Wwf e Legambiente:«Acqua a rischio petrolio», un dossier sui possibili pericoli

Alessandro Biancardi

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Wwf e Legambiente:«Acqua a rischio petrolio», un dossier sui possibili pericoli
ABRUZZO. Wwf e Legambiente presentano un dossier sul rischio di inquinamento da idrocarburi delle acque dolci e marino-costiere abruzzesi.

La Giunta Regionale ha adottato di recente  un Piano di Tutela delle Acque che “dimentica” le misure per affrontare il rischio petrolio per  falde, fiumi e acque costiere. 

Così l’acqua abruzzese sarebbe a fortissimo rischio di inquinamento a causa delle attività connesse allo sfruttamento e trasporto degli idrocarburi, ma il  piano delle acque adottato recentemente dalla Giunta Regionale non lo affronta.

Il Piano di Tutela delle Acque, sulla base di quanto previsto del Testo  Unico dell'Ambiente (Decreto Legislativo n. 152/2006) “contiene, oltre agli interventi volti a garantire il raggiungimento o il mantenimento  degli obiettivi di cui alla parte terza del presente decreto, le misure necessarie alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico.”
Il Piano di Tutela delle Acque è quindi un piano di settore che si occupa delle acque superficiali quali laghi e fiumi, delle acque sotterranee e delle acque marino-costiere.

La legge prevede che il Piano esamini analiticamente tutti gli elementi di pressione antropica e definisca tutte le misure per la protezione e conservazione delle acque.
La Regione Abruzzo ha adottato il Piano di Tutela delle Acque con Delibera di Giunta Regionale n. 614 (pubblicata sul BURA del 24 settembre 2010).
Attualmente è nella fase di ricezione e valutazione delle osservazioni, di Valutazione Ambientale Strategica e di Valutazione di Incidenza Ambientale sugli effetti del Piano sui Siti di Interesse Comunitario e sulle Zone di Protezione Speciale della Rete Natura2000.
Dopo il passaggio al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione, passerà all’esame del Consiglio Regionale per l'approvazione definitiva.
«Non si fa menzione», dicono Wwf e Legambiente, «delle istanze di ricerca e delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi (sia metano che idrocarburi liquidi) che attualmente coprono il 51,07% del territorio regionale (coinvolgendo il 72,5% dei comuni). Non cita le 722 perforazioni già effettuate nella nostra regione dal secolo scorso fino al 31 dicembre 2007».
L’approfondito dossier di WWF e Legambiente evidenzia invece l’elevatissimo rischio ambientale connesso allo sfruttamento da idrocarburi per fiumi, falde e acque marino-costiere della regione. Recenti ricerche realizzate dai principali centri scientifici italiani ed esteri dimostrano come l’Adriatico centrale sia già ora una delle aree del Mar Mediterraneo con maggiore frequenza di sversamenti accidentali o volontari di petrolio in mare.

Viene considerato al massimo livello di rischio assieme al Mar Ligure (figure allegate alla fine del comunicato).
Il 30% del greggio mondiale trasportato per nave segue rotte mediterranee: circa 1/3 di questo arriva greggio nel Mar Adriatico dove si trovano una decina di porti petroliferi, 7 terminali, 3 oleodotti, 13 raffinerie e quasi un centinaio di piattaforme offshore (alcune attive).
Per quanto riguarda i rischi di contaminazione per l'acqua sulla terraferma basterà ricordare che nei soli Stati Uniti dal 1980 al 2003 sono stati registrati 51.829 casi di perdite di olio nelle aree interne del paese con una media di quasi 40 milioni di litri di olio sversati nell’ambiente ogni anno.
Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo dice che «è grave che la Regione Abruzzo vari un Piano di Tutela delle Acque che non affronta il rischio derivante dallo sfruttamento, lavorazione e trasporto degli idrocarburi. Da tempo chiediamo alla Regione di istituire un tavolo di confronto dotandosi di personale esperto in materia di idrocarburi: purtroppo questa nostra richiesta è rimasta inascoltata».

Dante Caserta, consigliere nazionale del Wwf invece sostiene che:«Il nostro dossier dimostra la totale incompatibilità tra sfruttamento degli idrocarburi e tutela degli acquiferi, sia, ovviamente, nelle aree destinate alla salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, sia nelle aree in cui siano presenti corpi idrici sotterranei significativi e d'interesse, peraltro già fortemente pregiudicati dal punto di vista della contaminazione».

 27/11/2010 14.43