La sanità abruzzese ai tempi dell’imperio romano: già tutto deciso

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3452

CHIODI BARALDI

CHIODI BARALDI

ABRUZZO. Altro che profezie di Nostradamus che almeno sono un pò nebulose e lasciano spazio alle interpretazioni.

Invece il destino della sanità abruzzese dei prossimi anni è già tutto scritto e tutto molto chiaro: dai tagli ai posti letto e agli ospedali, all’introduzione del ticket, alla riduzione del tipo di assistenza. Basta leggere i verbali del Tavolo di monitoraggio romano e – miracolo – quello che la Regione si appresta a fare tra pochi giorni o il prossimo anno è già indicato.

Le polemiche, il botta e risposta tra centrodestra e centrosinistra, le dichiarazioni pro e contro sono un gioco delle parti ormai stucchevole, un teatrino di pupi in cui il puparo (Chiodi) già conosce il copione. Che possiamo leggere anche noi scorrendo il verbale delle riunioni del 13 ottobre e del 2 dicembre scorso: così si scopre che il buco da 360 milioni (per la precisione: 360 milioni e 340 mila euro) era chiaro da tempo così come risalgono al 2 dicembre le richieste di coprire questo disavanzo con un’anticipazione di 200 milioni e con l’uso di 160 milioni di fondi Fas. Dicono le conclusioni del verbale: «in funzione della riscontrata pregressa distrazione sia di risorse 2004, 2005 e 2006 di fondo sanitario sia di risorse per la copertura del disavanzo 2006 risulta ad oggi un disavanzo non coperto di 360.340.000». Poi vengono lodati i tagli del sub commissario Giovanna Baraldi con un «giudizio complessivamente positivo sulla manovra di riassetto strutturale ospedaliero con l’indicazione di un miglioramento dell’aspetto relativo al contenimento del numero delle unità operative complesse», mentre «per l’anno 2010 si profila un disavanzo non coperto, al netto degli ammortamenti non sterilizzati, di 5 mln di euro».

 Ma c’è di più: nessuno lo ha detto – né maggioranza né opposizione - ma tra le raccomandazioni del tavolo di monitoraggio c’è la richiesta di «adozione di tutte le misure necessarie, ivi comprese eventuali forme di partecipazione alla spesa da parte degli assistiti, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi finanziari per l’anno 2010».

 Infine ci sono le richieste della gestione commissariale Chiodi-Baraldi: «la possibilità di accedere all’utilizzo dei fondi FAS fino a 160 mln di euro ai fini del concorso alla copertura dei disavanzi accertati a tutto l’anno 2009; la possibilità di accesso all’anticipazione di liquidità fino a 200 mln di euro, ferma restando l’individuazione da parte regionale della relativa copertura pluriennale a valere su entrate certe e vincolate e la sottoscrizione del relativo contratto di prestito».

STRADA GIA’ SCRITTA E DECISA: I CONSIGLIERI ELETTI STANNO A GUARDARE

 E allora di che parliamo? Quali margini di manovra o di intervento su queste “imposizioni” hanno i consiglieri eletti? Nulla, non possono fare nulla. In realtà la politica regionale, come troppo spesso da due anni a questa parte, vive con composto furore l'ennesimo trauma da frustrazione e impotenza. Dopo aver inutilmente rivendicato un ruolo attivo di programmazione in sanità ed aver subìto in Commissione sanità l’ennesimo schiaffo dal plenipotenziario Baraldi in un’audizione dai risvolti fantozziani, oggi si scatena solo con inutili comunicati.

L’unica cosa che potrebbe fare (ma non fa) è scoprire come sono stati stornati ad altre spese i fondi della sanità sia negli anni della Giunta Pace che in quelli di Del Turco. Indicare cioè i responsabili del buco, il che evidentemente non interessa nessuno perché nel verbale del tavolo di monitoraggio si parla solo di recupero dei crediti vantati nei confronti dei privati e non di recupero a carico di chi ha saccheggiato le casse regionali.

Una traccia potrebbe essere che sotto Giovanni Pace il Bilancio usciva in un modo dalla Giunta e poi i consiglieri lo modificavano utilizzando quei fondi per le loro spese. Con Del Turco, avveniva invece che fosse la Giunta ad elaborare il Bilancio in modo rigido e nonostante la ferma opposizione degli assessori Bernardo Mazzocca e Giovanni D’Amico e di qualche altro consigliere, lo storno avveniva lì.

Ma la lettura del verbale del 13 ottobre e del 2 dicembre rivela altri aspetti inquietanti: l’unico risultato realizzato è la chiusura dei piccoli ospedali, la sanità del territorio avrà come primo effetto nuovi ticket per i pacchetti ambulatoriali, il taglio delle unità operative complesse è ancora insufficiente, non esiste un progetto puntuale della rete di emergenza-urgenza che deve essere ancora realizzata (anche se il Pronto soccorso nei cinque ospedali chiusi non c’è più), entro il 31 dicembre 2010 dovranno essere presentati i piani operativi 2011/2012. L'ultimo punto dice chiaramente che la politica non avrà più ruolo nella programmazione sanitaria. E che dunque le promesse fatte dal duo Chiodi-Baraldi servivano solo a tener buoni i cittadini infuriati o le cliniche private: nessuno chiede oggi che fine hanno fatto gli accordi sulla mobilità passiva (i famosi accordi di confine), dove sono – dopo la chiusura dei piccoli ospedali - i servizi sostitutivi sul territorio o gli elicotteri del 118 per rispondere alle emergenze delle zone interne, quale rapporto c’è oggi tra i servizi erogati e le spese sostenute.

E poi che fine hanno fatto le Utap ed il nuovo ruolo dei medici di famiglia, perché nel Piano operativo non si parla di Hospice per i malati terminali, non c’è traccia di Irccs (gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico che hanno fatto la fortuna di altre regioni), le due università sono state emarginate. E poi e poi… L’Abruzzo come colonia o solo come bacino di utenza per Emilia, Lombardia e Marche?

Sebastiano Calella  10/12/2010 10.09