Sanità, ora il Pd vuole querelare Chiodi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1624

ABRUZZO. Per ora volano solo le querele (minacciate): il Pd valuta come offensive le espressioni usate dal presidente Chiodi nell’audizione che si è tenuta ieri presso la Quinta commissione regionale.

Si doveva parlare di sanità, soprattutto il Pd aveva preparato una serie di domande sulle decisioni adottate, come il Piano operativo che ha chiuso i piccoli ospedali e tagliato molti posti letto (e da ieri pure il confronto). Infatti c’è stato solo il tempo di illustrare il perché della richiesta di questo confronto (lo ha fatto il consigliere Giovanni D’Amico, ex assessore al Bilancio) e di formulare la prima domanda, che è poi quella decisiva:  è possibile – ha chiesto il Pd – intervenire sul Piano operativo oppure il Consiglio regionale è stato completamente bypassato? La risposta di Chiodi è stata netta e non gradita dal Pd, che ha abbandonato l’audizione (è uscito per primo Franco Caramanico, l’unico in verità che già a luglio aveva lanciato l’allarme sul Piano ospedaliero, seguito da Claudio Ruffini e dallo stesso D’Amico), affidando poco dopo ad un comunicato l’intenzione di valutare se nelle parole di Chiodi ci sono gli estremi per la carta bollata.

«Un’audizione serena e completa – dice al contrario una nota della Regione - nel corso della quale il Presidente Chiodi ha risposto a tutti i quesiti posti dai componenti la Commissione, chiarendo ogni aspetto in esame».

 Al di là di questa strana difformità di vedute sull’andamento dei lavori della Quinta commissione, la risposta di Chiodi è stata che il confronto chiesto dal Pd c’è già stato, «anche se non ve ne siete accorti»: una marea «di incontri in diverse occasioni, politiche, sindacali e con i Sindaci. Se poi il confronto auspicato - ha puntualizzato il Presidente - è quello che conduce a scelte tese ad accontentare rivendicazioni particolaristiche e clientelari, quello che ha portato l'Abruzzo al drammatico stato della Sanità che ho ereditato, ebbene, si sappia, che non arretrerò di un passo. Io sono per il confronto nobile, non per le liturgie della politica politicante. Le stesse che hanno sprofondato l'Abruzzo fino a questo livello di indebitamento».

 Con un’aggiunta che ha fatto imbufalire i rappresentanti del Pd, cioè l’accenno alla gestione «alla gestione politico-clientelare della Sanità. I risultati sono sotto gli occhi di tutti ed hanno visto la Regione Abruzzo avere il triste primato del debito (che ha anche raggiunto i 4 miliardi di euro), servizi sanitari non adeguati, liste di attesa lunghissime e costi elevati a fronte di prestazioni di bassa qualità».

 Solo con noi ci sono stati risultati positivi,  come quelli della Asl di Pescara, ha concluso Chiodi, «con una riduzione della mobilità passiva, delle spese di gestione e con una migliore qualità dell'offerta sanitaria».

 Ma di cosa parla Chiodi, replica il Pd:«Da lui solo offese, proprio lui che non c’è mai stato. La verità è che Chiodi non ce la fa - spiega Camillo D’Alessandro, capogruppo del Pd - noi non ce ne siamo accorti del confronto che secondo lui c’è stato perché in realtà non c’è mai stato. Altro che gettare fango su di noi, che spesso ci sostituiamo alla maggioranza, studiamo i problemi, individuiamo le proposte che chiaramente lo mettono in difficoltà. Ed allora il Presidente preferisce sfasciare tutto invece di spiegare la perdita di oltre 100 milioni di euro nel 2010. Invece chiude interi ospedali, sta distruggendo la medicina del territorio, allunga le liste d’attesa ed ha creato una forte demoralizzazione degli operatori del servizio sanitario abruzzese».

 Il solito botta e risposta incomunicabile tra maggioranza ed opposizione? Chissà. Certo è che come al solito volano le parole e si ripetono (Chiodi non si accorge che lo fa anche lui) le stesse liturgie: «la colpa è del passato, noi siamo migliori di quelli che c’erano prima». Insomma toni da campagna elettorale continua. Peccato che la cronaca (anche giudiziaria di questi giorni) ci rappresenta una realtà molto diversa: la sanità è stata la cassaforte dei partiti, di tutti i partiti, come ha scoperto la magistratura. E’ ridicolo dire oggi (come fa il Pdl) che la colpa è degli altri dimenticando le tangenti, le cartolarizzazioni, i debiti creati dal centrodestra. Come non è parimenti credibile il Pd se prima non prende una posizione precisa sulle vicende giudiziarie di alcuni suoi rappresentanti, visto che finora si barcamena tra un garantismo assolutorio e la fiducia di rito nella magistratura. E mentre fioriscono solo le polemiche, la sanità affonda, almeno nella percezione dei cittadini le cui proteste non sembrano proprio infondate.

 Sebastiano Calella  02/12/2010 10.36