Revisori senza tessera? Un sorteggio ci salverà

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I consiglieri regionali Maurizio Acerbo (Rc) e Antonio Saia (Pdci) hanno presentato un progetto di legge sulla nomina dei revisori legali nelle società, aziende, enti e ASL della Regione Abruzzo.

I due consiglieri sono partiti dall'idea di porre un freno alla «invasione» da parte della politica di spazi che non dovrebbero essere colonizzati da logiche di appartenenza.

Una vera e propria riforma che favorirebbe non solo una migliore qualità del lavoro (viene scelto chi è davvero il più competente) ma anche una rotazione degli incarichi che investa chiunque ne faccia richiesta. «E' necessario», spiegano, «avviare processi di riforma della politica e dell’amministrazione volti a restituire alla politica e ai partiti il ruolo assegnato dalla Costituzione che non è quello di colonizzare ogni ambito della vita pubblica».

Dentro questa ispirazione di fondo si colloca la proposta di legge regionale presentata nei giorni scorsi e che i due consiglieri sperano che divenga «rapidamente» oggetto di confronto in commissione.

Perchè le tradizionali modalità di nomina dei revisori contabili, questo sarebbe il nodo centrale della questione, non paiono adeguate a garantirne l’indipendenza.

«Infatti», spiegano Acerbo e Saia, «la prassi corrente implica una selezione politica, di maggioranza e minoranza, dei revisori e quindi una logica lottizzatoria che nel tempo tende a creare un rapporto fiduciario con i referenti politici in grado di garantire la nomina. Considerato che i vertici di enti, società, agenzie sono scelti dalla “politica”, ne consegue che i vigenti criteri di nomina sono all’insegna dell’illogico principio che il controllato nomina il controllore».

Tale invasività “partitocratica” appare ai due anche «fortemente discriminatoria» in quanto impone a più o meno stimati professionisti di doversi avvicinare a esponenti politici e/o partiti per richiederne la “sponsorizzazione” al momento delle nomine.

«Inutile dire», insistono i due, «che difficilmente un professionista privo di relazioni con gli eletti o i partiti riuscirebbe a essere nominato».

Scopo di questo provvedimento è quindi quello di garantire indipendenza e obiettività ed «evitare condizionamenti di figure che devono esercitare funzioni di controllo».

Per queste ragioni i due consiglieri propongono che tra i soggetti che abbiano i requisiti e ne facciano richiesta la selezione e nomina avvenga «mediante la procedura del sorteggio pubblico». «Teniamo a precisare», insistono, «che non si tratta di una provocazione ma di una modalità che consente di avere degli organi di controllo liberi dai condizionamenti della politica ai quali si acceda soltanto sulla base delle competenze». Se approvata celermente tale innovazione amministrativa potrebbe applicarsi già da questa legislatura.

«Si tratterebbe di un segnale forte di rinnovamento della politica. Attendiamo la risposta delle altre forze politiche», chiudono i due.

29/11/2010 9.44