Università, anche a L’Aquila sui tetti delle Facoltà contro Ddl Gelmini

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1498

L'AQUILA. Blitz degli universitari sotto la neve contro il Ddl Gelmini. Sui tetti delle Facoltà.

Questa mattina anche a L’Aquila, come in tutti gli altri Atenei italiani, l’Udu ha intrapreso azioni di protesta contro il DDL Gelmini. La città si è svegliata imbiancata dalla neve ma gli universitari non hanno avuto ripensamenti e hanno manifestato con forza. 

Nonostante le tante vertenze derivanti dalle criticità territoriale, già dal grande corteo del 17 Novembre gli studenti dell’Aquila stanno sostenendo anche le proteste nazionali.
Blitz si sono svolti in tutta la città: sui tetti delle Facoltà di Scienze, Medicina, Lettere e presso il salone dello studente un gran numero di studenti ha attaccato e srototolato striscioni per chiedere il ritiro immediato del DDL .
Grande partecipazione all’interno delle facoltà e anche nel salone dello studente, presso la guardia di finanza di Coppito, dove è stato messo uno striscione :''città militare o città dei saperi''.
Domani i ragazzi annunciano che saranno a Roma, con gli studenti e il mondo dell’Università, insieme al grande corteo della Cgil, in un appuntamento che per l’Università «sarà una grande occasione per esprimere il dissenso contro il DDL Gelmini».
«Il DDL va ritirato», dicono con forza, «l’Udu e gli universitari continueranno anche la prossima settimana e poi ancora prima dell’approvazione definitiva per salvare l’Università pubblica e il Diritto allo studio».

Ieri la protesta aveva toccato gli studenti di Teramo. Una cinquantina di persone, fra docenti e ricercatori, hanno occupato simbolicamente la radio dell'ateneo, Radio Frequenza, dando vita a un dibattito sull'argomento.

L'iniziativa ha preso il via verso le 13, quando i docenti sono entrati in studio e hanno interrotto le trasmissioni stravolgendo la programmazione.

Appreso del rinvio al 30 novembre della discussione alla Camera sulla riforma Gelmini, anche la protesta è stata rinviata a quella data.

Alla protesta hanno partecipato ricercatori, ordinari, associati e anche insegnanti in pensione. «Piuttosto che un momento di protesta - sottolinea Maurizio Donato, docente di Economia politica della facoltà di Giurisprudenza, tra i promotori dell'iniziativa - è stato un momento di discussione. La radio, d'altronde, potrebbe essere una delle prime strutture da tagliare».

«Siamo soddisfatti della partecipazione che ha suscitato l'iniziativa, a giudicare dagli interventi, dalle mail e dagli sms arrivati durante il dibattito»

 

26/11/10 13.23