Sanità in subbuglio, la Baraldi scontenta tutti

Alessandro Biancardi

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VERI' E BARALDI

VERI' E BARALDI

ABRUZZO. Effetto Wikileaks. La bufera sulla sanità abruzzese, già annunciata da tante piccole proteste locali, è esplosa in modo generalizzato appena sono uscite fuori dalle stanze del potere le dichiarazioni del sub commissario Giovanna Baraldi.

La sua audizione alla Quinta commissione della Regione ha fatto conoscere una realtà poco credibile: da una parte c’è una persona sola armata contro tutto il mondo, dall’altra c’è invece un Abruzzo di fannulloni, truffatori, malati abusivi, ospedali inutili, manager superflui, imprenditori della sanità privata ladri, sindacati ciechi e sordi, giornalisti petulanti, insomma una Regione canaglia che più canaglia non si può.

Il Pd coglie il dato politico di questo affresco strano e irreale della società abruzzese (viste le professionalità esistenti), andando al di la delle dichiarazioni più o meno risentite di tutti quelli che si sono sentiti offesi (per non dire che sono stati offesi): i consiglieri regionali Claudio Ruffini e Marinella Sclocco chiedono di ascoltare domani in Commissione sia il presidente Chiodi che l’assessore al Bilancio Carlo Masci, indicato dalla Baraldi come la gomma a terra del Piano di risanamento della sanità, quella che ritarda la realizzazione degli obiettivi di rientro dal debito sanitario. «In effetti – dice il Pd - si sta aprendo un conflitto profondo tra il Presidente/Commissario tutto fare e le Istituzioni regionali, nell’ambito degli stessi equilibri di maggioranza, ormai implosi tra vicende politiche nazionali e rimpasto della giunta regionale. Senza dire che è venuto alla luce un conflitto aperto tra alcuni componenti della maggioranza ed il sub commissario».

 E in effetti è molto strano il silenzio del Pdl che non spende una parola a difesa della riorganizzazione del sistema sanitario abruzzese (in realtà sono più i tagli che le razionalizzazioni). Se il centrodestra tace, parlano i sindacati ed i medici. La Fimmg ha già minacciato querele, ora scende in guerra Silvio Basile, Smi (sindacato medici italiani), che difende a spada tratta l’operato dei colleghi. «Altro che prostitute, come siamo stati definiti, anche se aspettiamo conferme o smentite su questo epiteto – dice Basile – siamo professionisti che applicano le direttive del ministero e seguono le indicazioni ed i protocolli delle società scientifiche più importanti. Rimuovete la Baraldi: sta distruggendo il rapporto medico di famiglia-malato costringendo i mutualisti ad operare entro strutture della Asl. Così soprattutto gli anziani invece di avere il medico sotto caso, dovranno migrare in cerca degli ambulatori Asl: si vuole lottizzare il medico di famiglia per farlo diventare medico di partito».

 Contro i veri sprechi della sanità si era già scagliato l’Idv che con Cesare D’Alessandro ha chiesto a Chiodi «se sono stati introdotti elementi di riduzione strutturale della spesa sanitaria. Sarebbe intollerabile prima chiudere gli ospedali e poi individuare le sacche di cattiva gestione come la spesa per il contenzioso legale, le consulenze sanitarie, i costi assicurativi, l’utilizzo di auto di servizio e cellulari, l’acquisto di protesi. Sono questi i settori nei quali maggiormente si annidano gli sprechi, quantificabili in decine di milioni di euro». Anche i sindacati protestano, riportando quello che i cittadini avvertono e cioè «una diminuzione della qualità del servizio sanitario nella nostra Regione. Senza dire che i lavoratori del comparto sono ormai stremati da una riorganizzazione sanitaria che ha, come elemento caratterizzante, la riduzione dei posti letto e il blocco delle assunzioni», scrive Fabio Frullo della Uil, che così continua: «anche in altre regioni si è proceduto alle riorganizzazioni, ma prima è stata realizzata la rete assistenziale sul territorio e poi si è proceduto alla chiusura dei posti letto inutili. Noi abbiamo fatto il contrario e così da mesi assistiamo a un declino spaventoso della nostra sanità regionale. Nei reparti manca il personale, i farmaci e i presidi sanitari scarseggiano, le liste d’attesa continuano ad allungarsi, ma tutto ciò non sembra turbare il Presidente, il quale tira diritto nel suo piano di riordino, mostrandosi indifferente rispetto alle proposte dei lavoratori e dei cittadini».

 Insomma una gestione solo contabile della sanità che sta provocando malumori sempre più diffusi. Lo denuncia Vincenzo Traniello, Cisl, che parla di “scelte contraddittorie e poco responsabili, in quanto non assicurano la continuità dell’assistenza e del servizio sanitario con ricadute negative sull’erogazione della qualità delle prestazioni sanitarie e assistenziali. Non siamo per la conservazione dell’esistente e per la difesa di strutture inadeguate e costose, ma la riorganizzazione della sanità in Abruzzo non può essere fatta sulla pelle degli utenti e dei cittadini con costi maggiori degli attuali, creando disservizi e liste di attesa chilometriche».

s. c. 29/11/2010 10.02