Abruzzo Engineering, dopo le strumentalizzazioni il malumore cresce

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il coperchio sta per esplodere: a far aumentare la pressione le inchieste giudiziarie di diverse procure che indagano su Finmeccanica, le diverse controllate Selex e Abruzzo Engineering ma anche il malcontento dei dipendenti.* AUDIO. LE PORCATE DI ABRUZZO ENGINEERING SECONDO IL PRESIDENTE CHIODI

Ieri nell’inchiesta di Report su RaiTre Finmeccanica è stata al centro di una meticolosa inchiesta giornalistica partita da quella giudiziaria che interessa Lorenzo Cola, consulente economico del vertice del colosso industriale, Pierfrancesco Guarguaglini, e dalla inchiesta che ha coinvolto Gennaro Mokbel per una truffa milionaria e fondi neri. I due personaggi agli arresti avrebbero -secondo le risultanze degli inquirenti- costituito fondi neri all’estero grazie a società fiduciarie in paesi off shore. Il tutto avveniva attraverso l’affidamento diretto delle commesse delle società di Finmeccanica a società schermate dietro le quali si celano ignoti proprietari che tuttavia pare siano in qualche modo legati ai vertici di Finmeccanica.

Secondo le indagini, Finmeccanica, attraverso le frodi carosello, fatturazioni false e gonfiate riusciva a creare plusvalenze dalla vendita di progetti da questa alle società appaltatrici e poi di nuovo da queste ultime a Finmeccanica. Le plusvalenze sarebbero finite in fondi neri e nel pagamento di tangenti. Secondo l’inchiesta di Report anche Guarguaglini nel passato avrebbe costituito fiduciarie all’estero per affari non noti. Al momento però il vertice di Finmeccanica non risulta indagato così come la moglie che è amministratore delegato di una delle Selex, controllata da Finmeccanica, non la stessa che partecipa ad Abruzzo Engineering.

Il presunto meccanismo ancora sotto la lente di ingrandimento delle procure era utile per arricchire le casse delle società private che ricevevano gli appalti direttamente e ricorda molto quello che lo stesso presidente Gianni Chiodi nel consiglio regionale su Abruzzo Engineering ha denunciato, seppure in maniera frettolosa e non particolareggiata.

«AE realizza un prodotto che costa, diciamo, 2 milioni di euro», disse Chiodi, «questo prodotto deve essere ingegnerizzato e viene affidato a Selex Service Management. Con questo passaggio si può incrementare il valore al massimo del 15 % dopodichè viene rivenduto da Selex ad Abruzzo Engineering e dunque è la Regione che paga. Il prezzo è di 8 milioni di euro. Stiamo facendo tutti gli accertamenti, stiamo valutando, stiamo facendo tutto da quando ci siamo noi. E poi ci sono acquisti per merce senza avere ancora le commesse, spese inutili…»

Insomma rivendita di “prodotti” dalla società mista alla controllata di Finmeccanica con il solo scopo di accrescere i costi a carico delle casse pubbliche. Questo, secondo Gianni Chiodi, accadeva mentre al governo regionale c’era Del Turco e a presiedere la società Abruzzo Engineering c’era Lamberto Quarta il quale aveva un rapporto molto stretto con l’amministratore delegato di Selex, Sabatino Stornelli, poi finito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta sul Gruppo Stati.

E di fondi neri e fatturazioni false parla anche una lettera di una dipendente Selex finita agli atti dell’inchiesta condotta dalla Squadra mobile di Pescara su Abruzzo Engineering  una presunta frode che coinvolgerebbe l’amico di Stornelli Francesco Paolo Di Martino, anche lui presidente per un breve periodo della Valle del Giovenco, la squadra di calcio poi fallita utilizzata per far confluire denari dalla provenienza ignota.

Sebbene tali notizie farebbero sobbalzare sulla sedia chiunque, l’intera politica regionale (con la sola eccezione dell’Idv) ha fatto finta di non sentire le parole del presidente Chiodi ed è passata avanti sfruttando il malumore dei dipendenti di Abruzzo Engineering che ora è società che rischia la messa in liquidazione proprio per la pessima gestione passata che ha prodotto un debito di 20 milioni di euro.

