DI VENTURONI

Ai magistrati la Stati racconta anche dei suoi fortissimi attriti con Venturoni. «Qualunque delibera io portassi nella mia materia, lui era sempre interessato e super preparato. Ed io chiedevo provocatoriamente al presidente: “se tutte le volte che porto una delibera sull'ambiente Venturoni ci deve mettere il becco, allora perché non dai l'ambiente a Venturoni?”. Tuttavia la sanità a me non l'avrebbero mai data perché Di Stefano e Filippo Piccone dovevano spartirsi tutti i posti appetibili»

L’INCONTRO CON DI ZIO

«Un giorno mi chiamò Di Stefano e m'invitò ad un pranzo a Roma perché voleva farmi conoscere un suo caro amico. L'amico in questione era Rodolfo Di Zio che io conoscevo molto bene perché era parte del corridoio dell'assessorato all'ambiente (posso dire così) poiché stazionava ogni giorno su un divanetto marrone, davanti la porta dell'ufficio di Gerardini. Io mi feci accompagnare a Roma da mio padre perché non stavo bene. Durante il pranzo quello che mi si chiedeva di continuo era: “Lei deve fare pace con Venturoni perché è un nostro caro amico”. Nel corso dell'estate poi Venturoni mi invitò ad una cena, dicendomi che sarebbe stato presente anche Di Zio con il quale voleva io avessi buoni rapporti. Risposi che la cosa non mi interessava e non mi presentai. Qualche tempo dopo ci fu la riunione all'hotel Dragonara del comitato regionale del partito. Quando arrivai, notai nel parcheggio Filippo Piccone, Di Zio, Venturoni e Ciaccia (cognato di Piccone)… e passando vicino, facendo volutamente caso alla conversazione in corso, sentiì chiaramente Piccone alterato dire in malo modo: “io devo fare questo inceneritore se no che ci faccio con il terreno che ho comprato? Perciò qua di inceneritori se devono fare due”. E Di Zio replicava che due inceneritori sarebbero stati antieconomici e invitava Piccone a mettersi con lui. Venturoni cercava di riappacificare i due promettendo a Piccone che avrebbe pensato lui ai suoi interessi».

Alessandro Biancardi (ha collaborato Sebastiano Calella) 11/12/2010 8.44

Segue a pag. 2 *LE ELEZIONI PROVINCIALI, L’ASTA PER LO ZUCCHERIFICIO, IL VIAGGIO A LOCOROTONDO

 

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 LE ELEZIONI PRONVINCIALI E GLI SCONTRI CON PICCONE

Durante la campagna elettorale per le provinciali de L’Aquila la Stati e Piccone ebbero un furioso scontro poiché il coordinatore del Pdl «pretendeva di candidare persone di Celano e addirittura promuovere un accordo di programma per fondere Celano e Avezzano. Del Corvo fu candidato alla provincia su indicazioni di Filippo Piccone poiché egli è il suo commercialista. Ed ora capisco perché: la Regione ha il potere del controllo degli atti ma la pianificazione e gestione degli impianti di termovalorizzazione passa attraverso la Provincia».

GARA EUROPEA O AFFIDAMENTO DIRETTO?

«Io ho sempre detto e mi sono sempre battuta», si legge ancora nel verbale della Stati, «perché la realizzazione dell'inceneritore avesse luogo su gara europea anche se non mi sarei occupata io della gara. Filippo Piccone andò dal sindaco di Avezzano Floris e gli assicurò la candidatura del figlio alle provinciali, blindandolo, mettendo candidati scadenti e assicurandogli il capogruppo alla Provincia. In cambio (l'ho sentito dire ma è verificabile negli atti) ebbe promessa che quando si sarebbe andati a votare il rinnovo per la presidenza dell'Aciam i voti sarebbero andati a Luigi Ciaccia che è cognato di Filippo Piccone. Il gioco è abbastanza scoperto se si considera che l’Aciam è la società che si occupa della gestione dei rifiuti nella Marsica. Così approfittando della mia vicenda giudiziaria l'assemblea dell’Aciam ha rinnovato a Luigi Ciaccia la carica per altri tre anni».

L’ASTA PER L’ACQUISTO DELL’EX ZUCCHERIFICIO

La Stati racconta anche di alcune coincidenze di sua conoscenza sull’asta fallimentare per acquistare la struttura dell'ex zuccherificio.

Ricorda come il precedente presidente del consorzio industriale di Avezzano, Evelina Torelli, aveva partecipato proprio a quell'asta e quando arrivò il momento di acquistare si tirò indietro. Così a comprare fu la Rivalutazione Trara srl che faceva capo a Piccone e allora anche a Sabatino Aracu, deputato Pdl. «La Torelli era amica intima del senatore Filippo Piccone. Nel volgere di pochissimi giorni, nel corso del 2007 credo», racconta Daniela Stati, «il consorzio industriale ridefinisce l'area ed assegna alla Powercrop la zona adiacente all'ex zuccherificio per la costruzione dell'impianto di biomasse. Il consulente della Powercrop è lo stesso che accompagna il senatore Piccone in tutte le riunioni: si chiama Mario Panunzi di Avezzano».

«TANCREDI DEVE VERGOGNARSI»

«PaoloTancredi è una persona che deve vergognarsi». Dice proprio così l'ex assessore Stati ai pm di Pescara, raccontando un episodio che evidentemente l’ha ferita.

Ricorda che, durante l'estate mentre il padre era in galera, venne chiamata da Tancredi perché Quagliariello (capogruppo al senato del Pdl) voleva parlarle per dimostrarle la vicinanza del suo partito. Insieme a Tancredi la Stati dice di essere stata in Puglia, a Locorotondo, per concertare con Quagliariello una forma di solidarietà politica verso il padre Ezio.

«Bene: dal momento in cui sono salita in macchina (insieme a noi c'era Fabio Bisegna, oltre l'autista) sino alla fine del viaggio, il senatore Tancredi si è soltanto premurato di dirmi che lui, attraverso le sue amicizie, aveva raggiunto la procura di Pescara ed era riuscito ad evitare l'arresto di Venturoni (l’arresto ci sarebbe stato qualche settimana dopo, ndr). Quando io gli chiesi che cosa c'entrava Venturoni con mio padre, lui mi rispose che erano preoccupati. Quando poi ho visto Quagliariello lui si era solo più volte domandato “che faccio con Venturoni, che faccio con Venturoni?”»

Nell'ultima parte dell'interrogatorio l'assessore Stati conferma quanto già emerso dalle indagini circa l'interessamento del senatore Di Stefano sul caso del consorzio dei rifiuti di Lanciano e sull'ipotesi di commissariamento per fare fuori il presidente La Morgia.

Poi ad una domanda dei pubblici ministeri traccia la geografia della spartizione dei territori del Pdl: la zona del Teramano è diretta da Tancredi, la zona del Chietino è nelle mani di Di Stefano, Filippo Piccone si occupa della Marsica mentre Pescara….. «Pescara al momento è una zona franca».

Sul sindaco di Teramo Maurizio Brucchi dice di averlo incontrato sporadicamente ma senza mai parlare di rifiuti, mentre conferma un incontro alla fiera Ecomondo con Di Zio e anche in questo caso l'ex assessore conferma di non aver parlato di rifiuti.

Alessandro Biancardi (ha collaborato Sebastiano Calella) 11/12/2010 8.44