Casoli e Guardiagrele, gli ospedali chiudono e montano le proteste

Alessandro Biancardi

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OSPEDALE DI CASOLI

OSPEDALE DI CASOLI

CASOLI. A Casoli è in atto una mobilitazione del comprensorio per dimostrare che la soluzione imposta dal Piano sanitario si traduce in disagi e disservizi. *DA GUARDIAGRELE DIFFIDA A CHIODI*D'ALESSANDRO (IDV): «DA CHIODI E VENTURONI SOLO PROMESSE»

 

Dopo le manifestazioni ed i cortei di protesta, si tenta anche la carta dell’ironia per dare sfogo al malcontento per la chiusura del locale ospedale. Altrove, come a Pescina e Tagliacozzo, interessate dagli stessi provvedimenti di chiusura, si sceglie la strada della manifestazione a Roma. Oppure si usa la carta bollata, con diffide e ricorsi al Tar contro la cancellazione dell’assistenza ospedaliera, come a Guardiagrele, dove si infiamma in modo particolare la polemica politica.

 Qui il centrosinistra è all’attacco contro l’inatteso provvedimento di chiusura ed il centrodestra è in difesa (forse sarebbe meglio dire in silenzio), entrambi spiazzati dalle scelte monocratiche del Piano di riassetto degli ospedali.

E tutti sono concordi almeno su un punto: la segretezza che ha accompagnato la riorganizzazione delle rete ospedaliera abruzzese non ha giovato né alla comprensione delle scelte né alla gestione del consenso. Addirittura tra gli amministratori pubblici delle zone interessate dalle chiusure, ma anche tra i sindacati del settore, ha suscitato stupore la sensazione che nemmeno l’assessore regionale alla sanità fosse al corrente della bufera che si stava abbattendo sull’Abruzzo. Solo adesso il centrodestra, rimasto spiazzato dal Piano operativo, sta cercando di organizzare una difesa delle scelte compiute per recuperare immagine e consensi che avevano consentito di vincere le elezioni (come a Guardiagrele) con lo slogan “salviamo l’ospedale”, che poi è stato chiuso.

 OSPEDALE CHIUSO A GUARDIAGRELE, BOTTA E RISPOSTA TRA DESTRA E SINISTRA

 Al centrosinistra che lo accusa di incoerenza, Sandro Salvi, sindaco di centrodestra di Guardiagrele, replica accusando l’opposizione «di difendere un modello di sanità che non funziona», cioè il vecchio ospedale. E’ un pò la linea di difesa “postuma” del Piano che il Pdl sta elaborando: «L’ospedale così com’era non funzionava, nonostante l’abnegazione del personale – spiega Salvi – cioè non rispondeva alle esigenze della popolazione, fin da quando (2008-2010) era stati chiusi - e non da noi - Oculistica, Ginecologia ecc.. Ora vogliamo realizzare una sanità del territorio più snella, che abbraccia ospedale e servizi. Di un ospedale è importante quello che ci metti dentro: e noi potenzieremo gli ambulatori, la Radiologia, la Chirurgia ambulatoriale, il Pronto soccorso H24, il Laboratorio analisi.

Stiamo pensando anche ad una Rsa, ad un ospedale di comunità e ad un Centro Alzheimer. Altro che chiudere, si tratta solo di riconvertire».

«Ma come – replica l’opposizione di “Guardiagrele il bene in comune” – il 15 luglio Salvi scrive al manager Asl Zavattaro che “è irrinunciabile la presenza dell’Ospedale con funzione di presidio ospedaliero per acuti, quale era prima e come confermato dal precedente piano di riordino della rete ospedaliera”. Prima ancora protestava, insieme al centrodestra e al suo gruppo consiliare in odor di candidature provinciali e regionali, contro ogni tipo di riorganizzazione o riordino del Santissima Immacolata. Nulla allora doveva essere toccato, mentre oggi che il piano di riordino a firma Chiodi-Venturoni-Baraldi prevede zero posti letto, e nessuna alternativa reale neanche per l’emergenza-urgenza, tace o manifesta un cauto consenso».

 Solo una cosa è certa – continua l’opposizione – «il centrodestra guardiese e chietino in generale, non hanno nessuna forza. L’asse Di Stefano-Febbo, per la cui elezione tanto si sono spesi Salvi e l’assessore provinciale Di Prinzio, non contanto nulla di fronte al binomio Chiodi-Venturoni. Il senatore e l’assessore regionale si sono presto dimenticati di Guardiagrele, ma anche se se ne fossero ricordati, non avrebbero ottenuto niente, dato che pure l’Ospedale di Chieti viene depotenziato e scippato delle sue eccellenze».

