Tecnologia, Brunetta promuove l'Aquilab e Abruzzo Engineering aspetta

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nei giorni di stallo e proteste per Abruzzo Engineering la regione si apre ad una nuova sfida tecnologica.*ABRUZZO TECNOLOGICO: TROPPI DUBBI E RISPOSTE MAI DATE

Si chiama "Aquilab" e nasce dalla collaborazione tra Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, l'Università dell'Aquila, Unicredit e Telecom il progetto pilota per garantire la continuità operativa dei servizi essenziali a rischio di interruzione catastrofica. Lo ha presentato il ministro Renato Brunetta, nel corso di una conferenza stampa presso il piccolo auditorium dell'Università nel capoluogo abruzzese. Dopo aver individuato i servizi critici della pubblica amministrazione e definiti gli scenari di indisponibilità più gravi (interruzione dell'erogazione delle utilities, dei sistemi informatici, di altre componenti Ict, inagibilità logistica delle sedi), sono state attivate soluzioni di backup predefinite, continuando l'operatività dei servizi "in circolarità" e "a specchio" delle sedi colpite.

Obiettivo di "Aquilab" è contribuire alla definizione di un nuovo modello di città, evoluta nei servizi offerti, dove le attività bancarie si interfacciano con quelle del Comune e viceversa. Si tratta di creare un canale alternativo a cui poter accedere in caso di necessità o interruzioni improvvise. Sfruttando la capillarità degli sportelli bancari è possibile, infatti, raggiungere tutti i cittadini e continuare a fornire loro i servizi essenziali della pubblica amministrazione anche in caso di catastrofi naturali.

L’evento è stato trasmesso in diretta web (con una media di 20 spettatori contemporaneamente) ma comunicato solo pochi minuti prima dell’inizio.

«L'Abruzzo è una regione che sta intercettando tutti i processi innovativi che stanno interessando la Pubblica amministrazione», ha detto Chiodi che ha continuato a parlare di «modernizzare la macchina amministrativa» dalla Sanità, all'Ambiente, dalla gestione del personale ai servizi alle imprese, l'Abruzzo può essere considerata, ha detto, «una regione in cui le tecniche di modernizzazione hanno propria fisionomia».

«Partendo dal presupposto di quel salto di qualità culturale che la Regione Abruzzo si è imposta di favorire», ha spiegato Castiglione, vicepresidente della Regione e assessore all'Informatica, «stiamo andando avanti sulla nostra linea di trasparenza, meritocrazia e produttività per riaffermare la centralità del cittadino quale fruitore dei servizi pubblici. Non possiamo parlare di innovazione tecnologica se non si passa attraverso l'innovazione organizzativa di un processo e in quella normativa».

Pochi gli esempi concreti di progetti di successo del passato ma uno sguardo rivolto verso il futuro.

Intanto per l’ex gioiello della tecnologia abruzzese, Abruzzo Engineering, si tratta, si cercano i soldi (20 milioni di euro che non ci sono) per tappare i buchi, si pensa a far morire Ae ma a salvare i lavoratori, si escogitano tentativi in teoria di difficile realizzazione come il passaggio di progetti lasciati a metà (per esempio la banda larga) a Selex così da sgravare la Regione di questa zavorra oggi inutile perché incompleta.

Intanto il clima nella società mista è sempre più caldo. Alcuni dipendenti hanno deciso di denunciare alla magistratura fatti che loro giudicano strani e degni di approfondimento.

Il presidente Francesco Carli non l’ha presa bene e c’è chi sembra avere l’unico obiettivo di intimorire e dissuadere i dipendenti dal far emergere le vere cause del fallimento tecnologico abruzzese.

23/11/2010 9.49

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ABRUZZO TECNOLOGICO: TROPPI DUBBI E RISPOSTE MAI DATE

 L'AQUILA. Davanti al Ministro della Digitalizzazione e innovazione tecnologica, Renato Brunetta, l'Abruzzo ha assunto (quasi) l'immagine di una regione all'avanguardia.

Nessuno ha parlato dei ritardi dovuti alla cattiva amministrazione di enti politicizzati e veri carrozzoni zavorrati che la maggior parte degli abruzzesi non conosce. Si pensi ad Abruzzo Engineering o l’Arit, l’agenzia regionale per l’informatica, una sorta di gemello eterozigoto della prima.

Società pubbliche per lo più sconosciute ma che succhiano svariati milioni di soldi pubblici e dunque incidono sulle tasse.

Da oltre dieci anni la Regione Abruzzo, attraverso le sue società, ha varato progetti e acquisito finanziamenti milionari anche dall’Europa per rendere tecnologico il territorio e le amministrazioni pubbliche ma al 2010 anche la posta certificata nelle istituzioni stenta a diventare la normalità.

Milioni di euro piovuti per fare cose spesso incomprensibili ma anche difficili da verificare e toccare con mano come i siti internet vuoti o decine di altre iniziative annunciate magari finanziate e poi dimenticate.

Se negli ultimi dieci anni l’Abruzzo avesse avuto una classe dirigente preparata e integerrima ed avesse sfruttato al meglio la pioggia di miliardi piovutaci addosso, oggi sì che vivremmo in una regione supertecnologica, appetibile per i grandi gruppi, dove le aziende avrebbero fatto a gara per venire e la disoccupazione soltanto un brutto sogno.

Invece ci è toccato scoprire delle operazioni poco chiare di Abruzzo Engineering di cui parla Chiodi e del carrozzone Arit con dubbi sui bilanci, delle gare di appalto affidate da Arit e poi cambiate in corsa, del progetto dello sportello unico che avrebbe dovuto facilitare le imprese ad aprire, per non parlare degli immancabili conflitti di interesse.

Invece grazie alle magie occulte di Abruzzo Engineering e Selex per anni si è pubblicizzata la banda larga che nessuno ha visto, affossando le imprese delle zone interne. Il perchè è facile intuirlo: bisognava pompare queste società di persone e clientele per mantenere il potere, così come ha denunciato da Chiodi per Abruzzo Engineering che a questo punto potrebbe non essere affatto un caso isolato.

Responsabilità enormi che si intuiscono, fatti che indicano che qualcosa non ha funzionato nello sviluppo tecnologico di questa regione e che nessuno mai chiarirà: la verità, infatti, è che nessun organo amministrativo o giudiziario ha mai voluto scoperchiare questo pozzo senza fondo e verificare se per caso quello che Chiodi dice essere successo ad Abruzzo Enginnering (considerati i risultati scarsissimi) sia un metodo sperimentato anche altrove.

Così oggi la corsa verso la tecnologia è costretta a rallentare per gli affossamenti creati dalla politica per esempio proprio in Abruzzo Engineering sull’orlo del fallimento per motivi oscuri da un giorno all’altro. E quel giorno è stato il 6 aprile 2009.

23/11/10 10.16