Dia, controlli a tappeto nei cantieri aquilani. Diminuisce estorsione, cresce usura

Alessandro Biancardi

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Dia, controlli a tappeto nei cantieri aquilani. Diminuisce estorsione, cresce usura
ABRUZZO. Controlli a tappeto nella ricostruzione aquilana, importanti infiltrazioni della criminalità nigeriana. Diminuiscono i casi di estorsione ma cresce l'usura. E' quanto emerge dal rapporto antimafia (primo semestre del 2010) della Dia.

Se non fosse per la ricostruzione aquilana – che ha imposto controlli mirati e a tappeto- e la presenza di un esponente di spicco del clan casalesi che in Abruzzo aveva cercato di rifarsi una vita (ma è stato stanato e arrestato), della criminalità calabrese, siciliana e napoletana non vi sarebbe quasi traccia, almeno da gennaio a giugno 2010.

E' quanto emerge dal primo rapporto semestrale dell'anno corrente della Direzione investigativa antimafia che ha analizzato la situazione italiana e le infiltrazioni criminali dei primi sei mesi dell'anno.

A L'Aquila la Dia ha effettuato decine di controlli nei cantieri per scongiurare il rischio che famiglie della malavita organizzata potessero mettere le mani sugli appalti del post terremoto. Sono stati 341 i profili personali identificati e analizzati, 73 le imprese sotto la lente di ingrandimento per un totale di 55 mezzi controllati.

Gli approfondimenti svolti sulle imprese interessate hanno portato nei primi 5 mesi all'emissione di 6 informative interdittive e 5 informative supplementari atipiche, cioè prive di automatico effetti interdittivo da parte della Prefettura dell'Aquila e di altre prefetture.

«Il sistema di cautele sulla prevenzione approntato per prevenire e contrastare rischi di possibili infiltrazioni criminali», si legge nel rapporto, «ha dato buona prova e sono stati eseguiti, con uno straordinario sforzo operativo numerosi riscontri antimafia per consentire la più celere contrattualizzazione ai fini della ricostruzione».

Contestualmente sono state mappate le cave limitrofe al cratere, monitorate le attività di stoccaggio, trasporto e smaltimento del materiale proveniente dalle demolizioni sul territorio interessato dal sisma e i trasferimenti di proprietà di immobili e beni aziendali per verificare eventuale attività di riciclaggio ovvero concentrazioni o controlli da parte di organizzazioni criminali.

Sempre nella zona dell'aquilano la Dia segnala l'arresto del 4 maggio di Nicola Loffredo, 42 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Farina-Amoroso confederato con il gruppo Schiavone. L'uomo venne arrestato in un appartamento di Avezzano, dove abitava, da agenti del commissariato di Maddaloni (Caserta). Ricercato da alcuni mesi doveva scontare 4 anni di reclusione per estorsione, rapina e porto abusivo di arma. Secondo gli investigatori l'uomo, reinventatosi commerciante ambulante (vendeva mozzarelle campane al mercato) nella sua nuova vita in Abruzzo, era un personaggio di collegamento tra il clan Amoroso-Farina, che controlla le attività illecite a Maddaloni e nelle zone vicine, e la fazione dei casalesi che fa capo al boss Bidognetti. Un elemento di spessore nel giro delle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori.

LA CRIMINALITA' STRANIERA

Nel rapporto si passa poi ad analizzare la presenza di criminalità straniere nelle varie zone d'Italia. Quella più numerosa in regione è certamente quella nigeriana che nel solo Abruzzo ha fatto registrare il 36% degli arresti totali effettuati negli ultimi 6 mesi in tutta la penisola. «Questa criminalità» si legge sempre nel rapporto, «dimostra buona attitudine ad inserirsi in consorterie autoctone anche di elevata capacità delinquenziale, dedite soprattutto al traffico di stupefacenti».

Ma l'Abruzzo viene ritenuta anche una terra dove sono «molto attive» le compagini criminali albanesi (5% degli arresto sul totale italiano) e si ricorda anche l'operazione Adriatik che ha interessato anche la Dia di Firenze, conclusa nel mese di gennaio dalla Procura di Pescara. Gli inquirenti hanno scoperto in quel caso un traffico dall'Italia all'Albania di autovetture oggetto di simulazione di reato di furto e truffa ai danni delle compagnie di assicurazione messo in atto da un gruppo criminale italo albanese, dedita anche al traffico di droga.

Presenti sul territorio abruzzese anche la criminalità rumena (5% degli arresti di tutta la penisola) e quella nordafricana (5%). Si ricorda quindi l'arresto di latitanti magrebini a seguito dell'operazione 'Lavoro pulito' coordinata sempre dalla Procura di Pescara a fine dicembre che aveva disarticolato una ramificata organizzazione transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e al successivo sfruttamento del lavoro dei migranti.

Poco presenti invece le criminalità cinesi (1% di arresti rispetto al totale complessivo in Italia) e sudamericana (1%).

RICICLAGGIO E USURA

Ma la Dia ha lavorato anche sul fronte dell'antiriciclaggio e dell'usura. Nel primo caso, nei primi sei mesi dell'anno, in tutta Italia sono arrivate 12.828 segnalazioni di operazioni sospette. L'attenzione degli inquirenti si è focalizzata su 222 ritenute meritevoli di approfondimento investigativo.

Ma veniamo all'Abruzzo: 148 le segnalazioni pervenute (1,15% sul totale) di cui 3 trattenute (1,35% del totale). 2 sono arrivate da parte di dottori commercialisti, 100 da enti creditizi, 11 da intermediari finanziari, 1 da un notaio, 34 da pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda i casi di estorsione 52 sono stati i casi segnalati per un totale di 96 denunciati (contro i 105 denunciati nell'ultimo semestre del 2009) e si segnala una crescita del fenomeno dell'usura con 10 casi (+ 4 casi casi rispetto al semestre precedente)

Tra i denunciati per estorsione nel primo semestre di quest'anno 83 avevano più di 22 anni, 6 tra i 19 e 21 anni, 4 tra i 17 e 18 anni e 3 sotto i 16 anni. 18 gli stranieri, 78 gli italiani.

 Alessandra Lotti  02/12/2010 10.09