 CASOLI, IL SINDACO CONTRO IL DEPLIANT DELLA ASL

«Ma insomma – sbotta al telefono Sergio De Luca, sindaco di Casoli, che da mesi si  batte contro la ventilata chiusura dell’ospedale cittadino ed oggi è in prima linea contro il provvedimento del Piano operativo sanitario che ha cancellato il Consalvi - adesso ci prendono pure in giro. Il depliant che la Asl invierà a casa ai cittadini del Sangro Aventino per tranquillizzarli vuole far credere che non cambierà nulla. Che anzi si starà meglio senza ospedale, che oggi si risolve tutto con una telefonata. Fino a quando dobbiamo continuare a essere insultati? Scrivono che l’ospedale è stato chiuso perché  solo il 29% dei residenti del territorio si ricoverava a Casoli. Però», continua il sindaco, «non dicono che il cittadino malato era costretto ad emigrare per curarsi perché non c’erano Ortopedia, Chirurgia, Urologia, Cardiologia, Ginecologia, Traumatologia ecc. Che razza di statistica è questa? Ma la cosa sudicia e mistificatoria – continua De Luca - è che nessuno ha fatto riferimento allo stesso dato tecnico di utilizzo della struttura da parte dei cittadini ricadenti nell'area distrettuale per l'ospedaletto di S. Omero, o quello di Atri, ma se volete anche per quelli di Atessa e Lanciano. La verità è che di noi non si preoccupa nessuno: altro che Pta, presidio territoriale assistenziale. Noi a Casoli siamo un Pta, un presidio dei territori abbandonati».

 s. c.  03/09/2010 8.41

 



 

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DA GUARDIAGRELE DIFFIDA A CHIODI

 GUARDIAGRELE. A Guardiagrele e dintorni cittadini di serie B e senza diritto alla salute, tanto che si può chiudere l’ospedale?

E soprattutto: bastano poche parole in inglese e qualche  dato statistico copiato da Trilussa (“tutti mangiano un pollo a testa, perché qualcuno ne mangia due e qualcuno nessuno”)  per  tenere a bada le proteste? «Ma quando mai – spiegano Angelo Orlando, Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Gianluca Primavera e Simone Dal Pozzo, consiglieri comunali di opposizione - se pensate di fregarci chiudendo alla chetichella l’ospedale di Guardiagrele, siete vittime di un grosso abbaglio. Intanto beccatevi una diffida e poi si vedrà anche al Tar: i nostri diritti sono scritti nella Costituzione e li difenderemo ad oltranza».

 LA DIFFIDA: NON TOCCARE I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA

 E così a fine agosto Gianni Chiodi, Giovanna Baraldi (commissario e sub commissario alla sanità), Lanfranco Venturoni (assessore regionale) e Sandro Salvi (sindaco di Guardiagrele) sono stati raggiunti da una diffida sotto forma di un documento articolato che ripercorre la storia dell’assistenza sanitaria negli ultimi anni in Abruzzo e che spiega come il progetto di riorganizzazione della rete ospedaliera (cioè la chiusura dei piccoli ospedali) sia del tutto inutile, addirittura controproducente e soprattutto lesivo dei diritti dei cittadini: così infatti non vengono assicurati i Lea, i livelli essenziali di assistenza, e i Liveas, cioè i livelli di assistenza socio sanitaria.

«La cosa che ci fa imbufalire di più – spiega l’ex senatore Angelo Orlando – è la mancanza di trasparenza di tutta l’operazione, associata al tentativo di farci credere che questa è una strada obbligata, altrimenti il Governo si arrabbia. Basta andare sul sito della Cisl sanità della Regione Lazio per trovare tutti i decreti, tutte le ordinanze, tutti i verbali dei vari tavoli tecnici che chiariscono l’evoluzione dei provvedimenti di rientro dal debito sanitario. In Abruzzo non c’è niente di tutto questo, addirittura si dicono bugìe e si nascondono documenti. Noi abbiamo scoperto che di questo Piano non c’era bisogno, perché eravamo già avviati verso il risanamento».

