Sanità, debiti in più per 360 milioni: nessun responsabile

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Così, di punto in bianco, come se nulla fosse, si convoca una conferenza stampa e si annuncia: abbiamo un debito imprevisto sulla sanità di 360milioni di euro.

Dopo mesi di polemiche e di scontri furiosi sul piano di rientro sì, piano di rientro no, la chiusura degli ospedali, le misure di sicurezza ed i sacrifici “lacrime e sangue”, si scopre che al peggio non c’è mai fine.

 Il presidente Chiodi ha annunciato, il Pd ha smentito e contrattaccato, i sindacati si sono inseriti…. Tutto da copione. Dopo lo spettacolo (pessimo) rimangono per la strada le macerie di questo ennesimo scandalo abruzzese proprio nella stessa regione dove una giunta di centrosinistra è stata spazzata via per presunte tangenti, dove tangenti e favoritismi si sprecano, gli ospedali pubblici sono al collasso i servizi sempre più carenti.

 E la politica sanitaria con il centrodestra non è cambiata, c’è un commissario con pieni poteri  che decide e spesso scavalca il consiglio, un ex assessore alla sanità (arrestato) che nel tempo libero si occupava di rifiuti ed il neo assessore è lo stesso commissario. Eppure sono tante le cose che sfuggono ancora e questo cambio di rotta con l’avvento dei Teramani non si è visto. Basta andare in un ospedale e aprire le orecchie per averne la prova.

Ma è storia già vista quella degli sprechi e dei debiti saltati fuori all’improvviso. Film pessimi già visti e scontati.

La causa? Sono stati prelevati milioni di euro dal fondo regionale della sanità, cioè si sono distratti fondi per la salute per fare altro. In uno stato civile dovrebbe saltare fuori la lista completa dei prelievi (stile estratto conto), delle cifre, di chi l’ha autorizzata, di chi non l’ha notata prima, di chi non ha controllato, dei revisori che non hanno revisionato. In una regione civile dovrebbe saltare fuori questa lista per spulciare tutti i beneficiari e verificare se davvero ne sia valsa la pena.

I  documenti  parlano e raccontano verità non come i politici ma in Abruzzo non c’è un Wikileaks in grado di inchiodare nero su bianco e dunque c’è da scommettere che il documento rimarrà segreto.

Per oggi si preannunciano nuove conferenze stampa, altre parole e polemiche che agiteranno ulteriormente la situazione fino ad ubriacare i cittadini che alla fine non capiranno nulla.

Rimangono sul tappeto domande senza risposte come per esempio come sia stato possibile non accorgersi per tempo di questo debito, perché, finora, le storie raccontate non possono convincere. Anche questa volta si raccontano i peccati come sempre ma non i peccatori, così come è accaduto per Abruzzo Engineering per anni un gioiello, all’improvviso messo in liquidazione perché? Debiti milionari, perché? Chi sono i responsabili? O per tutte le aziende in perdita (sempre pubbliche guardacaso) come la Saga, l’Aca e tutte quelle che di volta in volta hanno bisogno di essere ricapitalizzate perché ci sono sempre perdite senza mai un perchè.

Così continuerà il rimpallo delle responsabilità ma con l’accortezza di evitare di arrivare al cuore del problema. Si affacciano così le prime soluzioni: un megaprestito? Certo, che andrà aggiunto alle due cartolarizzazioni organizzate come si sa con il forte sospetto del malaffare e che hanno indebitato la regione per oltre 30 anni.

«Per quanto ci riguarda», dice Gianni di Cesare (Cgil), «è arrivato il momento che il presidente si assuma le sue responsabilità e la finisca di scaricare sugli altri le colpe e i problemi. E’ arrivata l’ora che la giunta regionale esca dalla torre di cristallo, prenda atto dei fatti e si confronti sulla realtà concreta. Per cominciare batta i pugni con il governo nazionale, apra la vertenza Abruzzo, faccia capire a Roma che gli abruzzesi esistono ed hanno i loro diritti. Da parte nostra dichiariamo subito che l’unica cosa che non tollereremo sarà un aumento delle tasse regionali, dei sacrifici fatti sempre dalle stesse persone: pensionati e lavoratori dipendenti».

«Se una azienda privata scopre all’improvviso, dopo anni, di essere gravata da una montagna di debiti», commenta Carlo Costantini (Idv), «fallisce perché non ha avuto il tempo per riorganizzarsi e per ripianarli per tempo, forse più che per il debito stesso. La Regione non e’ una azienda privata, ma il ritardo costante con il quale si scoprono i buchi produce danni forse superiori agli stessi buchi. Non averli scoperti per tempo vuol dire che per anni si e’ fatta una programmazione economico-finanziaria completamente sballata; che si e’ impostata una azione di risanamento completamente inadeguata; che si e’ tagliato dove, con il senno di poi, forse non era opportuno tagliare; che si sono trascurati interventi diversi e/o ulteriori che avrebbero potuto diluire meglio l’impatto con il debito. Ora che, invece, e’ necessario correre ai ripari in fretta e furia, qualcuno ne pagherà le conseguenze».

L’Ugl invece propone di «fare quadrato», «tutti gli abruzzesi sanno che le colpe della situazione attuale, dopo anni di scellerata gestione della spesa sanitaria, sono da attribuirsi all’intera classe politica senza distinzione di schieramento», dice il segretario generale Abruzzo, Piero Peretti.

«La nostra verità», spiegano da Sinistra ecologica e libertà, «è che non si è capito che dal 2001 in poi, i meccanismi di finanziamento del servizio sanitario sono cambiati radicalmente: sino ad allora c'era un automatico ripiano nazionale dei debiti, dal 2001 in poi i vari governi nazionali di centrodestra come di centrosinistra hanno lasciato  alle singole Regioni la responsabilità di tappare i buchi e chi non si è comportato in modo virtuoso ha rinviato solo di alcuni anni le conseguenze nefaste del malgoverno.  La Giunta Pace con ben 5 assessori regionali alla sanità (già questo numero la dice lunga sullo scandalo di quei 5 anni) ha fatto finta di niente, non tagliando gli sprechi e i privilegi nella sanità pubblica e consegnando ad una parte delle cliniche private risorse crescenti. La prima cartolarizzazione dei debiti sanitari, ben denunciata dall'allora opposizione di sinistra, è stato il degno coronamento di quella politica scellerata e illegale. Il simbolo del fallimento della giunta Del Turco», ricorda Sinistra ecologica e Libertà, «è stata la seconda cartolarizzazione del debito affidata all'ineffabile Masciarelli come se niente fosse, dimenticando la opposizione che il centrosinistra fece contro quelle scelte della giunta Pace... Alcuni politici di una parte del centrosinistra volarono a Londra a farsi fotografare con Masciarelli, mago della finanza creativa allora così in voga».

Ma la storia della politica sanitaria è impossibile da studiare e valutare perché ce n’è una emersa che è quella che si racconta sui giornali e ce n’è una segreta fatta sottobanco che a tratti e brandelli ci racconta qualche inchiesta. Tutto il resto si intuisce e non è cosa da andarci fieri.

 06/12/2010 8.29