Regione, precari Bura: «a casa dal 1° gennaio 2011 perché abbiamo i requisiti»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Gli 11 precari che lavorano all'ufficio Bura attendono una «soluzione concreta» a salvaguardia del loro lavoro.

In caso contrario, annunciano, il Bollettino regionale e le sue pubblicazioni cartacee e on-line sono da ritenersi sospese nel mese di dicembre.

Dal 1° gennaio, salvo novità dell'ultim'ora, andranno a casa. Loro assicurano di essere spettatori stanchi «degli interessi e dello sfruttamento politico ed amministrativo» che ruota intorno al loro ufficio «da anni terra di conquista per Dirigenze Responsabilità d’ufficio prossime alla pensione», ma anche «meta ambita di quanti aspirano al saltino di categoria».

«Siamo stanchi», ammettono, «di essere lasciati in balia di una scadenza ormai prossima e di subire l’umiliazione di sentirci dire che l’unica soluzione è un terzo e fantomatico concorso nuovamente da precario».

Alla necessità di un ufficio sprovvisto di personale a tempo indeterminato (e che finora è stato portato avanti interamente da 11 precari) l’amministrazione regionale risponde con l’affidamento della gestione e della redazione del Bura ad una società esterna.

Secondo i calcoli dei precari stessi attualmente i costi del bollettino, tramite un processo di razionalizzazione intrapreso autonomamente ed esclusivamente dal personale precario andrebbero da un passivo di 50.000 euro annui ad un Attivo di 73.000 euro annui.

«Noi non siamo portaborse», si difendono, «non siamo personale di nomina politica. Non rientriamo nelle forze lavoro tutelate dal Decreto Abruzzo 2009 ma rappresentiamo il lavoro quotidiano di un ufficio che costituisce lo strumento legale della Regione Abruzzo».

Entrati a tempo determinato con la Giunta Pace nel 2002, dopo il superamento di un concorso pubblico per titoli ed esami, benché il progetto dell’informatizzazione del Bura non fosse terminato ma le scadenze politiche imponevano nuovi ed appetibili posti di lavoro, si videro costretti a partecipare ad un altro concorso pubblico per titoli ed esami per ricoprire lo stesso posto con le stesse mansioni solo che con un contratto di collaborazione. «Il tutto», ricordano, «mentre altri precari a tempo determinato vedevano i loro contratti prorogati ad oltranza»

Da qui quello che loro definiscono un calvario lavorativo: «8 mesi di disoccupazione, nessun riconoscimento dei due anni di lavoro e un nuovo concorso per un contratto di collaborazione; contratto che ci ha precluso l’inserimento nella graduatoria dei beneficiari della stabilizzazione (che ha riguardato 73 persone alcune delle quali senza i requisiti della finanziaria nazionale che prevedeva i 3 anni alla data del 29 settembre 2007 e reclutati attraverso graduatorie a scorrimento), avvenuta a giugno 2009 all’insaputa dello stesso presidente Chiodi che in quel momento era impegnato ad accogliere i premier per il G8 mentre noi sgombravamo le nostre case inagibili con l’ausilio dei vigile del fuoco».

Anche per questo i precari del Bura si riservano e, intendono agire nelle sedi opportune tramite esposto alla Procura della Repubblica per far chiarezza su questa vicenda, «qualora l’attuale amministrazione non tenesse in debita considerazione i nostri diritti. Diritti più volte calpestati basti pensare alla sfrontatezza avuta nell’aprile 2009 quando aveva ben pensato di decurtarci lo stipendio del mese per mancata prestazione lavorativa mentre il 14 aprile usciva in condizione disagiate il primo bollettino post-sisma necessario al recepimento dei Decreti di Urgenza relativi al Sisma».

«Il nostro lavoro non è, e non è mai stato, un lavoro assimilabile ad un Progetto», contestano, «la nostra presenza, dedizione e professionalità è stata impiegata quotidianamente come se avessimo un contratto a tempo indeterminato, quindi si conclude in 6 parole: doveri da impiegato, diritti da precario».

E PER IL CENSIMENTO AGRICOLTURA....SI CERCANO

Il Consigliere regionale del Pd, Claudio Ruffini, ha scritto invece una lettera all’assessore regionale Carpineta per chiedere dei chiarimenti sul bando regionale con il quale il Servizio Speciale Informatico ha deciso di procedere alla selezione di 20 collaboratori coordinati e continuativi per effettuare il censimento delle aziende agricole.

«Proprio in questi mesi», ricorda Ruffini, «si è reso manifesto il disagio espresso dai numerosi lavoratori  come i 40 precari del Servizio Informatico, che  cesseranno di lavorare il prossimo 30 novembre e adesso la Regione vuole assumere altri 20 precari per un anno con posizioni e funzioni simili. Non si capisce quale sia la ratio di questa decisione. L'unica cosa certa è che con la Carpineta assessore al personale, nessuno tranne lei, ha un posto al sicuro, nonostante non ne azzecca una di decisione».

 30/11/2010 10.14