Fiumi, tra gli «orribili 7 d'Italia» anche Aterno e Saline

Alessandro Biancardi

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Fiumi, tra gli «orribili 7 d'Italia» anche Aterno e Saline
PESCARA. Sette 'mostri', sette pessimi esempi di salvaguardia del territorio dove «incuria, degrado, criminalità, indifferenza» la fanno da padrona. Tra queste realtà made in Italy ne spiccano addirittura due abruzzesi.

Quali sono i fiumi più malati della penisola? L'Aterno, il Saline, fiume Aniene, il Lambro, l'Oliva, il Sacco e il Sarno. Lo dice una ricerca realizzata dal mensile Focus che con una propria inchiesta ha verificato in che stato versano i corsi d'acqua italiani? «Purtroppo non buono», è la risposta. La rivista ha così individuato, insieme a diversi esperti «gli orribili 7», ovvero quelli «più maltrattati, sfruttati e inquinati del paese».

Spiccano i due corsi fluviali abruzzesi e non è certo una novità che le loro condizioni siano critiche.

Dell'Aterno- Pescara, 145 km di lunghezza per una estensione del bacino di 3.154 km quadrati, lo stato ecologico viene definito da Focus «scadente vicino alla città e sufficiente lontano dai centri urbani».

«L'Aterno-Pescara è un fiume doppio anche nei suoi problemi», si legge nel rapporto, «soffocato da scarichi civili e prelievi agricoli l'Aterno, minacciato da discariche di rifiuti chimici e sbarramenti il Pescara».

L'Annuario dei Dati Ambientali 2008 (Ispra) riporta una concentrazione di batteri fecali Escherichia coli di 225.000 UFC/100 ml nelle acque dell'Aterno a L'Aquila e di 14.750 alla foce del Pescara. «La situazione è aggravata dall'impoverimento della portata del fiume causata da prelievi agricoli eccessivi per compensare gli sprechi dei sistemi di irrigazione obsoleti», spiega il commissario Goio. «Batteri e sostanze organiche si concentrano in un fiume che torna a respirare solo quando arriva nella conca di Sulmona, perché lì viene "rinvigorito" dalle acque di Sagittario, Gizio, Pescara e Tirino».

Non va meglio per il Saline, 10 km di lunghezza per una portata media di 5 metri cubi al secondo. Lo stato ecologico viene definito «da scadente a pessimo nei centri abitati, sufficiente nei tratti a monte».

Le cause? «Lo smaltimento incontrollato di rifiuti di ogni tipo, discariche fuori norma, prelievi eccessivi».

E' «una discarica lineare», secondo Giovanni Damiani, ex direttore dell'Agenzia nazionale Protezione ambiente e assessore all'Ambiente dell'Abruzzo e oggi ricercatore di Arta e presidente di Ecoistituto Abruzzo. «Negli anni '90 mancava un piano regionale di gestione dei rifiuti e così cominciarono a lasciarli sulle rive del Saline affidandosi alla piena perché li gettasse a mare: agricoltori e piccole industrie in primis, ma anche i cittadini e persino le amministrazioni comunali. E da ultime le organizzazioni criminali».

Nell'articolo vengono anche linkate le fotografie dell'Horror Tour dell'associazione Mare Libero (vedi video sotto): «Abbiamo chiesto alle autorità che almeno chiudessero le strade di accesso al fiume e aumentassero la sorveglianza», spiega Loredana Di Paola alla rivista, «ma qui si continua a scaricare nel fiume di tutto»

Nel 2008 alla foce del Saline si trovò la salmonella: scattò il divieto di balneazione per le spiagge limitrofe, ma dopo un pò gli albergatori fecero togliere persino i cartelli dei divieti perché danneggiavano l'immagine dell'Abruzzo.

1/12/2010 9.10

L'INCHIESTA INTEGRALE DI FOCUS