 «INUTILE IL PIANO OPERATIVO CHE CHIUDE GLI OSPEDALI, IL RISANAMENTO ERA IN CORSO»

 «Il rispetto del Piano di Rientro era, peraltro, già stato certificato dal Commissario Gino Redigolo il quale, nella delibera commissariale n. 62/2010, approvava il risultato economico previsionale in quanto in linea con gli impegni presi dalla Regione Abruzzo nel Piano di Rientro», si legge nella diffida.

E si aggiunge che la Corte dei Conti aveva «acclarato che la maggiorazione delle aliquote Irap e Irpef può essere soppressa, in presenza di azione di recupero di somme indebitamente assegnate ad operatori privati».  Dopo una polemica, documentata sui debiti veri o presunti del sistema sanitario abruzzese, arriva l’affondo: «il programma operativo è, di fatto, solo un’operazione numerica nel settore pubblico e non definisce neppure sommariamente il nuovo modello di rete assistenziale».

 C’è invece uno spreco di sigle e termini oscuri: «Pta, Ncp, Utap, Uccp, Country hospital, casa della salute e ospedale di comunità – si legge nella diffida - sono simulacri di esercitazione accademica ed anche portatori di interessi organizzati, oltretutto oggetto di valutazioni divergenti. Insomma non un Piano operativo frutto di confronto, ma che risponde a criteri di valutazione del peso demografico-elettorale, rendendo espliciti soprattutto i silenzi. Lo stesso Consiglio Regionale d'Abruzzo, nel tentativo, assolutamente tardivo e risibilmente autoassolutorio, di segnalare la sua esistenza- non la sua autonomia programmatoria - ha discusso l'indiscutibile approvando un documento che, dopo aver riaffermato la priorità dei conti rispetto ai diritti, istituisce un ulteriore tavolo per affrontare dettagli e proporre modifiche che non modifichino».

 Ed ancora: «la desertificazione ospedaliera, oltretutto, avviene in assenza di concrete alternative in grado di assicurare i livelli essenziali, tanto che i cittadini saranno costretti a pagare a privati prestazioni prima offerte dal pubblico».

 Ma soprattutto il Piano Operativo sarebbe illegittimo anche per violazione della normativa nazionale, dal momento che, in presenza del rispetto delle previsioni del Piano di Rientro, erano – e sono – addirittura venuti meno i presupposti per la permanenza in carica del commissario governativo.

Anzichè prendere atto dei positivi risultati raggiunti (come anche certificati dal precedente commissario) si è deciso di adottare un provvedimento che ha natura esclusivamente politica e lesiva dei diritti essenziali dei cittadini. Dunque il Programma di riordino della rete ospedaliera sarebbe un’autentica violazione del principio di uguaglianza, in quanto «due cittadini che, attraverso la fiscalità generale, finanziano allo stesso modo il servizio sanitario si troverebbero, se nati l'uno al mare e l'altro sui monti, il primo con tutti i servizi, dal distretto al centro anziani, l'altro con la sola speranza di poterli avere».

ALTRA DIFFIDA DA PALOMBARO

Anche i consiglieri di Palombaro,  Giuseppe Pizzi, Alderico Di Giovanni, Amanda de Menna e Benigno De Vitis hanno presentato oggi al Presidente della Regione Abruzzo e Commissario alla Sanità, Gianni Chiodi, al sub-commissario alla Sanità, al Sindaco del Comune di Palombaro e per conoscenza al Sig. Prefetto di Chieti una diffida contro la chiusura degli ospedali “S.S. Immacolata” di Guardiagrele e “Consalvi” di Casoli, così come previsto dal Programma operativo redatto dalla Regione Abruzzo. I consiglieri avevano chiesto, già in data 2 agosto, la convocazione di un Consiglio comunale per poter condividere la diffida con la maggioranza e con l’intera cittadinanza. La tardiva risposta del Sindaco con la proposta di fissare il Consiglio dopo il 30 agosto («guarda caso, però, la chiusura dell’ospedale “Consalvi” di Casoli è fissata per il 31 agosto!!!») ha spinto i suddetti consiglieri a procedere da soli ed inviare la diffida.

 s. c.  03/09/2010 8.49

SINDACO PALOMBARO: «ODG COME PRESENTATO NON POTEVA ESSERE DISCUSSO»

Secondo il sindaco però, l’odg è stato presentato «indicando un argomento generico ed omettendo di precisare se si trattasse di una discussione o della votazione di un documento o, ancora, dell’assunzione di un provvedimento».

