Sanità: sul debito dei 360 milioni qualcuno non la conta giusta

Alessandro Biancardi

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CARLO MASCI

CARLO MASCI

ABRUZZO. Tanto rumore per nulla? Qualcuno non la conta giusta nelle polemiche che hanno seguito l’annuncio di Chiodi sul nuovo buco da 360 milioni di euro nei conti della sanità (peraltro da ripianare entro il 31 dicembre prossimo).

Il centrosinistra perché strumentalizza la “scoperta” – che riguarda gli anni 2004, 2005 e 2006 - per attaccare comunque il presidente-commissario. Eppure sa bene di essere pesantemente coinvolto nell’uso disinvolto del Fondo sanitario nazionale (Fsr): infatti, la voragine nei conti si è aperta quando i fondi dello Stato destinati alla sanità sono stati stornati ad altre spese.

E in questo giochetto il centrosinistra ha seguito l’esempio del centrodestra, che già aveva iniziato a farlo ben prima. Un centrodestra che viene preso da una strana amnesia sulla responsabilità dei suoi uomini al potere quando nel 2004 iniziò «siffatto deprecabile comportamento» per usare le parole di Chiodi. A domanda diretta infatti il presidente-commissario non ha fatto i nomi dei presidenti e degli assessori delle Giunte regionali implicate: per non citare Giovanni Pace non ha fatto nemmeno il nome di Ottaviano Del Turco e per non richiamare alla memoria Vito Domenici ha graziato pure Bernardo Mazzocca. In realtà le polemiche sembrano il solito polverone che non aiuta a fare chiarezza perché distolgono l’attenzione dal vero problema e cioè pagare il debito sottraendo risorse preziose all’economia abruzzese. Non tanto per l’utilizzo dei fondi Fas (quelli per lo sviluppo) che però sembra tramontato, quanto per il fatto che l’Abruzzo sarà in ginocchio per molti anni, tra rate di cartolarizzazioni e mutui, tra prestiti da rimborsare e Irpef e Irap maggiorate da pagare.

 VERSIONI PARZIALI

 In realtà le polemiche sono nate anche per alcune incertezze nella ricostruzione dei debiti. Infatti, resta qualche dubbio sulla dinamica di un incidente quando due testimoni importanti riferiscono circostanze diverse. In questo caso resta l’impressione che l’andamento cronologico della vicenda, utilizzato per difendere Chiodi dagli attacchi alla sua Giunta, non lo aiuti in realtà dal punto di vista politico.

 E’ Carlo Masci, assessore regionale al Bilancio, il più strenuo difensore del presidente nel “pasticciaccio brutto” di viale Bovio, cioè l’annuncio della scoperta del buco milionario. Ed è l’unico a citare fatti e date con riferimenti precisi che assolvono sicuramente il suo assessorato al Bilancio e la capacità dei suoi funzionari.

Riferimenti che cadono nel deserto delle giustificazioni politiche da parte del Pdl che sembra solo interessato a chiarire che la gestione Chiodi non c’entra e che il debito risale agli anni 2004, 2005 e 2006.

Dunque, dice Carlo Masci: «il debito di cui si discute non è un “nuovo buco”,  ma un “debito vecchio” di cui oggi il Ministero ci chiede conto».

 In questa vicenda hanno un grosso peso le dimenticanze della Regione di centrosinistra con Ottaviano Del Turco che al momento della sottoscrizione del Piano di Rientro non inserì questo importo, perdendo così la possibilità di ripianarlo. Ma c’è anche l’indifferenza o forse la sottovalutazione del problema da parte del Tavolo di monitoraggio ministeriale, quando il commissario Gino Redigolo segnalò la voragine, su sollecitazione tempestiva dell’assessorato di Masci appena insediato.

«Oggi il Ministero – conclude Masci - dopo che le verifiche hanno confermato quanto segnalato nel 2009 dalla Regione, chiede di sanare quella posizione debitoria in concomitanza con l’emissione di un prestito trentennale in favore delle Regioni soggette al Piano di rientro».

 Secondo Masci è infine fuorviante la discussione se Chiodi dovesse o meno comunicare prima questo debito:«ora si tratta solo di trovare i mezzi per ripianarlo».

 LA VERSIONE DI CHIODI

 In realtà Chiodi ha raccontato altro e cioè: a) la scoperta è del 2 dicembre scorso per il disavanzo del 2004 e 2005; b) ed è avvenuta per il nuovo tipo di Bilancio con lo stato patrimoniale consolidato; c) nelle due annualità in totale mancano 230 milioni; d) in un tavolo tecnico di monitoraggio del 26 marzo 2008 sono stati scoperti altri 197 milioni, oltre l’insussistenza di copertura per altri 101 milioni, già rilevata nel luglio scorso.

La somma è di 528 milioni, ai quali vanno sottratti 168 milioni di coperture già individuate, per una differenza da saldare di 360 milioni.

Il tono di voce del presidente era molto grave e preoccupato, come di chi si vede cadere addosso una tegola imprevista. Che di una vera tegola si tratti non c’è dubbio, che sia imprevista non sembra.

«Infatti la Corte dei Conti», segnala Aldo Cerulli, segretario regionale di Cittadinanza attiva - a pag. 236 della Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni (pubblicata nel 2009) riporta testualmente: «la Regione non ha ripristinato le somme distratte dal Fondo sanitario per destinarle a spese extrasanitarie e non ha provveduto al recupero crediti verso gli erogatori privati accreditati per complessivi 182,8 milioni, con conseguente mancata copertura del disavanzo dell’anno 2007 e precedenti».

 E ancora Cerulli ricorda che il 17 febbraio 2009 era stata convocata una riunione priva di conclusioni, in quanto il Commissario ad acta (all’epoca Redigolo) non aveva prodotto alcuna documentazione alla Corte dei Conti. Purtuttavia, «il Commissario aveva segnalato che analogamente al 2006, anche negli anni 2004 e 2005, si era verificata la destinazione a funzioni diverse da quella sanitaria di quota del finanziamento ordinario destinato al servizio sanitario nazionale».

 BUCO EXTRA GIA’ NOTO

E che Chiodi in realtà sapesse ben più di quanto dichiarava con stupore lo dimostra un altro indizio: il presidente disse subito che non avrebbe messo nuove tasse, ma si sarebbe rivolto allo strumento del mutuo con lo Stato. Guarda caso, proprio quello che prevede la legge Finanziaria nazionale, che in uno dei tanti commi scrive che lo Stato è autorizzato ad anticipare alle Regioni che sono in regìme di Piano di Rientro dai disavanzi sanitari, fino ad un massimo di 1 miliardo di euro.

La Regione interessata è tenuta alla restituzione, comprensiva di interessi, in un periodo non inferiore a 30 anni. Anche se poi in realtà questa estinzione dei debiti sanitari vale solo per quelli registrati fino al 31 dicembre 2005. A questo punto le uniche cose accertate sono: il buco bipartisan da 360 milioni residui, la sua definizione ufficiale il 2 dicembre scorso (anche se Masci lo aveva segnalato ben prima), la possibilità di ripagarlo almeno in parte con un prestito trentennale, il tentativo di farlo passare come imprevisto. Chiodi fa bene a differenziarsi da tutti quelli che negli opposti schieramenti (uniti dalla politica della spesa) teorizzavano la finanza allegra e creativa. Se il centrodestra di oggi non è quello della spesa e dei debiti, il presidente dovrebbe per coerenza fare uno sforzo ulteriore: evitare toni da campagna elettorale perenne.

Sebastiano Calella  09/12/2010 9.17