Pdl e Pd a tutti i livelli si sono coalizzati per approvare ordini del giorno all’unanimità per salvare i posti di lavoro e dunque anche il carrozzone che tanto bene ha fatto a «tutti i partiti con assunzioni clientelari» (è sempre Chiodi che lo dice) e per questo ora la spinta che arriva al consiglio regionale è di salvare a tutti i costi Ae. Fare chiarezza è un optional così come la commissione d’inchiesta di cui non si è più parlato.

 


 IL GIALLO DEI DIPENDENTI DISSIDENTI

 

 Un gruppo di dipendenti nei giorni scorsi ha occupato la sede della società e per questo poi la riunione del Consiglio di amministrazione di Ae non si è tenuta. Il giorno seguente gli stessi dipendenti hanno manifestato sotto il tribunale per avere spiegazioni dalla procura che –secondo questi- avrebbe impedito a Gianni Chiodi di girare commesse ad Abruzzo Engineering. Tra le altre cose gli stessi dipendenti ritenevano legittimi gli affidamenti del passato e chiedevano di ritornare a lavorare.

Ma ci sarebbe un folto gruppo di dipendenti che non sarebbe d’accordo con la protesta orchestrata, secondo loro, da quei dipendenti vicini alla politica e assunti con criteri dubbi.

Sabato una missiva riconducibile al gruppo originario di dipendenti di Ae (cioè gli ex lsu) era arrivata in redazione per esprimere il dissenso verso i colleghi che protestavano e che vengono definiti «privilegiati» e per questo avrebbero l’interesse a mantenere le cose così come sono sempre state.

Nel pomeriggio di sabato poi il gruppo dei dipendenti che hanno scioperato hanno contestato che l’email giunta nelle redazioni era fasulla ed è scattata una denuncia ai carabinieri.

PrimaDaNoi.it, però, è riuscita a contattare alcuni dei dipendenti ex Lsu che sono favorevoli al cambio di rotta e si dicono d’accordo con Chiodi per ristrutturare la società e fare pulizia dei privilegi e dei privilegiati.

Per esempio, Massimo Spinosa, Rsa della Fisascat Cisl, si dice d’accordo in tutto e per tutto alla lettera ed è favorevole al cambiamento. Il sindacalista assicura che quella lettera la sottoscrivono in tanti, forse la maggioranza.

«La situazione è delicata ma posso dire che oltre 30 lavoratori hanno sottoscritto dall'avvocato un accordo per denunciare la Regione Abruzzo per mancata stabilizzazione degli ex Lsu della Protezione civile e dell'Ater».

Un esposto sarebbe in partenza anche per denunciare la gestione del passato, alcuni manager e dirigenti e gli stipendi d’oro ma anche il fatto che molto personale è stato sottoutilizzato.

«Le 50 persone che hanno scioperato venerdì», assicura Spinosa, «sono un quarto della forza lavoro, ciò significa che gli altri 150 non condividono questa linea dello sciopero altrimenti sarebbero scesi in piazza anche loro in un momento cosi decisivo per la sopravvivenza della società.

Questi sono fatti e numeri inconfutabili che parlano da soli. Comprendiamo la paura di tanti dipendenti a non esporre il loro sincero pensiero che sappiamo essere quello di un profondo rinnovamento. Chiodi ha fatto tanti errori su questa società ma in primavera aveva espresso il desiderio ai segretari di categoria sindacale ed alle Rsa di aiutarlo a far capire ad alcuni dipendenti di rinunciare al loro costoso stipendio altrimenti avrebbe chiuso la società. Ed ora dopo nove mesi sta eseguendo quello che ha detto».

Le parole del sindacalista sono suffragate anche da altri dipendenti che hanno contattato PrimaDaNoi.it e confermano quanto detto.

Il clima è pesante e molti di questi lavoratori temono ritorsioni e per questo, dicono, hanno paura di esporsi ma hanno promesso che lo faranno al più presto.

22/11/2010 9.51

 


* LA LETTERA DI SABATO DIALCUNI DIPENDENTI "DISSIDENTI"