Questa precisazione, sottolinea il primo cittadino Consuelo Di Martino, «andava fatta in quanto un Consiglio Comunale deve sapere, con esattezza, per legge, l’argomento e per quale tipo di deliberato viene convocato. Non si faceva alcun riferimento alla diffida», assicura ancora il sindaco, «“da condividere con la maggioranza e con la cittadinanza”, né, altrimenti, lo si sarebbe potuto immaginare dalla predetta generica richiesta».

Nei giorni seguenti, e comunque nel rispetto dei termini, Di Martino spiega di aver comunicato ai consiglieri di minoranza che il Consiglio «sarebbe stato convocato a far data dal 30 agosto 2010 stante l’assenza per ferie, a suo tempo programmate, del Segretario comunale, di alcuni consiglieri e della sottoscritta. Non avrebbe avuto alcun senso convocare un Consiglio comunale già sapendo che parte dei suoi componenti era assente».

Il Consiglio è stato convocato la scorsa settimana ed inserito il punto richiesto dal Gruppo di Minoranza, spiega ancora il sindaco. «Tale argomento è preceduto dal punto all’o.d.g. voluto dal Gruppo di maggioranza, sempre riferito alla situazione della rete ospedaliera, formulato più ritualmente, in modo da  dare al Consiglio comunale la possibilità di aprire una discussione sull’argomento superando il problema della genericità della formulata richiesta dei Consiglieri di minoranza. Quindi, si rimandano al mittente le infondate illazioni circa la volontà di convocare il Consiglio oltre la data del 31 agosto 2010, per inviare la famosa “diffida” dopo tale data, perché, ripeto, la stessa non veniva menzionata nella richiesta di convocazione del Consiglio».

Di Martino ricorda anche «di aver preso parte, sin dall’inizio, a tutte le iniziative assunte insieme ai Colleghi del comprensorio, per far giungere la voce del nostro territorio a chi ha assunto ed assume decisioni in materia di Sanità». 07/09/2010 18.52

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D'ALESSANDRO (IDV): «DA CHIODI E VENTURONI SOLO PROMESSE»

 ABRUZZO. Cesare D'Alessandro, consigliere regionale dell'Idv, si domanda che fine abbiano fatto le promesse del presidente Gianni Chiodi e dell'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni.

«Esattamente ai primi di agosto dello scorso anno», ricorda, «rilasciarono roboanti interviste sull’imminente costruzione di cinque nuovi ospedali a Vasto, Lanciano, Sulmona, Avezzano e Giulianova. Ci dissero che 22 ospedali pubblici costavano al contribuente la cifra di un miliardo e 300 milioni di euro, così occorreva provvedere attraverso la costruzione di nuovi ospedali». Per Chiodi e Venturoni, sembrava cosa già fatta: 240 milioni di euro impegnati dal Governo nazionale, 90 milioni di euro già nelle casse regionali; subito dietro l’angolo, la vendita dei vecchi immobili e la costruzione dei nuovi.

«Sono passati dodici mesi», contesta D'Alessandro, «ma di quei soldi neppure l’ombra! Di nuovi ospedali parla solo Venturoni, che però avvia (questa sì) la privatizzazione dell’ospedale di Sant’Omero».

Secondo il consigliere dell'Idv, insomma, farebbe bene il sindaco di Giulianova ad essere preoccupato e non fidarsi «perché dopo l’Utic, pian piano, scompariranno anche altri reparti e l’Ospedale giuliese sarà ridotto a poco più di un poliambulatorio».

E questa volta, sostiene sempre il dipietrista, non c'entrerebbe neppure la rivalità tra teramani e giuliesi a favore dei primi: «ci troviamo in presenza di qualcosa di molto più ‘sofisticato’ e pericoloso per la sanità

pubblica: la Val Vibrata obtorto collo sarà sede di uno dei primi esperimenti italiani (a totale carico dei contribuenti) che metterà il ‘privato’ nella comoda condizione di chi riscuote i profitti senza metterci neppure i capitali. Il tutto giustificato dalla mobilità passiva e da altre risibili motivazioni. Intanto si mandano allo sfascio le strutture pubbliche, siano esse di Giulianova o di Atri, poliambulatori o distretti».

Per l'Italia dei Valori, quella di Sant’Omero «è una vicenda appena agli inizi, sulla quale l’Idv impegnerà tutta la propria presenza in Consiglio regionale per impedire la privatizzazione degli utili e la pubblicizzazione delle perdite».

 

03/09/2010 9.53